Domenica delle Palme. Taceva… gridò forte…

La storia che abbiamo ascoltato è la storia della nostra salvezza. E l’interprete principale sulla scena è il nostro unico Salvatore. Salvezza e Salvatore sembrano essere i concetti meno adatti a descrivere una simile vicenda. Salvatore un Crocifisso? E che salvezza può mai venire dall’alto di una croce in cui muore, solo, colui che la storia umana con la sua sentenza descrive come un bestemmiatore, un impostore, un malfattore, un pericoloso sobillatore? La vicenda che abbiamo ascoltato continua ad essere illogica, secondo criteri puramente umani. Ma dobbiamo rassegnarci anche questa volta a buttar via i nostri criteri, a relativizzare assai i giudizi umani, a non tener conto degli umori passeggeri della gente che passa in poche ore dal tripudio dell’Osanna al livore del Crucifige. Gesù Crocifisso è davvero il nostro unico Salvatore. E non lo è perché scende dalla croce come avrebbero voluto i passanti e i sommi sacerdoti (che strano connubio d’intenti si crea tra i curiosi che stanno sempre alla periferia di tutto e i padroni della religione!). Anche perché quel miracolo sarebbe stato presto dimenticato, come lo erano stati la guarigione del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro. Lo è – nostro Salvatore – perché attraversa la sua vita, anche nel momento più atroce dell’ingiustizia e della violenza subita, con il silenzio di chi fa la volontà di un Altro. «Ma Gesù taceva», ci dice l’evangelista. Tacere è il supremo atto di amore, è il supremo atto di abbandono alla volontà del Padre, quel Padre da cui Gesù sulla croce si sente abbandonato. Quel Gesù che inspiegabilmente tace la propria autodifesa, grida invece a gran voce quello che noi ripetiamo spesso quando il dolore, la sofferenza, la solitudine, la morte ci toccano da vicino: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Prendendo a prestito le nostre umane parole e gridandole forte dalla croce prima di spirare, Gesù porta a compimento la sua incarnazione, quella iniziata nel grembo materno e nelle fasce di Betlemme. Ricordiamoci queste parole, quando il sepolcro sarà vuoto e Maria di Magdala verrà a dirci: «Ho visto il Signore!».

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