Domenica di Pasqua. A casa di Cornelio…

La pagina evangelica ci ha portato a quel mattino di Pasqua. La prima lettura, però, ci fa fare un salto in avanti. Immaginiamo di essere anche noi a casa di Cornelio, soldato romano di stanza a Cesarea. Meglio presentarlo quest’uomo, nella cui abitazione si svolge la predicazione dell’apostolo Pietro, che ogni anno ci viene proposta nel giorno di Pasqua. Cornelio non era ebreo, ma era in amichevoli rapporti con la comunità ebraica verso cui si era mostrato generoso. Pregava molto Dio perché lo illuminasse, e fu ascoltato: un giorno, infatti, ricevette un messaggio speciale da parte di Dio e gli fu detto di andare a cercare un certo Pietro. A sua volta, Pietro stesso ricevette un analogo messaggio che lo invitava ad andare a casa di Cornelio. Insomma, Dio voleva proprio che il soldato romano Cornelio e l’apostolo Pietro si incontrassero. E così fu.

Come andò a finire? Molto bene. Cornelio e tutta la sua famiglia diventarono cristiani, discepoli di quel Gesù di cui egli aveva sentito a malapena parlare prima che Pietro gliene raccontasse la storia. Immaginiamo, dunque, di essere anche noi a Cesarea nella casa di Cornelio. Arriva Pietro, prende la parola e dice ciò che abbiamo ascoltato nella prima lettura. Parla di Gesù di Nazaret, un uomo tutto particolare «perché Dio era con lui» e questo gli permetteva di passare risanando e beneficando. Ma la sua straordinarietà è data da un fatto: i Giudei uccisero questo Gesù «appendendolo a una croce», ma «Dio lo ha risuscitato al terzo giorno».

Ecco: che cosa avrà pensato Cornelio di fronte a questo argomento? Che cosa ne pensiamo noi? La notizia di un morto tornato in vita che effetto ci fa? Io penso che Cornelio abbia fatto qualche domanda, e non facciamo fatica a ritrovarcele anche noi sulla bocca: «Come fai ad essere certo che è davvero risuscitato? Lo hai forse visto? E lo posso incontrare anch’io questo Gesù uscito dal sepolcro?». Pietro gli avrà sicuramente raccontato quello che noi abbiamo ascoltato poco fa’ nella pagina evangelica: lo aveva visto con i suoi occhi il sepolcro vuoto, dopo quella corsa trafelata di domenica mattina presto «quando era ancora buio»; lo aveva visto Maria di Magdala, lo aveva visto Giovanni… Lì dentro c’erano solo i teli usati per avvolgere il cadavere ed il sudario!

Dubito che Cornelio si sia accontentato. In fondo già Maria di Magdala aveva fatto una ipotesi plausibile per spiegare il sepolcro trovato vuoto: «Hanno portato via il Signore!».

«Impossibile – deve aver detto Pietro – perché ladri che sbendano i cadaveri prima di rubarli sono piuttosto strani: chi ruba un cadavere lo prende così com’è». E forse raccontò a Cornelio di Lazzaro, un altro morto uscito dal sepolcro – lo aveva visto con i suoi occhi – e ricordò come quel giorno toccò a lui insieme ad altri discepoli sbendarlo dopo la prodigiosa risurrezione. Invece, in questo caso i teli erano lì per terra e il sudario stava ripiegato in un angolo. Che significa questo? Non è forse un segno che quella risurrezione è diversa, che non è una semplice rianimazione di un cadavere?

Proviamo ad immaginare la nuova domanda di Cornelio: «Già. Ma dov’è adesso Gesù? Se non hanno rubato un cadavere, deve esserci ancora un Gesù vivo?». È vero: il sepolcro vuoto non basta, non è un segno sufficiente. Pietro lo sapeva bene, perché nemmeno a lui era bastato quella mattina vedere il sepolcro vuoto per credere. Dovette aspettare sino a sera, quando Gesù in persona si rese presente, a porte chiuse, e mangiò e bevve con loro. E non solo quel giorno, ma anche altre volte. Il Dio che lo ha risuscitato «volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio».

Cornelio fu convinto che Pietro diceva il vero, credette e si fece battezzare con la sua famiglia. Cornelio fece Pasqua, quel giorno che Pietro andò a casa sua a portargli la buona novella. Pietro non gli diede nessuna ricetta politica e nemmeno gli fece un discorso morale su come deve comportarsi un soldato. Gli disse semplicemente l’essenziale. Non è cambiato nulla da allora e la nostra buona notizia, quella che anche noi ci annunciamo quest’oggi, è sempre solo questa: veramente Cristo è risorto dai morti ed è vivo in mezzo a noi!

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