Ventitreesima Domenica del tempo ordinario. Ripartire dalla fede…

Anche in questa domenica vogliamo partire dalle parole dell’apostolo Giacomo, che continua ad illustrare come deve essere un vero cristiano. Ebbene, una caratteristica della sua fede nel Signore Gesù Cristo è il coraggio di rompere con gli schemi del mondo. La parabola che Giacomo racconta parla di una riunione – forse addirittura una riunione liturgica – in cui la comunità è radunata insieme. Ebbene, ecco entrare uno vestito lussuosamente: gli viene offerto un posto comodo e in vista. Sopraggiunge uno che indossa un vestito logoro: viene lasciato in piedi o addirittura cacciato in un angolo vicino allo sgabello. Il criterio con cui il mondo giudica fa ampio uso di categorie quali ricchezza e povertà e ne fa il discrimine per un diverso trattamento delle persone. I «favoritismi personali» legati all’apparenza e alle condizioni sociali ed economiche vanno contro la vera fede in Gesù Cristo, l’unico degno di gloria. Il vero cristiano non si lascia ingannare dal vestito o dal censo delle persone né dalla fama che viene loro riconosciuta dalla società in forza di categorie che sono spesso solo economiche o comunque materiali. Il ricco, invece, sta seduto accanto al povero: né il ricco ha un posto migliore in forza della sua ricchezza e non lo ha nemmeno il povero a motivo della sua povertà. Essi sono uguali davanti a Dio e nella comunità, perché il loro valore si misura con un’altra bilancia. Questo è un punto importante da capire bene: la Chiesa non fa preferenze per i ricchi ma nemmeno attua una sorta di pauperismo, come se l’essere indigenti costituisse un privilegio e quasi un salvacondotto che esonera da un autentico cammino di fede. Ciascuno è chiamato a vivere la sua vocazione a partire dalla condizione in cui si trova. Certo, chi è indigente, arrivando in una comunità cristiana, ha il diritto di aspettarsi di essere accolto e magari aiutato a superare la propria povertà o a risolvere i suoi problemi. Ma anche per lui resta stringente l’appello ad una autentica conversione al Vangelo, senza alcuno sconto. Come dice l’apostolo Giacomo, ciò che conta agli occhi di Dio – ed è criterio egualmente valido per la comunità cristiana – è essere «ricchi nella fede» e mettersi continuamente sulla strada per diventarlo. Tra qualche settimana papa Benedetto XVI inaugurerà proprio un «anno della fede», che sarà per ciascuno di noi un’occasione per rimettere la fede all’origine del nostro radunarci insieme e come fonte da cui scaturisce il nostro pensare e il nostro agire. Pur nelle diversità che contraddistinguono le situazioni e le vocazioni di ciascuno, ciò che ci accomuna è il cammino della fede, che richiede da noi tempo e passione. Credo di non sbagliare se dico che la povertà più grande che si incontra nelle nostre comunità cristiane è proprio quella della fede. Non è solo questione di conoscere il ricco contenuto della fede cristiana, e questo già ci aiuterebbe ad affrontare con più coraggio le problematiche che spesso avviciniamo da sprovveduti, senza conoscere le risposte del Vangelo. Ma è anche necessario che intessiamo maggiormente le nostre giornate con la riflessione, la preghiera, la testimonianza cristiana, senza essere troppo preoccupati di quello che pensa la gente e senza essere troppo omologati al modo di pensare e di vivere che va per la maggiore. Il cristianesimo sin dall’inizio, sin da quando ha cominciato a circolare dentro il tessuto dell’impero romano, ha sempre brillato per la sua freschezza, per la sua capacità di essere un lievito nascosto dentro la pasta della società, senza troppo preoccuparsi di essere vincente o applaudito. Noi oggi facciamo fatica a esercitare questo coraggio di rompere con gli schemi del mondo, e credo che questo sia il peccato più grave che serpeggia nelle nostre comunità. Riprendendo in questi giorni le varie attività del lavoro e soprattutto della scuola, anche le nostre famiglie vivono quel taglio fondamentale nel corso delle giornate, che di fatto fa cominciare un nuovo anno. È questo il momento per rinnovare l’entusiasmo, per farsi trovare disponibili agli appelli che il Signore ci rivolge attraverso la concretezza della comunità e dei suoi tempi e delle sue proposte. La ricchezza o la povertà della fede si misura proprio qui, dallo slancio generoso di ripartire, nonostante le lentezze, le antipatie, gli ostacoli.

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