Il bambino e il regno di Dio

VENTISETTESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Per comprendere la parola di Gesù sul matrimonio, che riprende e rilancia il quadro contenuto nel secondo capitolo della Genesi (vedi la prima lettura), bisogna accogliere il regno di Dio come lo accoglie un bambino. È un’immagine molto famosa, che è stata rivestita di sentimentalismo e svuotata del suo autentico significato.

Gesù che abbraccia i bambini e li benedice è una scena da immaginetta, ma nelle parole di Gesù non è posta al centro tanto la sua accoglienza dei bambini quanto l’accoglienza che i bambini riservano al regno di Dio. Bisogna imitarli in questa loro azione per entrare nel regno di Dio, cioè per entrare nella logica di Dio, che è indispensabile, ad esempio, per capire e vivere il mistero dell’amore tra l’uomo e la donna.

Come un bambino accoglie il regno di Dio? Il Vangelo non lo dice in modo esplicito. Gesù, è vero, proclama con una formula solenne che «chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso», ma poi non dice come un bambino accoglie il regno di Dio. I bambini al tempo di Gesù non erano degni di alcuna considerazione, e questa espressione suonava quindi strana: com’è possibile che uno che non conta niente sia addirittura da imitare? Alla domanda che ci siamo posti possiamo cercare di rispondere proprio alla luce di questa condizione sociale del bambino. Egli è uno che dipende dai grandi, e di fronte alla presenza di Dio – questo è il significato dell’espressione «regno di Dio» – quasi naturalmente si affida a Lui, finisce tra le sue braccia perché ne riconosce la bontà.

Il bambino è magari impaurito nel mondo degli adulti, ma accoglie con istintiva sicurezza la mano del padre e l’abbraccio della madre. E con la stessa semplicità accoglie il regno di Dio. Noi grandi, invece, elaboriamo continuamente i nostri dubbi e moltiplichiamo le nostre casistiche e finiamo per accogliere solo noi stessi e i nostri progetti. Da questo punto di vista, i bambini di cui parla Gesù sono l’esemplificazione di una categoria che non è più anagrafica: sono i piccoli, e anche gli adulti devono diventare piccoli per accogliere il regno di Dio.

4 thoughts on “Il bambino e il regno di Dio

  1. La capacità di abbandonarsi, l’avere fiducia – totalmente – è il segreto della fede e della gioia. E il Regno è proprio questo: lasciarsi fare da Dio, dalla vita; non pretendere e poi mettere il broncio perché le cose non filano come vorremmo. E neppure farsi troppe domande, ma annidarsi nell’orizzonte del momento presente da gustare intensamente, impegnando tutti noi stessi, proprio come fanno i bambini concentrati sui loro trastulli.

  2. Bisogna imitare i bambini, che al tempo di Gesù non erano degni di alcuna considerazione ed erano quindi gli “ultimi” della società, come essi accolgono il regno di Dio. Non dobbiamo, con il diffuso atteggiamento individualistico accogliere soltanto noi stessi, ma, come scrive don Agostino a riguardo dei bambini: “bisogna imitarli in questa loro azione per entrare nel regno di Dio, cioè per entrare nella logica di Dio, che è indispensabile, ad esempio, per capire e vivere il mistero dell’amore tra l’uomo e la donna”. L’amore tra me uomo e lei donna, composto da eros ed agape, è estasi, è uscire da me stesso per entrare nella logica di Dio e quindi per imparare ad amare…

    • Lo spirito dell’infanzia non ha nulla di melenso, è forse l’ atteggiamento più coraggioso con cui affrontare le situazioni. Ovvio, nei bambini è inconsapevole, spontaneo. Hanno bisogno di aiuto e non fanno storie. Ma fidarsi significa avere uno sguardo senza pregiudizi sull’ altro, non pretendere, percepire la base solida di un amore vero anche se i fatti sembrano smentire ( la malattia, la morte di persone care nei confronti di Dio), decisioni dure ma a fin di bene. Significa accogliere l’altro nella sua complessità e totalità ( nelle relazioni, nel matrimonio).

  3. “Accogliere l’altro nella sua complessità e totalità” scrive Anna Girola. Non è semplice e non è facile neppure in un sano matrimonio. Don Adolfo Asnaghi, che insegnava filosofia al Collegio De Amicis di Cantù, diceva che se due si amano usano (in caso di necessità) lo stesso spazzolino da denti… Sembra una banalità, eppure è una prova per capire se sarai capace di amare moglie o marito nella difficoltà, nella malattia, nell’agonia…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...