Corsivo. Vatileaks: Benedetto XVI prende in mano i serpenti!

La vicenda nota come Vatileaks è letteralmente esplosa con l’arresto del maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele: sarebbe stato lui a far uscire dallo studio del pontefice alcuni dei documenti riservati poi resi pubblici sui giornali e tramite il recente libro del giornalista Gianluigi Nuzzi. Come era da aspettarsi, le voci dei “corvi” hanno continuato a produrre rivelazioni, sino alla notizia – data stamattina dai quotidiani – che ci sarebbe un cardinale italiano tra i sospettati. Il portavoce della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha smentito questa voce: l’unico indagato resta il maggiordomo, anche se chiunque intuisce che difficilmente egli può essere considerato l’unico responsabile della fuoriuscita di documenti riservati dal Vaticano, in quanto alcuni di essi non stavano nello studio di Benedetto XVI. L’inchiesta, dunque, continua, ed è giusto che sia così. Ci aspettiamo quella trasparenza che, sola, può mettere a tacere le voci maligne che continuano a vomitare illazioni più che rivelazioni. In questi giorni, infatti, si legge di tutto, e prevalgono toni di accesa condanna unitamente a tentativi di difesa ad oltranza. Io credo che mai come in questa vicenda in medio stat virtus.

Si invoca una giusta distinzione tra la Chiesa e lo stato della Città del Vaticano. Se questo serve a chiarire i termini giuridici della vicenda e le procedure legate alle leggi dello Stato vaticano (che non sono in tutto simili a quelle italiane), è un’utile distinzione. Se essa, invece, serve a mettere avanti le mani, quasi a concludere che la Chiesa è un’entità ideale che funziona in forza dello Spirito Santo, mentre la Santa Sede è un “purtroppo” burocratico che per forza di cose è corrotto, allora non ci siamo più. La Chiesa è fatta anche dagli uffici della Segreteria di Stato e dagli altri dicasteri vaticani: anzi, essi ne governano la struttura storica ramificata in tutto il mondo e spesso (sempre?) sono all’origine anche della nomina dei vescovi che poi concretamente guidano la Chiesa locale. Lo Stato vaticano è composto anche da personale degnissimo e non è giusto fare di ogni erba un fascio. Certo, quel personale a maggior ragione deve dare il buon esempio, perché è parte integrante di quella Chiesa, che è un corpo vivente nel mondo. Dunque, teniamo pure distinti la Chiesa universale dagli uffici dello Stato della Città del Vaticano, ma comprendiamo lo scandalo che i milioni di cristiani in tutto il mondo provano quando sentono che il maggiordomo del Papa ruba documenti segreti e li vende ai giornali direttamente (cosa improbabile) o li passa a qualche superiore, in pantaloni o in talare (e, nel caso, le serie indagini in atto ci diranno chi è o chi sono).

A proposito di questa compravendita, un’annotazione deve essere fatta. Se documenti dello stesso tenore fossero usciti dallo studio di qualunque altro Capo di Stato – e, proprio, in base a quella distinzione, il Papa lo è – non solo il venditore ma anche il compratore avrebbe corso qualche guaio: ve la immaginate la corrispondenza privata del presidente Napolitano messa nero su bianco sui quotidiani con qualche scandalo, magari in merito alle trattative sui nomi dei ministri? Ovviamente, esistono documenti che sono privati e che devono restarlo, perché fanno parte di una rete legittima di rapporti istituzionali. Il confine tra il pubblico ed il privato, tra il pubblicabile ed il secretato deve continuare ad esistere in una democrazia seria.

Ma anche questa distinzione non deve trasformarsi in un alibi. È giusto che la corrispondenza del Papa o i documenti della Segreteria di Stato non siano gettati ai quattro venti per infangare il Pontefice stesso e la Chiesa. Ma è altrettanto giusto che cardinali, monsignori ed impiegati di ogni livello non ordiscano trame pro o contro il tale o il tal altro, magari proprio scrivendo al Papa o creando documenti tendenziosi. È comprensibile ed umano che vi siano dissapori e antipatie anche nei palazzi vaticani e non solo nei condomini o nei cortili dei nostri paesi, ma posti di servizio alla Chiesa universale non devono diventare avamposti di potere e di controllo, con il rischio poi che su quegli scranni finiscano non i migliori ma solo i fidi segugi di questa o quella cordata. Credo che, pur sfoltendo le colorite cronache degli ultimi mesi, trame di questo genere in Vaticano siano indubitabili, e non si fa fatica a credere che qualche sedia, anche importante, non sia occupata dalla persona più degna e preparata, ma solo da quella che ha brigato di più per ottenerla. Succede in periferia, succede anche al centro!

Benedetto XVI come sta in questo vortice di veleni? Non certo bene. Lo si descrive addolorato, addirittura piangente. Qualcuno cerca di scovare riferimenti “incontrovertibili” a questi fatti nelle omelie e nei discorsi, e mi pare talvolta un esercizio di azzardo letterario. Egli sta «in mezzo ai lupi». Lo sapeva e lo sa. Ma sono convinto che per lui si realizzi uno di quei «segni che accompagneranno quelli che credono» di cui parla Marco al termine del suo vangelo: «Prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno». Benedetto XVI non è imperturbabile, quindi soffre. Ma è forte, quindi rimane tranquillo.

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One thought on “Corsivo. Vatileaks: Benedetto XVI prende in mano i serpenti!

  1. Ripensando alle vicende vaticane degli ultimi decenni (da Marcinkus ad oggi), ma potrebbe essere utile leggere o rileggere la storia del papato, a me pare che nulla sia mutato in quello stato. Potrei sbagliare e sicuramente ci sono persone degnissime, ma la gerarchia ecclesiastica, nel suo insieme, mi da l’idea di leggere e mettere da parte il Vangelo per occuparsi, principalmente, della lettura, e della sua applicazione, de ‘Il Principe’ di Machiavelli….
    …..
    Per quanto riguarda le indagini e la relativa attribuzione delle responsabilità, se queste vengono svolte con gli stessi criteri con cui si sono svolte quelle degli ultimi decenni (Marcinkus/Ior/Sindona/Banco Ambrosiano, Emanuela Orlandi, omicidio/suicidio del capo delle guardie svizzere, vicenda pedofilia) sarà quasi impossibile, per noi fedeli, vedere la luce della Verità, che, sempre a parer mio, non è assolutamente detto che stia nel mezzo; si facciano indagini serie e, nei limiti dell’umano, senza pregiudizi, dopodichè le conclusioni dovrebbere essere facilmente conseguenti…
    …..
    Penso, infine, che non sia ‘corretto’ paragonare lo Stato Città del Vaticano con qualsiasi altro Stato laico al mondo, perchè quest’ultimo è governato (o dovrebbe esserlo) da principi che tengono conto dell’interesse della propria collettività nazionale, mentre il primo ‘governa’ (o dovrebbe governare)
    nel ‘nome’ di Gesù : se fosse giusta questa mia valutazione fra questi due ‘metodi’ di governo esiste una enorme differenza, che, oggi, non riesco a vedere…

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