Colpo di testa 79 / Mondiali iper-tecnologici ma gioia e lacrime antiche

Corriere di Como, 3 luglio 2018

Fu la prima edizione dei mondiali di calcio ad essere trasmessa a colori, quella che assegnò definitivamente la Coppa Rimet al Brasile nella finale vinta contro l’Italia. A Mexico ’70 comparvero per la prima volta i cartellini giallo e rosso per indicare l’ammonizione e l’espulsione. Anche il pallone era nuovo, divenuto poi classico, con 12 pentagoni neri e 20 esagoni bianchi, così si sarebbe visto bene anche sui “vecchi” televisori in bianco e nero.

Sono passati meno di cinquant’anni e le cose sono notevolmente cambiate. Ora ai mondiali di Russia 2018 ciascuno può guardare sul telefono “live” e “on demand” le partite, riprese da 5 telecamere diverse, e scegliere tra 24 punti di vista per vivisezionare un’azione o un goal.

C’è poi la grande novità della sala Var di Mosca collegata in auricolare con l’arbitro di ogni partita, per aiutarlo a sbrogliare le situazioni più intricate o per correggere i suoi errori: davanti ai sofisticati monitor ci sono ben quattro arbitri in uniforme per indicare che anch’essi sono in campo insieme ad arbitro, guardalinee e quarto uomo… della serie “sedici occhi vedono meglio di due”. È nato pure un nuovo gesto – formare un video con le mani – per indicare che si sta ricorrendo al “grande fratello” calcistico, capace di spiare ogni pur minimo particolare dell’azione. Siamo certi che il gesto passerà nello sloganario dei segni, per dire che si vuole rivedere un fatto con più accuratezza. Magari, nel giro di qualche anno, una mini-Var troverà posto sulle automobili, per decidere le responsabilità degli incidenti stradali.

La tecnologia a Russia 2018 la sta facendo da padrona, eppure c’è qualcosa che non si riesce a modificare o a sostituire. Semmai le telecamere avvicinano e amplificano, ma il dato originario è squisitamente umano e si direbbe universale. Il campione superpagato che sbaglia un rigore si tiene la testa tra le mani esattamente come il bambinetto sul campo dell’oratorio. La faccia di Messi o di Ronaldo dopo l’eliminazione delle loro nazionali – e soprattutto dopo non aver segnato nemmeno un goal per farle vincere! – non riesce a nascondere domande e reazioni che si direbbero da manuale. È vero, Lionel Messi anche in quel minuto di tristezza immobile sul campo ha incassato 100 euro, e forse questa consapevolezza lo ha aiutato anche a perdere, ma la sua tristezza è la stessa del bomber mancato dopo la partita tra scapoli e ammogliati.

L’entusiasmo o le lacrime sugli spalti sono un altro ingrediente rimasto inalterato nel tempo, pur nel modificarsi delle manifestazioni folcloristiche con l’arrivo di nuove squadre – penso agli islandesi con il loro Geyser Sound o al tifo inaspettatamente rumoroso degli iraniani.

Insomma, il calcio – anche quello ipertecnologico e iperpagato – sa ancora emozionare e accende vampate di attaccamento ai colori nazionali. A proposito, l’Italia non c’era. Dispiace, ma questa assenza ci ha concesso di gustare le partite, come seduti sulla tribuna d’onore, con quel distacco che s’addice al vero spettacolo. Speriamo, però, di tornare presto nell’arena insieme ai leoni.

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