Sesta Domenica di Pasqua. Lo Spirito Santo e noi…

La prima lettura ci ha raccontato di una prima difficoltà che la Chiesa nascente ha dovuto affrontare. Gli apostoli che Gesù si era scelto erano ebrei come lui, trasformati poi dallo Spirito Santo in missionari universali. Paolo e Barnaba – lo abbiamo visto domenica scorsa – avevano già compiuto un primo viaggio missionario in alcune città dell’Asia Minore e, tornando ad Antiochia – il luogo in cui per la prima volta i discepoli di Gesù erano stati chiamati «cristiani» – avevano riconosciuto con grande stupore che Dio «aveva aperto ai pagani la porta della fede». Il vangelo, dunque, usciva dagli stretti confini delle comunità giudaiche e incrociava nuove culture. Ecco nascere la prima difficoltà. Il cristianesimo si era innestato sulla tradizione ebraica e ne aveva assunto le pratiche. Ad esempio, gli apostoli continuavano a salire al tempio per pregare; certo, spezzavano il pane facendo memoria del gesto di Gesù, ma non potevano dimenticare che quel gesto era strettamente legato ad una festività ebraica, la Pasqua; erano ripieni di Spirito Santo, ma anche quell’evento era legato ad una festività ebraica, quella di Pentecoste. Una pratica rituale considerata irrinunciabile per un pio ebreo maschio era la circoncisione. Ora, qualche cristiano giunto ad Antiochia da Gerusalemme pretendeva che fosse necessario essere circoncisi per essere cristiani. Paolo e Barnaba dissentono: si tratta di una pratica legata alla cultura giudaica che non deve essere imposta a chi appartiene ad altre culture e vuole abbracciare la fede cristiana. Su questo tema si svolge il primo concilio della storia cristiana, e la decisione presa è molto interessante: ai pagani non viene imposta la circoncisione, viene chiesto solo di tenersi lontani da alcune pratiche che possono disturbare la sensibilità dei giudei. Decisione saggia, che va ben oltre il caso preso in esame allora: per essere cristiani l’unica parola che conta è quella di Gesù, ed è una parola che può essere accolta da ogni uomo; la Chiesa che nasce dalla condivisione dell’unica parola di Gesù sarà, dunque, formata da uomini e donne che provengono da culture e tradizioni diverse, e ciascuno dovrà impegnarsi a non imporre il Vangelo con il vestito della sua cultura e dovrà impegnarsi ad avere rispetto per tutte quelle tradizioni umane che ovviamente non contrastano con il dettato evangelico. La scelta presa quel giorno a Gerusalemme può dirsi storica per la diffusione del messaggio evangelico e, da allora, è stata il prototipo per altre decisioni simili su problematiche diverse che hanno riguardato la Chiesa.

Vorrei soffermarmi sulla formula che viene usata per esprimere la decisione dell’assemblea di Gerusalemme: «È parso bene allo Spirito Santo e a noi». Credo che questa sia la consapevolezza che si deve avere in ogni decisione ecclesiale. Il rischio è di dare un peso eccessivo al «noi», considerando lo «Spirito Santo» come una fonte di ispirazione o una cornice alla fine ininfluente. Paradossalmente, se si agisce così, non si perviene mai al «noi», ma si resta fermi ad un confronto tra diversi «io» che non giunge mai alla sintesi del «noi». Invece, nelle decisioni ecclesiali – ma dovrebbe essere così anche in quelle familiari, se parliamo di famiglie cristiane – il creatore del «noi» è proprio lo Spirito Santo: se Lui è presente – e non è solo la cornice stantia di un riferimento puramente ideale – alla fine si può semplicemente dire che «è parso bene a noi», perché dentro quel «noi» c’è sicuramente lo Spirito Santo. Infatti, in quella storica decisione giocarono molto le esperienze che lo Spirito Santo aveva fatto compiere a Paolo e Barnaba durante il loro viaggio missionario e l’esperienza che Pietro aveva vissuto nella casa di Cornelio, il centurione romano che ricevette il battesimo e il dono dello Spirito insieme alla sua famiglia. E Giacomo si mise in ascolto di queste esperienze, lasciando che esse modificassero la sua posizione filogiudaica originaria. Ecco, lo Spirito Santo entra a formare il «noi» della Chiesa che decide, solo quando c’è questa disponibilità ad ascoltarsi, altrimenti il dialogo è destinato a naufragare. Alla fine dell’assemblea, Paolo e Pietro – che avevano sicuramente ragione sulla questione della circoncisione – accettano di aderire alla formula di rispetto che Giacomo aveva proposto.

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One thought on “Sesta Domenica di Pasqua. Lo Spirito Santo e noi…

  1. Questo e’ il blog giusto per tutti coloro che vogliono capire qualcosa su questo argomento. Trovo quasi difficile discutere con te (cosa che io in realta’ vorrei… haha). Avete sicuramente dato nuova vita a un tema di cui si e’ parlato per anni. Grandi cose, semplicemente fantastico!

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