Ventesima Domenica del Tempo Ordinario. Gesù, un incendiario…

Di solito, quando si ascoltano simili brani di Vangelo siamo subito pronti a sostenere che non vanno presi alla lettera, che si tratta di un modo di dire. Un tale, una volta, proprio ascoltando queste parole, mi ha dato questa spiegazione: «Si vede che quel giorno Gesù era proprio arrabbiato…». Invece no: il linguaggio di Gesù è sicuramente paradossale, ma va preso parola per parola. Ed è vero, parola per parola: chi segue veramente da discepolo il Signore Gesù nella sua vita, trova spesso l’incomprensione tra le mura di casa, nella propria famiglia, perché la propria famiglia è la prima a patire le conseguenze di una scelta radicale ed esigente a favore del Vangelo. Gesù assai probabilmente ha provato quello che dice: i suoi parenti avrebbero desiderato un atteggiamento di riguardo, invece, quando vanno insieme a Maria e chiedono di essere ricevuti, si sentono rispondere che l’unico modo di essere fratello, sorella e madre di Gesù è quello di diventarne discepoli. L’immagine melense di un Gesù pacifista ad ogni costo è, dunque, da gettare nel cestino delle letture sbagliate del Vangelo: alla luce di queste parole del Signore, non sta in piedi. Gesù porta inevitabilmente la divisione perché il suo amore, universale ed immenso, è, di fatto, un giudizio che domanda accoglienza piena oppure lascia l’alternativa, altrettanto secca, di un rifiuto. Non è proprio da immaginetta profumata questa icona di Gesù, che dice: «Sono venuto a portare la divisione». Eppure è così. E questa divisione creata dal Vangelo non è in contraddizione con l’amore, ma è anzi una qualità dell’amore, che non è, neppure esso, un atteggiamento mieloso e accondiscendente, ma è una dimensione impegnativa della vita. Purtroppo, se noi cristiani continuiamo ad intendere e a diffondere il messaggio di Gesù come un pastrocchio di buon senso e pacche sulle spalle verniciato con un sentimentalismo di bassa lega buono per tutti i palati, otteniamo il risultato che questa nostra comoda versione del vangelo certo non divide, magari addirittura piace, ma non accende alcun fuoco, non attizza alcun camino. Ricordiamoci allora il Gesù, tutt’altro che arrabbiato, il quale proclama solennemente: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra». Gesù, dunque, è un incendiario, non un pompiere; è un entusiasta, non un rassegnato; è uno di quei pericolosi sognatori diurni che rischiano di realizzare i loro desideri, anche se la via per farlo non è in discesa, anzi è segnata da tanti ostacoli. Noi siamo divenuti abilissimi in un’altra operazione, di segno diametralmente opposto, quella di gettare acqua nel Vangelo, per ridurlo ad una versione edulcorata che brucia di meno quando entra nelle orecchie… Mentre Gesù continua a voler gettare fuoco sulla terra, noi ci intestardiamo a gettare acqua nel suo fuoco, e riusciamo talvolta anche a spegnerlo. È un dramma, perché a noi sembra, invece, di averlo tenuto acceso, il fuoco del Vangelo, con quei giusti ammodernamenti che lo hanno trasformato in un bel caminetto superaccessoriato con tanto di vetro di protezione e sistema di areazione che porta tepore in ogni angolo della casa. Sì, è proprio un dramma, perché purtroppo quel caminetto non è più il fuoco di Gesù, è un’altra cosa. Funziona per riscaldare cuoricini, ma non è per nulla il fuoco che brucia e arde.

Gesù parla di un battesimo che deve ricevere e che addirittura lo angoscia. Sappiamo che egli si riferisce alla croce. La lettera agli Ebrei ci ha detto che Gesù «di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce». Deve essere matto chi sceglie la croce al posto della gioia! La lettera agli Ebrei aggiunge, e la frase è rivolta proprio a noi che vogliamo stare al seguito di Gesù: «Non avete ancora resistito fino al sangue nella vostra lotta contro il peccato». Ecco: a che punto è la nostra lotta contro il peccato? Può succedere che sino al sangue sia la nostra lotta per emergere e accaparrarci il posto migliore! Così come può accadere che il nostro fuoco cristiano si riduca ad un lumicino fumigante quando si tratta, magari in pubblico, di testimoniare Gesù e il suo vangelo in una discussione. Naturalmente, noi lo facciamo con uno scopo nobile: per garantire il quieto vivere, per salvare la cosiddetta «pace in famiglia»! Proprio quella che Gesù è venuto a scompigliare…

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