Colpo di testa 196 / La bellezza, vaccino contro la reclusione

Corriere di Como, 9 febbraio 2021

Siamo in una fase particolare della nostra lotta contro il Covid. L’essere tornati in zona gialla ci ha messo le ali ai piedi e ci ha dato un po’ di tranquillità. Ma non siamo completamente sicuri di essere capaci di gestire questa grande responsabilità che sta tutta nelle nostre mani e nelle nostre decisioni quotidiane. Uso il plurale perché la responsabilità deve essere collettiva e collettivo significa concretamente la somma delle responsabilità individuali. Nessuno deve sgarrare, cioè.

Da solo io non rischierò mai di creare un assembramento. Ma, camminando insieme agli altri nello stesso posto e nello stesso orario, questa possibilità esiste. Se c’è una dimensione che Il Covid ha potenziato è proprio questa solidarietà sociale, questo mio dipendere dall’altro, questo nostro dipendere l’uno dall’altro. Non ci possiamo nascondere che questa situazione noi la consideriamo un po’ come una diminuzione della nostra libertà individuale. Invece la educa ed è un utilissimo strumento di formazione sociale.

I giorni a venire ci diranno se l’intemperanza non ha avuto la meglio sulla prudenza. Ma è chiaro che, al di là del rispetto delle norme, la libertà di ciascuno ha bisogno di essere nutrita non solo di regole e di imposizioni. Bisogna darle una sorta di via d’uscita che la ripaghi dalla fatica del dover essere incanalata entro un percorso prefissato.

A me piace parlare di estasi della bellezza. Non v’è dubbio che il primo luogo dell’estasi è la natura. Ad esempio, una giornata come quella di oggi mentre scrivo è così adatta a fare riposare gli occhi nei colori della montagna e del cielo. Chi può farlo fa bene a calzare gli scarponi, a mettersi sulle spalle lo zainetto e raggiungere qualche scorcio di panorama del nostro bellissimo lago. È un antidoto contro la tristezza del cuore, che altrimenti rischia di spalancare la porta ad ogni tipo di malattia.

Ma non solo. C’è l’ampio spettro di bellezza della cultura, dell’arte, della musica, del teatro, del cinema. Settori che sono stati colpiti dalla pandemia con restrizioni che qualcuno considera addirittura eccessive. L’uomo estatico, che ha bisogno di uscire da se stesso per ritrovare se stesso, non può fare a meno a lungo della linfa che proviene da questo campo amplissimo del sapere umano. Domenica scorsa sulle pagine culturali del “Corriere della Sera” c’era un articolo di Susanna Tamaro Intitolato “Servono chiese belle per nutrire la fede”. Secondo la scrittrice ci sarebbero oggi “troppi abomini architettonici costruiti dal dopoguerra” che “umiliano tutti, non solo i fedeli”. Di certo, sul bello e sul brutto di un’opera d’arte o di una chiesa si può sempre discutere, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui tutto è troppo strettamente legato al “mi piace” e il “mi piace” è spesso completamente slegato da ogni competenza in materia.

Su una cosa però possiamo essere d’accordo. Oltre al vaccino, che deve proteggerci contro Il coronavirus e darci una sicurezza sanitaria di popolo, in questo periodo è utile Incrementare il più possibile e nei limiti di quanto è permesso, quelle esperienze di bellezza dentro la nostra vita, che la rendono sana e le impediscono di stare reclusa dentro se stessa.

2 thoughts on “Colpo di testa 196 / La bellezza, vaccino contro la reclusione

  1. Agostino Clerici nel libro “L’albero della vita” Tavernerio (Co) 2015 scrive “questa vita concreta-che rende visibile lo spirito dell’uomo nell’unico modo in cui sia storicamente possibile, nella carne appunto- percorre quattro stadi, che ho identificato con nomi che fra loro si richiamano: statica, etica, estetica, estatica”. L’estasi della bellezza, del terzo-quarto stadio, possiamo percepirla in luoghi che ci aiutano a uscire da noi stessi (per ritrovare noi stessi). In questi difficili tempi di pandemia a Como e dintorni possiamo trovare siti di grande bellezza in cui far riposare i nostri poveri occhi: il lago col riflesso azzurro del cielo, i monti lariani con le cime bianche di neve, le chiese in pietra del romanico comacino. Susanna Tamaro nel libro “Servono chiese belle per nutrire la fede” scrive che oggi vi sono “troppi abomini architettonici” ovvero le chiese moderne. In realtà lo spazio delle chiese post-conciliari è stato concepito dagli “archi-star” come espressione individuale e di libero arbitrio, senza un vero approfondimento della lettura evangelica suggerita dal Concilio. Non si è quindi potuta formare una “nuova tradizione” in cui percepire l’estasi della bellezza. Per uscire da noi stessi è perciò meglio visitare gli antichi spazi delle chiese romaniche comacine, ma non da soli, perchè la cosa più bella è da sempre
    -chi tu ami-

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