Meglio il silenzio di questa assurda violenza verbale!

Sul numero 22/2012 de Il settimanale della diocesi di Como del 2 giugno scorso è apparso un articolo del direttore editoriale mons. Angelo Riva che fa il punto sul caso di don Marco Mangiacasale a tre mesi dal suo arresto (7 marzo 2012). Nella parte conclusiva dell’articolo mons. Riva – che è anche direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Como – si lascia andare a giudizi pesanti circa il ruolo che l’informazione avrebbe avuto in tale vicenda, giungendo ad accusarla di «cannibalismo» e «coprofagia». Parole forti che hanno suscitato ieri sera una ferma riprovazione da parte di Mario Rapisarda, direttore responsabile del quotidiano Corriere di Como  e dell’emittente EspansioneTV nel corso del telegiornale ETG. Bisogna riconoscere che il giudizio di mons. Riva è inaccettabile nella sostanza e nei toni e mi aspetto che altre testate e colleghi giornalisti e magari anche personalità del mondo associativo ed ecclesiale trovino il coraggio di protestare contro questa violenza verbale che offende profondamente il lavoro di chi – magari non perfettamente – ha cercato di comunicare l’essenziale, senza dare voce e spazio al pettegolezzo e alle altre informazioni che pure circolavano in quei giorni e limitandosi al capo d’imputazione del sacerdote, reo confesso.

Mi pare di poter dire che c’è qualcosa di peggio del silenzio – il tacere che s’invoca nell’articolo – ed è trovare quello strano e tardivo coraggio di parlare che indirizza, però, gli strali nella direzione sbagliata. Tanto da farti pensare che era meglio che si continuasse a tacere. Avremmo tutti potuto pensare, almeno, che quel silenzio fosse solo il frutto di un grande imbarazzo…

Riporto qui integralmente il testo del mio articolo apparso questa mattina sul Corriere di Como.

«Cannibalismo e coprofagia. La prima parola indica la pratica di mangiare carne umana. La seconda parola si riferisce invece a quel comportamento animale (ma anche umano) di ingoiare feci proprie o altrui. Non ho intenzione di rovinare la colazione o il pranzo a nessuno, ma confesso che sino ad ora di cannibalismo avevo sentito parlare in ordine a oscuri riti delle religioni antiche o etniche, mentre la coprofagia è praticata – si dice – da qualche setta di vago sapore satanista. Mi ha stupito vedere queste due pratiche associate alla professione giornalistica ed onestamente ancora adesso non riesco a comprendere la violenza verbale che si nasconde dietro questa strana connessione. Di più, mi ha negativamente stupito che a lanciare questa pesantissima pietra contro «certa informazione» (Quale? Quando si fanno accuse così gravi, sarebbe doveroso essere più precisi!) sia un sacerdote che ricopre la carica di direttore di un giornale, ed è per giunta il giornale della mia diocesi. La vicenda che ha provocato questa eruzione così improvvisa ed inattesa – dopo mesi di silenzio – è quella di don Marco Mangiacasale, l’economo della diocesi di Como finito in carcere il 7 marzo scorso con l’accusa di violenza sessuale su alcune ragazze minorenni. Un fatto gravissimo, che creò scalpore e che, inevitabilmente, occupò per diversi giorni le prime pagine dei quotidiani locali finendo anche nei notiziari nazionali. Nella mia duplice veste di giornalista e di sacerdote, sono stato tra coloro che hanno scritto su quella vicenda, e per farlo ruppi una cortina di silenzio che era calata come una nube che teneva nascosto ciò che doveva esserlo ma anche ciò che meritava d’essere detto. Ebbene, ora mi sembra opportuno riprendere la penna per rafforzare il senso del mio non tacere di fronte a quello che credo non sia stato solo un dramma personale da tenere nell’oscuro della coscienza. Il riferimento al silenzio di san Giuseppe – che mons. Angelo Riva fa nel suo articolo – mi sembra forzato: il padre di Gesù tacque sul mistero del concepimento di Maria, atto di una purezza finanche incomprensibile; non vedo proprio somiglianze con il caso in questione. Ora, da persona che ha seguito attentamente le cronache di quelle settimane, io non ho avuto sentore di nessun cannibalismo e nemmeno l’odore di alcuna coprofagia. Il mondo dell’informazione non è per nulla perfetto, i giornali e le televisioni non sempre sono attenti come dovrebbero a districarsi tra il diritto di cronaca e il diritto delle persone implicate nella cronaca. Sono il primo a dirlo, ma da qui a lanciare accuse così pesanti all’informazione per come avrebbe gestito il caso di don Marco – non dimentichiamolo, reo confesso di quanto lo si accusa – ce ne passa… La «gogna mediatica» – se c’è stata – è nulla in confronto alla vergogna reale per quanto successo. Il silenzio è già il dramma delle vittime. Non era giusto fosse anche il premio riservato al colpevole».

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5 thoughts on “Meglio il silenzio di questa assurda violenza verbale!

  1. Il silenzio del Settimanale è stato saggio, ma parlare ora di ” cannibalismo (per non dire la coprofagìa) di certa informazione” non è corretto. Ma ci rendiamo conto cosa è successo? Al di là della fiducia tradita a famiglie che affidavano i loro figli a figure sicure e rette, come ha fatto quest’uomo a consacrare per anni con questo peso sulla coscienza? E ora piange? E ora è “in una struttura protetta” quando terremotati dormono all’aperto? E ricopriva la terza carica in Diocesi anche se si sapeva che in abruzzo ci aveva già tentato? Ma come si fa a parlare di perdono? Solo silenzio, silenzio e preghiera da parte dei Cattolici.
    E da parte del Clero umiltà è ascolto che è svanito.

  2. ciao don agostino sono d’accordo con te . avremo modo spero camminando con lo sguardo rivolto al cielo azzurro ,di parlarne …buon lavoro fabio57

  3. L’ARTICOLO DI DON ANGELO RIVA MI SEMBRAVA BEN FATTO.
    SOLO NELLA PARTE FINALE TIRA FUORI QUESTE PAROLE DI CUI NULLA SI CAPISCE E CHE TU HAI SPIEGATO BENE. CHE DIRE? CHE AVETE RAGIONE ENTRAMBI, BASTA PERO’ CHE NON VI METTIATE A LITIGARE ANCHE VOI DUE, PERCHE’ ALTRIMENTI LA FRITTATA E’ FATTA…..
    GRAZIE
    SALUTI
    SANDRO

    • Anche per litigare bisogna essere almeno in due e anche per fare una frittata… Talvolta ho la sensazione che si cerchi, invece, di uccidere tutto con un silenzio che è tutto tranne che “verità e carità”… La cosiddetta congiura del silenzio! Comunque, io credo che ognuno debba fare il suo mestiere e certe disavventure sono la riprova che la professione giornalistica non si improvvisa… Quando si sbaglia, usando parole pesanti – di cui forse non si conosce il significato – solo perché suonano bene nel “temino” che si sta scrivendo, beh… forse è giusto chiedere almeno scusa!

  4. Penso che l’articolo di don Angelo Riva fino a ‘..E al buon senso della gente…’ possa far ben capire (magari senza condividerlo) il ‘silenzio’ del Settimanale sulla vicenda. Doveva, a mio parere, terminare qui.
    ….
    Le poche righe aggiunte a conclusione mi dimostrano che per il firmatario dell’articolo (ma le ha scritte veramente lui quelle parole ?, e le pensa veramente ?) ci sono due tipi di giornalisti : quelli che, per non ledere la dignità umana, NON scrivono (lui e, forse, pochi altri), e quelli che scrivono con l’intenzione di lederla, magari alimentando cannibalismo e/o coprofagia (tutti gli altri). Fermo restando che ignoro episodi in cui la dignità umana non sia conivolta, mi permetterei di ricordare a don Angelo che, come ci sono bravi don e cattivi don, esistono bravi giornalisti e cattivi giornalisti. E così come bravi don diffondono la conoscenza di Gesù, buoni giornalisti fanno buona informazione, che nella ns.società è fondamentale.
    Buon giornalista è, secondo me, colui che, nella sua indipendenza, magari senza pressioni dell’editore o del gruppo di potere per cui scrive (questa è, probabilmente, una pia illusione), descrive il fatto (qualunque esso sia) nella massima obiettività possibile, distinguendo da questo e rendendola chiara, la sua personale opinione. E se, oggi, si ritenesse che l’informazione fosse costituita prevalentemente dal ‘fango’ sarebbe di primaria importanza che i bravi giornalisti scendessero in campo più agguerriti che mai ‘lottando’ per una più pulita informazione, perchè la Storia ci insegna che l’Aventino equivale ad una sconfitta!!
    Solo in questo modo ritengo che possa correttamente formarsi una pubblica opinione.

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