Corsivo. La Chiesa ed i suoi figli più giovani…

Nella rubrica Italians di Corriere della Sera/Sette un lettore si domanda perché il mondo cattolico non «prende provvedimenti per arginare la fuga dei giovani dalla Chiesa». Beppe Severgnini risponde che «per attirare i giovani nella parrocchie ci vuole più generosità e meno calcolo». A me questi verbi non piacciono. Sia chiaro: il fenomeno di cui si parla è reale ed è giusto affrontarlo. Ma «arginare» assomiglia ad un’operazione di ingegneria fluviale attuata nell’emergenza. Mentre l’«attirare» mi ricorda un’opera di accalappiamento con qualche trucco da incantatore di serpenti. Mi sembra che un simile discorso non colga l’identità della Chiesa, paragonata ad un qualunque baraccone del sacro, e offenda la dignità dei giovani, trattati come gente da arginare o da attirare con qualche artificio da circo. Non mi pare che Gesù abbia invitato a girare il mondo ad attirare la gente, i giovani in particolare, e l’evangelizzazione è cosa seria che non può essere ridotta a qualche strategia sociologica o a qualche invenzione stravagante per tenersi in chiesa e in oratorio i giovani. Insomma, siamo di fronte alla solita banalizzazione, entro l’ottica commerciale che va per la maggiore, in cui sono inglobate indistintamente anche le religioni, antiche e nuove, che pullulano sulla terra.

Ripeto: il problema è serio, ma affrontarlo come fa il lettore e, soprattutto, come fa nella sua risposta Beppe Severgnini, mi pare perlomeno discutibile se non fuorviante. La domanda parte da un presunto dato di fatto , suffragato dall’ennesima indagine demoscopica (addirittura fatta in proprio) che lo confermerebbe. Troppo facile ridurre tutto ad una percentuale. Bisogna sondare il motivo per cui si segue la Chiesa, prima ancora che il motivo per cui la si lascia. Operazione questa che poco si presta alle statistiche, ma che richiede l’arte dell’ascolto e del discernimento personale che sfugge ai sondaggi.

La risposta del giornalista Severgnini al lettore è un condensato di luoghi comuni. C’è la citazione sibillina di Carlo Maria Martini, il quale si domandava – nella famosa ultima intervista  – «se la gente ascolta ancora i consigli della Chiesa in materia sessuale». Vi sarebbe da capire se i consigli sono veri solo se ascoltati, oppure non lo restano anche se inascoltati. Comunque, il cardinale da poco scomparso non metteva in dubbio quei consigli, mi pare, ma segnalava solo che la gente non li ascolta…  C’è il solito sospetto su Benedetto XVI, il papa teologo che non è capace di scaldare il cuore dei giovani come il suo predecessore… C’è il dubbio espresso su fenomeni entusiastici e statisticamente poco significativi come quello dei Papa Boys… C’è, infine, la stoccata a Comunione e Liberazione, colpevole di una strategia sbagliata e oscurantista che creerebbe un danno alla Chiesa… Naturalmente, tutto in poche righe, come si addice del resto ad una risposta necessariamente breve.

Vorrei soffermarmi altrettanto brevemente sui quattro verbi usati dal Severgnini. I due che egli considera negativi e incapaci di attirare i giovani sono «chiudersi e rassicurare», sinonimo di una logica di calcolo. I due verbi positivi, che invece rispondono alla logica della generosità che tanto attirerebbe i giovani, sono «aprirsi e osare». Si potrebbe anche essere d’accordo, eppure simili descrizioni manifestano una buona dose di manicheismo. Ad esempio, «rassicurare» è uno dei bisogni più avvertiti oggi e spesso la fuga dalla Chiesa cattolica è fatta in nome della ricerca di una sicurezza che abbia però regole morali meno stringenti. Ancora: «osare» non è forse il sinonimo di quella trasgressione relativistica che impazza oggi, in cui ciascuno vuole essere al centro del mondo con la pretesa che tutto ruoti attorno a lui? C’è, poi, un «chiudersi» che è indispensabile perché l’«aprirsi» sia vero, e questa è la legge di ogni aggregazione non solo religiosa. Insomma, la crisi della fede e dell’appartenenza alla Chiesa cattolica – che attanaglia non solo i giovani, ma anche quei raduni di capelli grigi e occhiali da vista che, secondo il Severgnini, sono le Messe domenicali – merita un approccio meno sloganario e più attento al pluralismo di proposte che ci sono anche dentro la Chiesa.

Varrebbe la pena fare riferimento al Vangelo e ricordare come Gesù, dopo aver fatto un discorso considerato duro, vide molti discepoli allontanarsi. Il suo modo di «arginare la fuga» fu rivolgersi ai Dodici con una domanda niente affatto dolciastra: «Volete andarvene anche voi?». Certo, non si può accusare Gesù di aver fatto calcoli statistici, eppure la sua generosità lasciava fuggire ed il suo unico argine sembra essere stata la fermezza nel perseguire la volontà del Padre, non disgiunta da una grande capacità di guardare con simpatia ogni brandello di umanità. Il padre buono della parabola conosciuta come “del figliol prodigo” – sotto cui si nasconde il volto di Dio – è un uomo straordinariamente fermo sui suoi principi: lascia fuggire via da casa il figlio più giovane ed è sempre pronto a riaccoglierlo, ma non cambia mai le regole di vita della sua casa…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...