Isaia e Giovanni, frecce dell’attesa

SECONDA DOMENICA DI AVVENTO – Anno A

Tre Cime di Lavaredo – Foto AC

Il profeta Isaia è un uomo che spera, pur vivendo in un periodo di crisi che sembra insormontabile. Deluso dagli eventi più recenti, invita a gettare lo sguardo su un nuovo germoglio: i verbi sono al futuro, ma la novità verrà da un tronco le cui radici sono ben presenti nella storia del popolo che Dio si è scelto.

Si ricomincia dal tronco di Iesse, il padre di Davide. Il personaggio che Isaia descrive sarà capace di fare una cosa che di solito le autorità non fanno: essere paziente con i deboli e deciso con i forti (invece che debole con i forti e forte con i deboli). Saprà esercitare una vera giustizia, inaugurerà un’era di pace che s’irraggerà su tutto il creato quasi a ricostruire l’armonia del giardino paradisiaco. Naturalmente Isaia sperava che quel futuro fosse prossimo. Non fu così.

Solo noi cristiani abbiamo scorto nelle parole di Isaia una profezia di Gesù: è lui il germoglio spuntato dalla storia del popolo eletto. Ma anche noi siamo come costretti a usare i verbi al futuro: la pienezza di Cristo non è ancora realizzata, agnelli e lupi continuano ad essere nemici ed è bene che i bambini non mettano la mano nel covo del serpente velenoso. La storia ha già avuto il suo punto di svolta, ma l’attesa resta la nostra condizione umana.

Ecco perché l’Avvento è il periodo più importante dell’anno e dobbiamo viverlo con serietà e impegno: esso rappresenta tutta la nostra vita, nel suo anelito di bene, di bellezza, di pace. Accanto al profeta Isaia – uomo di grande speranza, dalle immagini di intenso lirismo – la liturgia ci offre un altro profeta, l’ultimo, Giovanni il Battista: uomo rude, violento nel suo linguaggio, predicatore di urgenza, perché la speranza di Isaia si è avverata nella persona di Gesù, presente in mezzo agli uomini. È l’altra dimensione dell’attesa che siamo chiamati a vivere quaggiù. Il nostro avvento cristiano non è l’attesa di un generico “futuro migliore” racchiuso dentro un alone di poesia paradisiaca. Il nostro avvento ha già il volto di Gesù, i contorni del suo vangelo, la bellezza e l’urgenza delle sue parole. Il Battista continua ad essere una freccia rivolta a Lui…

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3 thoughts on “Isaia e Giovanni, frecce dell’attesa

  1. ISAIA E GIOVANNI, FRECCE DELL’ATTESA. Don Agostino cita Isaia “uomo di grande speranza, dalle immagini di intenso lirismo” e Giovanni il Battista “uomo rude, violento nel suo linguaggio, predicatore di urgenza” per farci comprendere come l’Avvento sia il periodo più importante dell’anno. Con l’Incarnazione la speranza di Isaia si avvera nella persona di Gesù, presente in carne tra noi. Questo periodo di attesa del Natale rappresenta, nel suo anelito di pace e giustizia, la nostra vita cristiana…

  2. La speranza è la certezza che le promesse saranno realizzate, ma è anche consapevolezza che ciascuno di noi può dare una mano a concretizzarle nel breve perimetro della nostra vita. Ciascuno di noi può essere giusto, gentile, generoso, aperto, fiducioso, laborioso…un coriandolo di Regno. E l’ Avvento è un tempo che educa: all’ ascolto, alla pazienza, al senso vero dell’ attesa. Il tempo dedicato alla preparazione dei doni dovrebbe essere tempo di riflessione: magari qualcosa riesce ad essere trasmesso fra un lustrino e un nastro. E già sarebbe questo un grandissimo regalo.

  3. Bravissima Anna, l’ Avvento è proprio un tempo che educa: “all’ ascolto, alla pazienza, al senso vero dell’ attesa”. Un tempo di riflessione personale e comunitaria tra i lustrini, le luminarie, le ruote panoramiche, i balocchi e tutto quel ritorno al paganesimo che tenta di offuscarci il vero dono, il vero regalo: Gesù.

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