Venticinquesima Domenica del Tempo Ordinario. Una vita calma e tranquilla…

San Paolo invita a pregare «perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla», e Dio solo sa quanto ciascuno la desideri. Ma aggiunge anche: una vita «dignitosa e dedicata a Dio», e forse la nostra vita non è tranquilla proprio perché è poco dedicata a Dio. I nostri pensieri, le nostre attese, i nostri bisogni sono altrove e finiamo per servire un altro padrone, magari senza accorgercene più. È quello che vuole dirci Gesù con le parole che abbiamo ascoltato, con quella parabola così strana, che sembra quasi un invito ad agire con scaltrezza, facendoci degli amici con la ricchezza disonesta. Affatto. Gesù vuole solo mostrarci come sono bravi «i figli di questo mondo» a raggiungere i loro scopi, anche quelli disonesti, per invitarci ad essere, però, «figli della luce» che sanno usare uguale passione e impegno per servire il padrone giusto, quello che ci può concedere appunto «una vita calma e tranquilla».

Servire Dio, questo è lo scopo della vita. Non pensiamo che sia una cosa monotona e barbosa. Non vuol certo dire che dobbiamo stare in ginocchio a pregare tutto il giorno. O che dobbiamo ritirarci dal mondo in un isolamento che ci costringa a pensare solo a Dio. Servire Dio è estremamente vario e fantasioso e mette in movimento tutte le nostre energie umane, ci chiede di usare sino in fondo e con gioia tutte le qualità ed i doni che Dio ci ha dato. E soprattutto ci mette in contatto con gli uomini e con le donne che vivono accanto a noi, perché il modo migliore per servire Dio è mettersi al servizio dell’uomo. Questo è quello che ci ha insegnato Gesù con la sua vita.
Servire Dio significa fare cose grandi? Tante volte lo crediamo e aspettiamo invano che giunga l’occasione giusta per fare qualcosa di grande. Invece, Dio lo si serve meglio nelle cose piccole e quotidiane, cogliendo l’attimo presente, servendo le persone con cui mi trovo abitualmente a contatto. Dice Gesù: «Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti». La grandezza delle «cose di poco conto» è quella di essere a portata di mano, è quella di darci la possibilità concreta di cercare e trovare Dio sempre, ogni giorno. La mamma ed il papà lo troveranno nei loro bambini, con quelle azioni, magari ripetitive e monotone, che sembrano non contenere alcuna novità. La grandezza delle piccole cose sta tutta nell’amore e nella passione con cui continuiamo a farle. Dio ama dimorare nelle piccole cose, per godere del nostro amore e della nostra passione nel farle. La vera rivoluzione della vita sta qui, non tanto nel fare cose grandi, ma a livello dell’amore con cui sappiamo cercare e trovare e servire Dio nelle piccole cose, nella nostra quotidiana fedeltà «in cose di poco conto».
«Ciò che si ama, lo si fa volentieri, anche se costa sacrificio», diceva sant’Agostino. Com’è vero, questo! Costa sacrificio andare a scuola o al lavoro o rimanere a casa a svolgere le faccende domestiche, ma è solo l’amore che ce lo fa fare volentieri. È l’idea di incontrare delle persone, di poter stare con loro, di poter fare qualcosa per loro. Anche fare da mangiare o stirare le camicie, allora, diventa un modo concreto di amare. Costa ugualmente sacrificio, ma lo si fa volentieri, se lo si ama. Ed è, al cento per cento, servire Dio, anche se sembra di fare cose piccole, di poco conto.
La ricchezza è esattamente il contrario di Dio, è l’opposto dell’incontro con le persone, delle piccole cose fatte con amo-re. Ha ragione Gesù quando dice che «non potete servire Dio e la ricchezza», perché «nessun servitore può servire a due padroni». La ricchezza, però, non va intesa come l’avere tanti soldi, perché altrimenti pensiamo che riguardi sempre qualcun altro. Non è necessario avere tanti soldi per essere ricchi. La ricchezza è la preoccupazione per se stessi, è il mettere sempre avanti il pensiero ostinato al proprio benessere, è il tenere chiusa la porta a chi la bussa, è il sentire il peso e la monotonia delle cose di poco conto, così da farle in modo distratto e sciatto. Dio, invece, è essere aperti sugli altri, sul tempo e sullo spazio che ci viene donato, mai veramente uguale a quello che lo ha preceduto. È Dio che dobbiamo servire, così che grazie a lui arrivi nella nostra vita la vera ricchezza, così che davvero «possiamo condurre una vita calma e tranquilla».

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