Sono stato raggiunto da una citazione “dotta” – sembra provenga dall’Università Gregoriana di Roma e sia stata ripresa in un libro da un docente di teologia di Bressanone – circa l’omelia, comunemente detta “predica”. Suona così: «L’omelia deve essere come la minigonna: corta, aderente alla vita, e lasciar intravvedere il mistero». Naturalmente, mi è stato chiesto di dire la mia. Non mi sottraggo. Si tratta di una citazione sicuramente caustica, magari efficace, un poco irriverente, che rischia di essere solo una promessa sbruffona e acchiappa-fedeli… Sono parte in causa e quindi raccolgo spesso le lamentele circa le prediche che sarebbero – questa è la critica principale – troppo lunghe. Continua a leggere
Cose di chiesa…
Pensieri in libertà sulla mia Chiesa
Ma quando inizia l’anno?
L’inizio e la fine, la fine e l’inizio. Ne abbiamo appena sperimentato uno di questi “testacoda” che periodicamente vengono a movimentare la vita. L’anno civile inizia per convenzione il primo giorno del mese di gennaio e finisce l’ultimo giorno del mese di dicembre, ma questo è solo il nostro calendario, perché ve ne sono altri nel mondo. Vi è poi l’anno liturgico che abbiamo cominciato con la prima domenica di Avvento dopo che una settimana prima si era chiuso il precedente anno liturgico con la festa di Cristo Re. Anche questa è una convenzione legata al ritmo dei tempi liturgici, a sua volta strettamente connessi alla vita di Gesù Cristo e ai misteri dell’Incarnazione e della Redenzione. C’è l’anno scolastico, con un inizio e una fine e un abbondante periodo di vacanza (legato proprio alle festività del Natale e dell’Epifania), ma anche in questo caso l’inizio e la fine non coincidono perfettamente in tutti i Paesi del mondo e nemmeno europei. Continua a leggere
Tenebre che accecano…
Mentre va spegnendosi l’anno – quello civile, ma è pura convenzione – la Chiesa ci tiene desti con i giorni fra l’Ottava del Natale. La festa del 25 dicembre si riversa nei giorni feriali e li santifica: è un “oggi” che continua. Ci fa compagnia nella liturgia di questi giorni quella lettera di Giovanni che è il più bel biglietto natalizio che sia mai stato scritto. Oggi torna a parlare di luce e di tenebre, nei giorni in cui il giorno e la notte combattono alla pari, contendendosi le ore. Continua a leggere
Contro la «sindrome di Gesù Bambino»…
Ci risiamo. Ogni anno, all’avvicinarsi del Natale, si ripresenta in alcuni soggetti la “sindrome di Gesù Bambino”. La domanda è: perché festeggiamo Natale? La risposta è semplice, storicamente verificata da millesettecento anni circa (se si dà credito alla prima celebrazione della festività cristiana in un anno tra il 243 e il 354): a Natale si festeggia la nascita di Gesù. Quelli che sanno fare le distinzioni dotte, ad un certo punto, hanno cominciato a rispondere diversamente: a Natale i cristiani festeggiano la nascita di Gesù. Vero, e gli altri? S’approfittano della festa cristiana per farsi un po’ di vacanze? Chissà, forse è proprio così. Adesso, sempre presso menti illuminate a cui sta a cuore la crescita armonica delle giovani generazioni, è invalsa l’idea che si debba addirittura nascondere il motivo della festa di Natale, per non offendere chi non è cristiano. Dunque: è Natale, perché è la festa dell’amore, della fratellanza e della solidarietà (prima c’è Telethon, e poi… arriva anche Natale). O, come da qualche anno s’usa a Oxford – ma lì la sapienza umana, si sa, è di casa – non è più nemmeno Natale, ma è la festa della luce invernale. Continua a leggere