Corsivo. L’obiezione di coscienza all’aborto non si tocca!

Sul sito di MicroMega appare un appello che merita attenzione, così da non cadere affatto nel tranello di un ragionamento contorto che vorrebbe presentare come sensata una cosa che proprio non lo è. Si tratta di un manifesto contro l’obiezione di coscienza in sanità. Secondo gli estensori del manifesto, «il riconoscimento giuridico dell’obiezione di coscienza per l’interruzione di gravidanza rappresenta una violazione gravissima e ormai ingiustificata del diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne». Il motivo che spinge MicroMega a fare un simile manifesto è la diminuzione sempre crescente di medici abortisti negli ospedali, in quanto ben oltre il 70% degli operatori sanitari (sono gli ultimi dati disponibili, che risalgono al 2008) fanno obiezione di coscienza alle pratiche abortive, come del resto riconosciuto dalla stessa legge 194 che regolamenta la cosiddetta interruzione di gravidanza. E’ un dato di cui rallegrarsi, naturalmente, un segno di maturità umana e professionale, e già avevamo dedicato all’argomento un articolo. Ma per quale motivo il manifesto suddetto denuncia l’obiezione di coscienza come gravissima violazione del diritto fondamentale alla salute? Udite l’artificio machiavellico che viene utilizzato: «Oggi non c’è più bisogno di riconoscere un diritto all’obiezione di coscienza in quanto chi contesta l’accettabilità morale dell’interruzione di gravidanza può sempre scegliere una professione o specializzazione non coinvolta in questa pratica».

A parte il fatto che l’aborto è omicidio – eliminazione di un soggetto umano – ed il passare degli anni dall’introduzione della legge che lo permette non rende meno grave questa pratica (che non va certo nella direzione della salute del nascituro e della sua autodeterminazione!), a parte questo particolare non proprio marginale, i «manifestanti» di MicroMega vorrebbero costringere tutti i ginecologi e neonatologi non abortisti a fare altro: meglio se si impegnano ad aggiustare ossa, a fare prelievi di sangue o tomografie o risonanze magnetiche. Meglio ancora se cambiano del tutto professione, se vanno a coltivare fiori o a pulire le strade, così non creano alcun fastidio al diritto alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Invece, essi aiutano proprio quelle donne che vogliono determinarsi in altro modo, e c’è bisogno di loro nei reparti in cui dovrebbero nascere i bambini, così che venga applicata quella parte della legge 194 che chiede che si faccia di tutto per evitare quella interruzione della gravidanza della donna che coincide perfettamente con l’interruzione della vita del bambino.

Il Manifesto arriva addirittura a tacciare chi non è abortista di non essere «un buon medico». Quanta arroganza! Quanta supponenza! Non sono un medico, ma invito i medici – quelli buoni – a prendere posizione contro questa campagna promossa dalla Consulta di Bioetica Onlus che vorrebbe abrogare l’articolo 9 della legge 194 e a esprimere la propria contrarietà al manifesto di MicroMega.

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