Diciannovesima Domenica del tempo ordinario. Il pane del cammino…

Nelle letture di questa domenica, s’incrociano due temi che la Parola di Dio sta affrontando da alcune settimane: quello del profeta e quello dell’Eucaristia. Gesù ripete a coloro che ancora non vogliono vedere il segno del pane: «Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se una mangia di questo pane vivrà in eterno». E la prima lettura, offrendoci il racconto di un momento drammatico della vicenda del profeta Elia, ci aiuta a capire che il pane della vita è pane del cammino.

Dobbiamo conoscere che cosa è successo ad Elia per capire la sua fuga e il suo sconforto. Il profeta di Dio ha appena riportato un grande trionfo sul Monte Carmelo, sconfiggendo i falsi profeti di Baal. Ma proprio per questo è odiato e ricercato a morte dalla regina Gezabele. «Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi». Un gesto che appare inspiegabile in un uomo così forte e coraggioso, che aveva appena trionfato sui profeti di Baal, aveva dato la vita ad un ragazzo e aveva implorato con successo la pioggia dal cielo. Ma è un tratto molto umano questo affiorare della fragilità umana.

Capita che ci impegniamo per raggiungere un determinato risultato e, una volta ottenutolo, le forze non reggono più è c’è come un crollo nervoso. Elia si riscopre debole, deluso e sfiduciato: forse sperava in una conversione della regina, invece è ancora braccato. Elia si riscopre fragile e pieno di paura. In fuga solitaria, non sembra più la stessa persona che ha ottenuto lo strepitoso successo sul Monte Carmelo.

Adesso, arriva sino al punto di desiderare la morte. Le sue parole sono lo specchio del suo cuore: «Ora basta Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri!». Chi ha sperimentato la stanchezza di Elia sa che in quei momenti si ha la pretesa di imporre uno stop a Dio, di suggerirgli la sospensione del proprio mandato. Colui che è «desideroso di morire» come Elia, lo è perché, anche solo per un attimo, ha creduto che il progetto della sua vita fosse suo, l’ha paragonato con i magri risultati ottenuti e ne ha tratto le conseguenze che quel progetto è fallito. Forse quel progetto è davvero fallito ma non è il vero progetto della sua vita, che è nelle mani di Dio. Elia, così come ogni uomo che cammina sulle vie del Signore, non può permettersi il lusso di fermare il suo cammino, perché quel cammino non è suo, ma di Dio. Elia ha desiderato qualcosa che non si è avverato, ed ora è deluso. Mentre deve imparare a sperare in Qualcuno che non delude mai. Madeleine Delbrel ha detto che «sperare in Qualcuno è molto più che desiderare qualcosa»!

Elia, solo e sfiduciato, è la fotografia dell’uomo per cui Gesù è disceso dal cielo per essere pane di vita. La bella notizia non è che ogni uomo, come Elia, è soggetto allo sconforto e alla fragilità. La bella notizia sta nel fatto che Dio interviene e sa trasformare i nostri tentativi di fuga in nuovo inizio, perché sa sempre come riportarci a casa e ricostruirci con amore. Dio non teme le nostre paure. È sorprendente constatare il conforto di Dio nel deserto, dove Elia è andato a cacciarsi: sonno e cibo, la vicinanza di una presenza angelica, un ristoro fatto di risorse naturali e di amore. Non ci sono parole severe («non ti vergogni, tu che il più grande dei profeti e hai dubitato di me?»), ma parole che aiutano a capire il senso del cammino e, soprattutto, che il cammino deve continuare e non c’è spazio per desideri di morte. C’è bisogno di Gesù, pane di vita. A patto che non sia pane di sosta, ma pane del cammino, che fa avanzare verso il futuro a cui Dio chiama. Finché stiamo fermi e cerchiamo pretesti nella fatica e nello scoraggiamento, nella speranza di essere esonerati dal cammino, tutto ci sembra più duro e insopportabile; ma, non appena, accettiamo con fede il cammino, per quanto accidentato possa essere, le forze ritornano perché il Signore si fa vivo con la sua presenza.

Noi, oggi, possiamo leggere in pienezza di senso, il racconto di Elia: il cibo che dà la forza di camminare fino al monte di Dio è Gesù, pane vivo disceso dal cielo. Come a dire a ciascuno di noi: se prendi sul serio il cammino che Dio ti dà da fare, ci sarà sempre una focaccia e un orcio d’acqua che un angelo di Dio ti porterà laddove mai avresti pensato di trovarli.

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