Trentesima Domenica del tempo ordinario. Tenacia, coraggio e decisione…

Di Bartimeo, il cieco mendicante alla porta di Gerico, colpiscono tre cose. Innanzitutto la tenacia di insistere nel gridare per attirare l’attenzione di Gesù. Poi il coraggio di balzare in piedi e di gettare via il mantello. Infine, guarito e vedente, la decisione di seguire lungo la strada quel Gesù che aveva provvidenzialmente incontrato. Tenacia, coraggio e decisione sono componenti fondamentali di quell’atteggiamento che noi chiamiamo «fede». Si direbbe che l’essenziale è visibile con gli occhi della fede: Bartimeo lo vede prima ancora che gli siano aperti gli occhi del corpo, per questo balza in piedi con una sicurezza che non si addice ad un cieco, per questo abbandona quel mantello che è unico riparo per un mendicante. Il cieco Bartimeo guarda la vita con gli occhi della fede e scorge Gesù che passa, mentre, forse, molti di quelli che andavano con lui su quella strada non avevano realmente percepito la sua importanza, nonostante lo vedessero con gli occhi del corpo. Questo cieco guarito da Gesù diventa, così, per noi l’icona dell’uomo di fede, maestro di tenacia, di coraggio e di decisione.

La fede, intanto, si manifesta con una specie di convinzione cocciuta, una forza segreta che impedisce di perdersi d’animo, di ammainare le vele. La fede si costruisce sulla tenacia di chiamare, invocare, gridare. La fede ha costantemente bisogno di un Tu a cui rapportarsi. Si trova la fede in persone magari segnate da tanti problemi, assillate da sofferenze e dolori, che sono però capaci di una tenacia che pare addirittura immotivata. Nell’Antico Testamento campeggia, ad esempio, la figura di Giobbe: colpito da innumerevoli lutti e disgrazie e infine piagato nel suo stesso corpo, non raccoglie l’invito di chi gli sta vicino e lo consiglia di ribellarsi ed abbandonare il Signore, ma continua tenacemente a credere. Sono famose le sue parole: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore… Se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare il male?» (Gb 1,21; 2,10). Il cieco Bartimeo va contro la percezione stessa che la folla ha della sua inutilità: «molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte». Spesso la tenacia della nostra fede si smarrisce alla prima difficoltà, e ci rintaniamo nella nostra autosufficienza, brontolando perché Dio non ci ha ascoltato.

Poi serve anche il coraggio. Bartimeo non aspetta di vedere per gettare via il mantello e balzare in piedi. Bartimeo si libera delle sue sicurezze di cieco per andare incontro a Colui che può farlo vedere di nuovo. Il coraggio è un potente energetico della vita, aiuta a stimare la propria umanità, a dare un senso anche alla propria fragilità, ad aumentare le proprie forze. Finche restiamo a livello del calcolo e delle paure, ci troveremo sempre sulla bocca le parole del don Abbondio manzoniano: «Il coraggio, uno non se lo può dare». Invece, di coraggio abbiamo sommamente bisogno in una società spesso codarda e comodamente seduta sulla difesa di privilegi e individualismi. Di coraggio abbiamo bisogno anche nella nostra Chiesa, che deve recuperare la consistenza del suo tessuto umano, la passione della fede, la forza di una tradizione capace sempre di rinnovarsi. Attenti, però: coraggio non è certo quella sfrontatezza priva di valori che oggi si vende come qualità precipua dell’uomo e della donna di mondo. Il coraggio vero domanda il sacrificio delle proprie sicurezze, come Bartimeo ci insegna.

Ed il coraggio sfocia in una decisione, capace di cambiare veramente il corso della vita. Per Bartimeo significò mettersi su una strada nuova, da vedente che può finalmente lasciare il proprio posto di mendicante per diventare viandante. Decidere significa letteralmente “tagliare”. Non necessariamente chi decide intraprende una via nuova, secondo quella mania tutta moderna che ricerca sempre il desiderio e l’esaudimento di cose nuove. Decidere più spesso significa restare nello stesso posto a condurre una vita senza picchi di novità, ma farlo con un piglio di freschezza, con un coraggio e una tenacia che fanno anche della vita quotidiana una palestra per l’esercizio della propria fede. Bartimeo, vedendo finalmente una strada aprirsi davanti a sé, avrebbe potuto prendersela con comodo. Decise subito, invece, trainato dalla tenacia e dal coraggio…

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