Santissima Trinità: mistero di presenza…

Finiamo sempre con il pensare questa festa della Santissima Trinità come la celebrazione annuale di un mistero che viene a complicare la nostra fede. E, in effetti, sono molti i cristiani che vivono senza affrontare minimamente questo capitolo che considerano frettolosamente come un’aggiunta dottrinale da lasciare alla riflessione degli esperti di teologia. Forse il catechismo di un tempo non ci ha per nulla aiutati a vincere questa ritrosia, in quanto ci ha presentato la Trinità quasi si trattasse di tre individui da tenere in una misteriosa unità di sostanza. Il linguaggio di Gesù, invece, è più immediato di quello della definizione dogmatica di fede, ed è in verità la stessa vita di Gesù – i suoi gesti e le sue parole – a manifestarci il senso della Santissima Trinità. Gesù ci ha detto qualcosa per aiutarci a capire meglio chi è Dio e non per complicarci la vita. Ci ha detto, intanto, che egli è stato mandato sulla terra dal Padre a compiere la sua volontà, e ha pure aggiunto che chiunque vede il Figlio vede anche il Padre.

Questa promessa è da intendere in un senso più ampio del vedere reale di un corpo con gli occhi del corpo. Vuol dire: chiunque viene a contatto con la mia esperienza, ascolta la mia parola, segue il mio insegnamento, imita il mio comportamento, costui di fatto conosce Dio così come Dio davvero è. Per la comprensione del mistero della Santissima Trinità, quindi, è essenziale l’incontro con Gesù. Infatti, il mandato missionario dato da Gesù ai suoi discepoli è quello di insegnare a osservare tutto ciò che egli ha comandato. Senza questa immersione nella vita di Gesù è assai difficile comprendere il mistero della Trinità. Mi capita spesso, dialogando anche attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, di incontrare una visione riduttiva o settoriale di Gesù. Egli compare, magari con la citazione precisa di qualche frase evangelica, come una pezza giustificativa delle proprie opinioni. Gesù viene ridotto a predicatore ora della pace, ora del rispetto, ora dell’amore, ora di qualche altra bella qualità che vorremmo veder realizzata nel mondo e che magari costituisce il nostro “pallino”. Invece, Gesù è essenzialmente il predicatore di Dio, il rivelatore perfetto di come Dio è veramente. Solo così Gesù ha senso e, in effetti, egli viene ucciso per questo: non certo perché era pacifico, rispettoso e amante, ma perché dichiarava di essere la Verità, di essere Dio. Mi capita raramente di vedere citata questa indiscutibile pretesa di Gesù nei dialoghi in cui lo si vuole tirar dentro appunto come una pezza giustificativa.

La Trinità si capisce se all’origine c’è un Dio mandato nella carne di un uomo e se a questo Dio ci si affida totalmente. Allora si capisce anche perché Gesù – il mandato dal Padre – manda lo Spirito in mezzo a noi per lasciarci perennemente presente la sua impronta storica. Ed è qui che si tocca la vera essenza di Dio che la Trinità intende manifestare: la sua presenza dentro e accanto alle nostre relazioni umane. La Trinità è un mistero di amore – di relazione nell’amore – e la sua massima visibilità sta in una presenza certa che continua nel tempo: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Espressione che si trova anche in un altro passo del Vangelo, così espressa: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro». È la Trinità che si specchia in una relazione tra uomini e in quella relazione trova il veicolo per continuare ad essere presente. Quindi, abbiamo chiara la via che ci permette di vivere da cristiani nel mondo credendo in Dio Trinità: è la vita di relazione con le sue gioie e le sue difficoltà. La Trinità non è, dunque, un mistero rompicapo, in cui deve risultare che uno è uguale a tre, ma è una rivelazione profonda circa la nostra identità di uomini e donne creati a immagine e somiglianza di Dio. Noi siamo come Dio, Dio è come noi. La comunità, il gruppo, la famiglia sono il punto storico in cui questo mistero è più luminoso, e nello stesso tempo sono questi i luoghi in cui è necessario faticare continuamente per realizzare la presenza di Cristo in mezzo a noi, fino alla fine del mondo. Ecco perché, forse, gli uomini di oggi fanno tanta fatica a credere in Dio e a fidarsi di lui: perché sono affetti da una grave forma di individualismo, che li allontana dalla vera realtà di Dio, che è la Trinità, che è la festa della relazione.

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