Colpo di testa 169 / La scuola torni a scandire il tempo

Corriere di Como, 23 giugno 2020

Uno degli orologi sociali che funzionava meglio era la scuola: essa scandiva i tempi annuali un po’ per tutti. Ebbene, il coronavirus è riuscito a incepparlo. Pochi giorni fa, infatti, è finito l’anno scolastico, ma le scuole erano già chiuse dal 24 febbraio. È vero che l’istruzione è stata garantita dalla cosiddetta “scuola a distanza”, ma l’andare a scuola è tutta un’altra cosa, e i ragazzi hanno avuto solo la sensazione che si continuasse a stare a casa, senza più video-lezioni. Esperienza ben diversa dalla tanto attesa frattura del tempo costituita dalla fine tradizionale della scuola: si arrivava a casa, si gettava la cartella sul letto, e iniziavano i tre mesi più belli dell’anno! Invece così, non si sa che cosa termina e soprattutto non si sa che cosa inizia…

Le attività estive per i ragazzi – i vari Grest e Centri estivi – sono state organizzate solo in alcuni luoghi, con modalità molto diverse e anche con costi maggiori e numeri limitati di presenze. Mantenere le distanze, indossare le mascherine, sanificare continuamente i locali sono azioni sicuramente necessarie, ma che non corrispondono all’idea tradizionale di divertimento. Quindi, anche lo svago, oltre alla scuola, è stato rivoluzionato dal Covid-19. Fa impressione vedere spazi, che in questi giorni sarebbero stati brulicanti di bambini, insolitamente spenti e chiusi. Solo l’abnegazione e la creatività degli educatori permette che qualche esperienza estiva non sia stata del tutto cancellata.

Il punto di domanda sulle vacanze estive si prolunga nell’incertezza sulla ripresa della scuola. Riaprirà? E quando? La ministra si premura di dare risposte rassicuranti, ma la realtà è che non sappiamo come sarà l’evoluzione della pandemia e prevedere che cosa succederà a settembre è un’operazione difficile quanto vaticinare che tempo farà da qui a tre mesi. Giusto progettare la riapertura delle scuole, ma con il beneficio del dubbio. E poi, come si aprirà? Con l’ottica attuale del distanziamento? Con il plexiglass e le mascherine? Perché la scuola è un’esperienza di incontro, di relazioni, di commistione sociale. E non si può snaturarla troppo.

Apro una parentesi su un’altra ripresa, che è rodata ormai da un mese, quella delle messe nelle chiese. La gente che ha ripreso a frequentare è ancora in numero inferiore rispetto alle percentuali pre-Covid. E si nota tra i banchi delle chiese una tacita assuefazione a quella strana ritualità della distanza che si è sovrapposta alla ritualità dell’avvicinarsi, che invece è l’essenza della celebrazione eucaristica. Tutti gli accorati inviti a vincere il malessere dell’estraneità tra i fedeli sono andati a farsi benedire di fronte alle norme – un poco asfissianti, anche se necessarie – per mantenere le distanze. Si nota che la gente è più preoccupata di questo, in un rito che dovrebbe favorire invece la prossimità. Lo stesso gesto della comunione assomiglia ad una consegna asettica – con guanti di lattice e magari anche con pinzette – e la dinamica del dono si è come affievolita dentro una procedura di sicurezza, che rischia di produrre una confusione del simbolismo eucaristico.

Intanto l’estate è iniziata ufficialmente con il solstizio. Speriamo in giornate di sole e di luce – in tutti i sensi – per capire se e come il vecchio orologio della scuola riprenderà a battere il tempo per tutti.

One thought on “Colpo di testa 169 / La scuola torni a scandire il tempo

  1. Condivido profondamente tutto quanto così ben scritto sulla scuola. Relativamente al rischio di confusione del simbolismo eucaristico, ritengo che si avverta nella messa festiva quando il sacerdote è costretto a girare, in una specie di gincana, nei banchi tra le persone preoccupate. Nella messa feriale il procedere in fila, anche se a un metro di distanza, verso il sacerdote fa sentire le persone ancora in comunione. Non si potrebbe lasciare la fila, anche se distanziata e quindi più lunga, anche nella messa festiva? Tino

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