Ancora sul cardinal Martini. Contro tutte le «fesserie»…

L’equilibrio è davvero una rarità. La morte del cardinal Martini ha diviso i commentatori grosso modo in due. C’è chi ha continuato a vedervi, con ostentazione e la vanagloria di appartenervi, il simbolo del cattolicesimo progressista militante – uno su tutti, Vito Mancuso, il quale ha anche scritto che di Martini lo colpiva il modo di parlare assai più di quello che diceva, e questo non mi pare proprio un bel complimento! – e chi invece, per veicolare l’idea che nella Chiesa è tutto in ordine e c’è un solo pensiero e che non vi sono due Chiese, «una vecchia e retrograda e una moderna e profetica», giunge a negare l’evidenza di alcune posizioni espresse dal cardinal Martini (messe nero su bianco e contenute indubitabilmente in libri e interviste) attribuendone la colpa al solito «ignobile sciacallaggio» della cultura laicista e del mondo dell’informazione drogata (il virgolettato è preso da un articolo di mons. Angelo Riva apparso su Il Settimanale della diocesi di Como). Per quanto concerne le idee di Mancuso, vale la pena leggere le repliche che ne hanno dato Andrea Tornielli e Antonio Spadaro. Mi pare, però, eccessivo anche l’altro estremo, quello cioè di minimizzare lo spirito critico con cui Martini – in particolare negli ultimi anni – ha espresso pareri sicuramente discutibili su questioni – non solo etiche – di scottante attualità (l‘ultima intervista apparsa sul Corriere della Sera ne è un esempio e ne ho parlato anche qui nel mio blog). E’ un errore voler uniformare tutto con il solito coperchio che cerca di non far vedere che nella pentola l’acqua bolle… E’ un errore ancora più grave se lo si fa con un uomo intelligente come il cardinal Martini. Per condividere o contestare quanto egli ha detto è primario accettare le sue parole, talvolta scomode. Poi si potrà non essere d’accordo e giudicarle inopportune, ed è possibile farlo, in spirito di autentico dialogo ma anche di meditata fedeltà alla Parola di Dio e alla Tradizione della Chiesa. Attenti, quindi, alle caricature del Martini progressista contrapposto a Benedetto XVI (di cui il cardinale appena scomparso è stato, tra l’altro, un grande elettore), ma anche a quell’immagine della Chiesa monolitica in cui si teme il dissenso come se non potesse nascere anch’esso da un pensiero forte e da un amore profondo. Anche questa “caricatura” mi sa tanto che la possiamo mettere tra quelle «fesserie» – mi scuso per il termine, ma l’ho preso a prestito… – che di solito sappiamo bene individuare nel mondo, ma che s’annidano purtroppo anche tra le membra storiche della santa Chiesa.

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