Chi è lo Spirito?

DOMENICA DI PENTECOSTE – Anno B

Quando arriva Pentecoste, viene a galla la difficoltà a parlare dello Spirito Santo, la terza Persona della Santissima Trinità: non è Gesù, con la sua evidente umanità, e non è il Padre, che, con un po’ di fantasia, ci immaginiamo come un vecchio dalla barba bianca! In un mondo in cui tutto sembra misurabile e rappresentabile, lo Spirito Santo è evanescente: più che a qualcuno, assomiglia a qualcosa… e qualcosa di interiore. Facciamo, allora, due brevi incursioni per cercare di capire chi è lo Spirito Santo. La prima prende spunto dall’origine antica della Pentecoste: gli ebrei celebravano in questo giorno, cinquanta giorni dopo la Pasqua, la festa di ringraziamento per il raccolto dei campi. Viene un po’ di nostalgia a dire queste cose, perché oggi il moltiplicarsi delle feste vane e insignificanti ha distrutto l’anima della festa, e forse anche il raccolto dei campi fa pensare solo a precise logiche di mercato. Comunque, la Pentecoste è legata strettamente al ritmo della vita che attraversa la creazione tutta. È una festa che ci dovrebbe costringere a guardare in modo nuovo la materia, e, per farlo, abbiamo assolutamente bisogno dello spirito. Io faccio esperienza dello Spirito Santo tutte le volte che vado in montagna. La terza persona della Trinità, allora, è lì al mio fianco come una Presenza divina che mi educa allo sguardo sui prodigi che rischio di attraversare distrattamente. Lo Spirito Santo è Colui che mi dice: «Guarda, tutto è dono per te, a patto che tu accolga questa materia nella luce della tua natura spirituale e non come materiale per la tua produzione!». Lo Spirito Santo ci educa a leggere l’impronta di Dio nel creato, a scoprire che anche la materia più grezza – come può essere un sasso – è in realtà frutto dello Spirito creatore e domanda il mio stupore di creatura spirituale, che guarda con gli occhi del corpo ma in realtà svela la bellezza spirituale che c’è in ogni cosa. Auguro a tutti che l’estate sia occasione propizia per fare questa particolare esperienza dello Spirito Santo a contatto con la natura.

La seconda incursione per capire chi è lo Spirito, la facciamo guardando le nostre famiglie. La Bibbia, spesso, per dirci chi è lo Spirito ci fa semplicemente vedere come opera. Ad esempio, san Paolo non ci dà una definizione dello Spirito, ma dice che «il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé». Ebbene, lo Spirito Santo è più che mai all’opera in quelle famiglie in cui lo si accoglie e lo si lascia lavorare. E che fa? Elimina i problemi? Niente affatto, quelli ci sono. Non sto parlando delle famiglie perfette (che forse non esistono nemmeno), ma di quelle normali, in cui la serenità è frutto della fatica quotidiana. La serenità di una famiglia non è affatto l’assenza di problemi, ma è il loro discioglimento entro un’ottica di amore e non di egoismo. E lo Spirito Santo è l’attore che risolve i problemi. Perché è Amore, e l’amore in una famiglia non elimina la fatica, ma la risolve, regalandole una destinazione di bene. La bellissima Sequenza di Pentecoste è vera in massimo grado nella famiglia. Se vedo la stanchezza sul volto della moglie o del marito, lo amo se lo metto in condizione di riposare, a costo magari di stancarmi io. Ci sono momenti di pianto, e l’amore si vede allora nella capacità di donare conforto, di rassicurare, di far sentire la propria presenza, magari silenziosa. Ci sono momenti di aridità, e allora l’amore diventa come un annaffiatoio che bagna e feconda il terreno screpolato dell’altro. Ci sono momenti in cui il clima familiare si raffredda e i rapporti tra i coniugi o tra genitori e figli gelano: ecco che l’amore interviene riaccendendo il fuoco del dialogo, facendo sedere l’uno di fronte all’altro, o comunque l’ambiente si scalda perché c’è chi ha il coraggio di dire la prima parola buona o chi si dimostra disponibile a portare pazienza aspettando le lentezze dell’altro. Ci sono momenti in cui qualcuno imbocca una strada sbagliata, e l’amore si vede allora non nella rassegnazione del lasciar correre, ma nella giusta severità, se necessario, per domandare conto della fiducia accordata: raddrizza ciò che si è sviato, lava ciò che è sordido, sana ciò che sanguina…  Così com’è l’amore in una famiglia, è lo Spirito Santo: è amore fatto Persona divina, capace di adattarsi pur di esserci!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...