Foliage sulle Dolomiti, gioia degli occhi e del cuore…

Scendendo dal passo Gardena all’Alta Badia

L’autunno mi ha regalato alcune splendide giornate di cosiddetto foliage. La macchina fotografica diventa un acchiappa bellezza, un retino che cerca di catturare le emozioni visive.
Ho sperimentato una volta ancora che i nostri occhi sono molto meglio di qualunque sensore digitale. Hanno una percezione dei colori e della luce che supera i milioni di colori che possono stare nei pixel della macchina fotografica. E sapete perché? Perché gli occhi sono collegati al cervello ed al cuore. Non misurano solo una percezione oggettiva – e già a questo livello sanno andare oltre la reflex in focale e profondità di campo – ma registrano una sensazionale emozione soggettiva. L’ora del mattino, subito dopo l’alba, e quella della sera, prima che il crepuscolo spenga anche i rossi più intensi, sono i momenti migliori per godere le sfumature di luce dell’autunno, con le piante a latifoglie – i ciliegi soprattutto – che, in basso, fanno da sfondo ai prati ancora verdissimi, e con l’alternarsi di abeti e larici, gli uni sempre verdi, gli altri magnificamente rivestiti di ocra. Non ci si stanca di trovare le giuste angolature. Il digitale abitua a scattare molte fotografie, ma spesso la prima, la più impulsiva, resta anche la migliore.

Poi, però, riponi la macchina nella custodia, e continui ad affidarti a quei meravigliosi occhi che il Signore ti ha dato, strumenti vivi di un foliage eterno. E guardi, contempli, abbozzi qualche parola di meraviglia. Il silenzio delle Dolomiti in questa stagione lascia piacevolmente colpito il turista che queste montagne le conosce in mezzo al traffico delle valli e dei passi che le caratterizza d’estate. Ti viene voglia di fare silenzio anche tu…

E pensi a Bartimeo – il simpatico personaggio evangelico che torna ad insegnarci la fede in questa trentesima domenica del tempo ordinario – il cieco di Gerico che non aveva un nome (si chiamava solo così bar-Timeo, cioè figlio di Timeo) e non poteva vedere la bellezza del creato. Gesù lo guarì ed egli prese a seguirlo sulla strada. Chissà, forse era d’autunno, e la strada era quella che esce da Selva di Val Gardena e conduce su ai passi e poi giù in val Badia o in val di Fassa. Lì gli occhi sono fondamentali in autunno, quando i colori infiammano il cuore.

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