Pentecoste: incarnazione continua…

La divina compagnia di Gesù asceso al cielo si manifesta con la consolazione della presenza dello Spirito Santo. Se volessimo spiegarlo nel mistero di Dio, che è uno e insieme tre persone, dovremmo dire che si tratta proprio di un passaggio del testimone in una gara a staffetta di cui stiamo correndo la frazione finale: il Figlio, a cui siamo stati dati dal Padre, dopo aver compiuto ciò per cui il Padre lo aveva mandato, ci affida alla custodia dello Spirito. Quello iniziato a Pentecoste è un tempo nuovo, in cui la presenza di Dio, grazie allo Spirito, resta perennemente quella cambiata per sempre dalla incarnazione di Gesù. Questo è il punto più importante della rivelazione, e, siccome non vogliamo comprenderlo, facciamo fatica a capire chi è e come agisce lo Spirito Santo. Noi pensiamo che vi sia stato un tempo, durato poco più di trent’anni, in cui Dio si è reso visibile ed incontrabile nella persona umana concreta di Gesù. Capita talvolta di sentirmi fare questa obiezione da parte di alcuni cristiani: «Fossi vissuto al tempo di Gesù, l’avessi potuto incontrare, allora sì la mia vita sarebbe potuta cambiare veramente!». Lasciatemi dire che si tratta di una pia illusione: furono molti quelli che incontrarono Gesù e non lo riconobbero come Dio o non credettero alla sua parola o non seguirono i suoi insegnamenti. Perché è stato possibile che Dio si sia reso visibile e che tanti abbiano potuto non accorgersene o voltargli le spalle? Perché l’incarnazione non è, come pensiamo noi, la perfetta e incontrovertibile trasposizione di Dio nell’uomo Gesù, tale che, davanti a lui, è automatico riconoscere Dio. Affatto. Dio grazie all’opera di Gesù si manifesta come egli è, ma lascia intatta tutta la fragilità della natura umana, a partire dalla stessa libertà di riconoscerlo o di rifiutarlo. Sono tanti gli episodi del Vangelo che ci mostrano come sia stato possibile credergli e seguirlo oppure voltargli le spalle o addirittura nemmeno prendere in considerazione la sua proposta di vita. Dio, facendosi uomo, non ha deciso di abbagliare l’umanità con una presenza tale che non fosse possibile rifiutarla. Ha scelto invece di mostrarsi attraverso la natura umana. E questa scelta continua nel tempo dello Spirito Santo.

Ecco dove sta l’errore che noi commettiamo: credere che il tempo dell’incarnazione si sia definitivamente chiuso con la risurrezione e l’ascensione di Gesù al cielo e che lo Spirito sia una specie di premio di consolazione, un fantasmino svolazzante nell’aria che ogni tanto ci dà una pacca sulla spalla per rincuorarci. Ma è una pacca spirituale, quindi per nulla carnale, cioè astratta, cioè invisibile. Da qui a trarre la conclusione che lo Spirito Santo è evanescente, non c’è e, se c’è, serve a poco, la strada è breve ed è purtroppo una via percorsa da tanti cristiani. Essi, quando va bene, vivono in una specie di nostalgia per Gesù e, quando va male, cercano di consolarsi inseguendo questa o quella visione prodigiosa, come a voler essere certi che Gesù – o sua madre, ben più prolifica di interventi – esiste ancora, parla ancora, è ancora qui in mezzo a noi. Ebbene, carissimi fedeli, questa certezza della presenza di Dio incarnato in mezzo a noi si chiama Spirito Santo. È lui l’evento prodigioso chiamato a farci sentire la divina compagnia del Cristo asceso al cielo. È lui che – come ci diceva il vangelo della festa dell’Ascensione – conferma la nostra opera di evangelizzazione e testimonianza. Dobbiamo prendere consapevolezza che lo Spirito è l’altro modo di incarnarsi di Dio, quello che rende definitiva la presenza di Cristo risorto: il Padre, nello Spirito, continua a donarci il Figlio, il quale è insieme in cielo e in terra.

 Capite quanto questa prospettiva è distante da quella che ci ostiniamo a vedere noi? Noi pensiamo lo Spirito come sostituto consolatorio ed evanescente di Gesù, mentre lo Spirito è la storicità consolante ed efficace di Gesù stesso. Certo, anche lo Spirito Santo conserva la caratteristica che già aveva l’incarnazione di Gesù: si nasconde nell’umanità, conservandone intatta la struttura segnata ora da trasparenza ora da opacità. Ecco perché anche lo Spirito Santo deve essere scovato e riconosciuto nei suoi nascondigli umani. Spesso abita le persone e i luoghi meno frequentati. Sta nei siti meno cliccati. Da lì continua a mandare un raggio della sua luce.

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