Colpo di testa 67 / Quando la goccia non scava la pietra

Corriere di Como, 10 aprile 2018

Domenica 10 settembre 2017: nel comune di Argegno lungo la Statale Regina si verifica uno smottamento causato dalle forti piogge dei giorni precedenti. La viabilità lungo un’arteria di primaria importanza per il traffico privato, commerciale e turistico viene fortemente penalizzata. In poco tempo si realizza un senso unico alternato regolato da un semaforo, scongiurando la chiusura totale della strada.Il commento di quei giorni è pressappoco questo: «Meno male che è già settembre e la stagione turistica va esaurendosi. Se lo smottamento fosse successo ad aprile, allora sì, con l’estate alle porte, sarebbe stato un guaio!». Ed eccoci accontentati: è già arrivato aprile e la frana è ancora lì esattamente come a settembre. Il guaio c’era e continua ad esserci dopo sette mesi di inerzia.

Dicevano i latini: «La goccia scava la pietra». Ma non avevano previsto che lo stillicidio di gocce delle lungaggini burocratiche le pietre non solo non le scava, ma le mantiene intatte sulla strada. In oltre duecento giorni tutto è rimasto identico alla fotografia dei momenti immediatamente successivi alla frana: gli stessi new jersey di cemento a contenere i sassi che rimangono sulla carreggiata sud della Statale Regina. Nel breve tratto a corsia unica, tra Pasqua e Pasquetta sono transitati oltre 40mila veicoli, creando chilometri di coda.

A scavare nella vicenda, qualche piccola negligenza si potrebbe trovarla, ma credo che, se dovessimo andare ad interpellare tutti gli anelli della catena che dovrebbe portare a riattivare la circolazione in quel tratto di strada, scopriremmo magari che ciascuno ha fatto la sua parte nei tempi previsti dalla legge. La burocrazia ha questo di buono: non crea sensi di colpa. L’unico a sperimentare il disagio è l’utente finale, l’ultimo anello della catena. Che, però, nel corso degli anni ha imparato ad esercitare la virtù della pazienza, coniugandola secondo i tempi della rassegnazione. Passando ogni giorno dal tratto incriminato, il viandante automunito si aspetta e spera che il semaforo gli faccia l’occhiolino (arancione) e che tra le pietre s’intraveda qualche tuta colorata, e spunti una piccola ruspa. Insomma: qualche segnale che i lavori sono finalmente cominciati. No, tutto fermo, anche se nelle ultime ore qualcosa sembra far presagire il prossimo inizio del cantiere.

A poco vale – anzi, il paragone è addirittura irriguardoso – ricordare che dal 23 agosto 2017 (data della disastrosa frana del Pizzo Cengalo in Valle Bregaglia) al 24 novembre 2017 sono passati solo tre mesi, che nel vicino Canton Grigioni sono bastati per riaprire la strada del Maloja, in tempo per l’inizio della stagione invernale in Engadina. Noi ad Argegno aspettiamo ancora una salutare scarica di… adrenalina. E così si chiama – “Adrenalina” di Santo Stefano del Sole, in provincia di Avellino – l’impresa che nel mese di febbraio ha ricevuto da Anas l’incarico per i lavori. Nomen omen, «Il nome è augurio». Speriamo che questa volta i latini abbiano ragione.

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