Come un pastore…

BATTESIMO DEL SIGNORE – Anno C

Le parole di Giovanni Battista ci hanno aperto il cammino verso il Natale nel tempo di Avvento e ora indicano il senso del Natale quotidiano in quello che la Chiesa chiama tempo ordinario. In verità, Gesù è come un seme posto nella vita di tutti i giorni e ogni giorno s’incarna e nasce dentro le vicende più ordinarie, quali sono quelle delle nostre famiglie. Eppure, se ci pensiamo bene, con la presenza di Cristo nulla più può essere ordinario, anche se tutto scorre apparentemente uguale.

Giovanni Battista, «poiché il popolo era in attesa», indirizza lo sguardo verso la persona giusta, «colui che è più forte di me… Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco». Giovanni parla di Gesù con un linguaggio che rischia di suscitare timore: uno forte, uno che maneggia il fuoco. Non è escluso che Giovanni s’attendesse un Messia potente in opere, capace di ristabilire storicamente un ordine nuovo. Ma è certo che era disposto a indicarlo con la sua vita: lo precedeva, ma era pronto a seguirlo. Gesù, in effetti, confermerà di essere venuto a portare il fuoco sulla terra, ma la sua presenza in mezzo agli uomini si segnalerà subito secondo l’attesa espressa da Isaia – il grande profeta che aveva intravisto la voce che grida di preparare la via al Signore – e Isaia utilizzò un’immagine più dolce e pastorale, pur parlando di un Dio che «viene con potenza» e il cui braccio «esercita il dominio». Disse infatti: «Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». Nella profezia di Isaia è già racchiuso il Gesù storico, che di sé dirà: «Io sono il buon pastore». Il fuoco di Gesù è quello dell’amore che tiene sul petto e conduce dolcemente; il suo braccio potente è quello che raduna e fa pascolare.

Oggi, nella festa del Battesimo del Signore che chiude il ciclo natalizio, siamo invitati a sostare davanti a questa icona di Gesù incarnato nella figura di una guida autorevole e sicura, amata dal Padre, riempita del dono dello Spirito, una guida che non incute timore ma che genera fiducia e compiacimento. Questa festa, quindi, ci permette di far superare al Natale cristiano il rischio di rimanere rinchiuso in una poesia della infanzia, per farci attingere alla vera infanzia spirituale del cristiano: Gesù Bambino è l’archetipo del piccolo, del discepolo, apparentemente povero e indifeso ma accolto, protetto e sostenuto dall’amore di Dio. Essere battezzati anche per ciascuno di noi significa riconoscere di essere agnellini portati sul petto e pecore madri condotte dolcemente. La vita cristiana – forse ce lo dimentichiamo troppo spesso – è un itinerario al seguito del supremo Pastore, nella consapevolezza che in Lui soltanto ha consistenza la nostra salvezza. Forse, ciò che più manca è proprio la fiducia nel suo Amore misericordioso. Presi come siamo da una filosofia di vita tutta fondata sull’efficienza del fare, abbiamo finito con il credere che i confini del cristianesimo coincidono con quelli delle nostre iniziative e del loro successo e abbiamo così smesso di confidare nell’amore provvidente di Dio che nel mondo si distende e si estende solo se trova uomini e donne ancora disposti a lasciarsi semplicemente amare da Lui. Esattamente come un bambino appena nato che abbisogna di tutto e si fida del braccio materno e paterno che lo attrae a sé e si lascia dolcemente cullare.

Questa dimensione – in cui si racchiude il senso del Natale quotidiano che siamo chiamati a vivere – non mette certo in ombra il nostro impegno e la nostra responsabilità. Così bene ce la ricorda in questa domenica che ci spalanca per qualche settimana sul tempo ordinario (prima del tempo forte della Quaresima) il brano tratto dalla lettera di san Paolo a Tito (già ascoltato a Natale): «Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo». Come a ricordarci che il Natale non ha affatto estinto l’attesa, ma ci ha solo messi dentro la storia con un impegno rinnovato e la consapevolezza di dipendere da Uno che ci aspetta e, intanto, non smette di amarci.

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