31 dicembre. Il sorriso di Dio diventi il nostro…

Noi cristiani tutte le ultime sere di un anno ci ostiniamo a dire grazie. E vorrei che non fosse solo un rito quello di stasera, quasi una recita religiosa che ci viene imposta per esigenze liturgiche. Sarebbe brutto se venissimo qui a cantare il Te Deum di ringraziamento e dentro il cuore avessimo, invece, solo un mucchio di rancori e una selva di lamentele. Ed è proprio la liturgia, il rito di questa strana festività che sta a cavallo di due anni – uno che finisce ed uno che inizia – a darci il motivo della sincerità del nostro ringraziare. Questa festa è l’Ottava del Natale che la Chiesa dedica a Maria Madre di Dio. Ottava del Natale, ovvero Natale che continua nei giorni, in quei giorni che noi chiamiamo feriali e che sono i più facili a riempirsi di fatica, delusioni e dispiaceri. Il Vangelo insiste a riportarci alla notte della nascita di Gesù, ai pastori che vanno a stupirsi e adorare. E lo fa, per darci la convinzione che anche questa è una notte di Natale e che Gesù c’entra anche con Capodanno: solo perché è nato lui è bello ringraziare stasera, ed è bello festeggiare un nuovo anno.

Nel giorno di Natale ci siamo detti che l’unico modo giusto di festeggiare era quello di prepararsi alla nascita di un bambino, di allestire il cuore come la casa in cui deve arrivare un bambino appena nato. E i bambini hanno questo da insegnarci: sanno sempre trovare il tempo per giocare, sanno scovare il bello della vita nascosto tra le pieghe di ciò che sembra abituale normalità, sanno addormentarsi felici senza essere sepolti dalle preoccupazioni del giorno dopo. Lo so bene che, diventando grandi, le responsabilità rendono assai problematico questo esercizio infantile. Lo so, e non è una finzione o una forzatura quella che ci serve per ringraziare, stasera. È una certezza che non viene da noi, per fortuna, e che non ha bisogno del nostro buonumore o dei nostri successi per essere vera. È la certezza che «un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio» (Is 9,5), è la stupefacente certezza che i pastori trovano nella stalla di Betlemme. Dovremmo saperla mettere al centro, accoglierla nel cuore, custodirla e meditarla come Maria. Per questo siamo qui in chiesa a celebrare l’Eucaristia, prima di disperderci nelle feste dell’ultimo dell’anno. Siamo qui a ringraziare, e l’unico modo per farlo è rendere presente Gesù nel pane eucaristico che possiamo mangiare e che ci proietta fuori di noi nel cammino di un nuovo anno di vita.

Mi stupiscono sempre, ogni Capodanno, le parole del libro dei Numeri (prima lettura). Non c’è ancora Gesù, non c’è ancora l’incarnazione e il Natale, eppure il Signore parla a Mosè e invita la classe dei sacerdoti a benedire con parole strepitose, che – noi cristiani lo sappiamo – trovano la loro pienezza ed il loro senso solo nella venuta carnale di Dio in mezzo agli uomini. «Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace». È il volto di Gesù quello che Dio ha fatto risplendere per noi, è insieme il volto di Dio e il volto dell’uomo, è il volto di Dio che trova il suo specchio nel mio, nel tuo, nel nostro volto umano. Solo questo Fatto è fonte di grazia da cui scaturisce la pace.

Come intendere questa benedizione per noi? Come farla diventare proposito di vita per il nuovo anno? Se volessimo riassumerla in una parola, potremmo dire che essa vuole descrivere qual è l’atteggiamento di Dio nei nostri confronti: è il sorriso. Egli sorride, e ci invita a sorridere. Ci carica di positività, esortandoci ad uno sguardo benevolo. Credo che abbiamo proprio bisogno del sorriso di Dio per finire un anno ringraziando e cominciarne un altro ringraziando. Credo che dobbiamo imparare a fare sempre più nostra la benevolenza e la misericordia che Dio dimostra nei nostri confronti. Se male troviamo seminato e germinato nei giorni dell’anno che si chiude, lo si deve soprattutto alla cattiva disposizione dei nostri cuori, ai sospetti, alle malizie, ai sorrisi non concessi e a quelli desiderati e non ricevuti. Ecco, allora, spalancarci davanti l’occasione di cambiare lo sguardo, di accogliere il sorriso di Dio – sì, Lui sorride anche dei nostri peccati – e di trasferirlo sul nostro volto. Che la benedizione del Signore sia contagiosa! Sia questo l’augurio che ci facciamo stasera.

Annunci

One thought on “31 dicembre. Il sorriso di Dio diventi il nostro…

  1. A me basterebbe che, durante la santa messa, al momento dello scambio della pace, la gente sorridesse anche agli “stranieri”, anzichè girare gli occhi altrove. Grazie!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...