Giovedì Santo. Eucaristia e servizio…

«Per trovare Dio bisogna cercarlo, perché è nascosto: e dopo averlo trovato, dobbiamo cercarlo ancora, perché è immenso». Questa bellissima espressione di sant’Agostino ci accompagnerà in questo Triduo pasquale, come un segnavia sul sentiero di montagna. Credo che, all’uomo di oggi è venuta a mancare proprio questa dimensione del cercare Dio: l’autosufficienza emargina Dio dalla vita come la peggiore delle persecuzioni.

Ecco, allora, stasera, il nostro Dio nascosto ci si manifesta in due gesti sublimi e inaspettati. Dapprima, quello che noi chiamiamo Eucaristia. Nascosto in un pasto, in un mangiare insieme di cui noi cristiani abbiamo smarrito il significato. Sazi ed ebbri di tutto, non sentiamo più i morsi della fame e della sete di Lui. Non scandalizzatevi, se vi dico che abbiamo confuso l’Eucaristia con la Messa. Mi direte: sono la stessa cosa! Sì, ma con il precetto della Messa abbiamo depotenziato il dono dell’Eucaristia. Con la scusa che bisogna andare a Messa, abbiamo dimenticato che l’Eucaristia è la convocazione di Dio, è il luogo in cui chi lo cerca lo trova perché Egli, il nascosto, ha deciso di farsi trovare qui.

Stasera abbiamo la fortuna di celebrare, per così dire, l’origine della Messa, di attingere direttamente all’Eucaristia. Che cosa fa Gesù, in prossimità della sua morte e della sua risurrezione? Raduna i suoi per una cena e, nel segno del pane e del vino, offre da mangiare se stesso, la sua carne e il suo sangue. Non finirò mai di dirvi che quella cena è Eucaristia solo perché Gesù, di lì a poche ore, realizzerà quel segno nella morte di croce, nel dono della sua vita effettivamente fatto. Ma quel segno ci è dato da celebrare in futuro proprio come memoria di quel dono e come esempio da imitare: «Fate questo in memoria di me». Il «questo» da fare non è tanto un rito, quanto un modo di vivere. Gesù vuole dirci: ripetete questo gesto simbolico e fate nella realtà quello che esso simboleggia, siate voi oggi il pane spezzato ed il vino versato, siate voi oggi quello che è stato il mio corpo sulla croce. Come facciamo a mettere qualunque altra cosa – il lavoro, la famiglia, il divertimento, lo sport – prima o addirittura al posto dell’Eucaristia, io non lo so… Ma accade. E accadrà sempre più se non metteremo l’Eucaristia prima della Messa, se non ci preoccuperemo della vita prima che del precetto. Da questo punto di vita è vero che qui si celebra soltanto la Messa, perché l’Eucaristia la si vive altrove, nelle nostre famiglie in una dedizione d’amore più convinto tra i coniugi e tra genitori e figli. La Messa – sia essa lunga o breve – ha una durata limitata. L’Eucaristia la estende nella vita, la fa diventare vita, e nasconde nuovamente la presenza di Dio nell’amore concreto e quotidiano.

Ed ecco il secondo segno davanti al quale sostiamo stasera e che ci manifesta il Dio nascosto che si fa trovare. Non più un gesto anticipatore come quello eucaristico del pane e del vino, ma un gesto reale di servizio, in cui la sporcizia accumulata dai piedi finisce nell’acqua del catino restando come attaccata alle mani che lavano e purificano. Il gesto della lavanda dei piedi dice l’autenticità dell’amore e in un certo senso lo verifica. Gesù, in quell’ultima sera della sua vita terrena, volle farsi maestro di un amore che non si limita ai «ti amo» detti con la bocca e che non è nemmeno la sostanza un po’ dolciastra del cuore. No, egli vuole insegnare l’amore che si mette in ginocchio, l’amore che si misura quando i piedi dell’altro sono sporchi e tu arrivi sino al catino in un gesto di supremo servizio. Non spaventiamoci se un amore così non ci va bene, se ci crea qualche problema. Non lo capirono neanche i discepoli, e Pietro diede voce a quella incomprensione. Non voleva lasciarsi lavare i piedi, perché credeva di amare Gesù e non sentiva alcun bisogno di quel gesto, non era abbastanza umile per lasciarsi servire dal suo Maestro. Lasciarsi amare è ancora più difficile che amare… E poi Gesù è il Signore e il Signore non lava i piedi ai suoi discepoli! Eccolo, allora, il Dio nascosto che si svela, che si lascia trovare, e si lascia trovare da noi in un gesto inaspettato, che genera una nuova immagine di Dio: «Sì, sono il Signore, ma è Signore solo chi serve, farsi schiavo è libertà» (come diciamo in un canto). Il servizio è l’estendersi dell’Eucaristia nella vita quotidiana, è il suo concretizzarsi nella carne. Il modo migliore di vivere la Messa che si è celebrata è servire e lasciarsi servire, amare e lasciarsi amare. Pensate a quanto sarebbero più belle le nostre famiglie, a quanto sarebbe più serena la vita di coppia e le relazioni tra genitori e figli, se questa fosse davvero la legge che le governa: «Ama e lasciati amare, mettiti al servizio e lasciati lavare i piedi».

Vorrei dire una parola particolare a questi bambini che si preparano alla Messa di Prima Comunione e a cui tra poco laverò i piedi. Vorrei dirvi che la vostra prima Eucaristia comincia stasera, come la prima Eucaristia degli apostoli cominciò con la lavanda dei piedi. Stasera è per voi un momento intenso di catechismo: dal gesto che riceverete, potete imparare molto su che cosa è veramente l’Eucaristia, su chi è veramente Gesù. Davvero voi cominciate stasera a fare la Comunione, lasciandovi lavare i piedi da me che, qui, indegnamente, sto al posto di Gesù e ripeto il gesto che egli ha compiuto. Se andando a casa, sarete più attenti ad avere meno pretese e ad essere più servizievoli, questo sarà il modo migliore per prepararvi a ricevere Gesù.

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