L’avventura della Chiesa

Erroneamente è stato pubblicato un post già presente nel blog. Ecco il nuovo testo.

SECONDA DOMENICA DI PASQUA – Anno B

Chi ha inventato la domenica? Verrebbe da rispondere: è stata la Chiesa. Eppure la domenica già esisteva e, per gli ebrei ad esempio, era il primo giorno dopo la festa del sabato (per intenderci, come il nostro lunedì). È stato Gesù a modificare radicalmente questo primo giorno lavorativo nel giorno festivo. Il brano evangelico che abbiamo appena ascoltato ci racconta le prime due domeniche cristiane della storia.È una narrazione importantissima per la nostra fede. La mattina di quel primo giorno dopo il sabato era successo ciò che i Vangeli ci hanno raccontato domenica scorsa: le donne vanno al sepolcro e lo trovano vuoto; corrono anche Pietro e Giovanni e vedono che il corpo di Gesù non è stato trafugato (perché altrimenti non vi avrebbero trovato le bende, il telo di lino e il sudario, oppure sarebbero stati in disordine) ma il telo che era stato stretto con le bende attorno al corpo di Gesù si era come svuotato e afflosciato rimanendo però intatto. Alla sera della prima domenica della storia cristiana Gesù in persona si fece vedere dai suoi discepoli. Conosciamo bene anche un altro episodio, quello dei due discepoli diretti a Emmaus, che riconoscono Gesù nel gesto di spezzare il pane. Insomma, la domenica l’ha inventata Gesù. Lo comprendiamo anche dalla vicenda di Tommaso. Egli non era presente quella sera, gli fu riferito che Gesù risorto era apparso, ma non volle credere subito. Ora, Gesù non fa una rivelazione privata a Tommaso durante la settimana, ma aspetta la domenica successiva e si rende presente nella stessa comunità allargata questa volta anche a Tommaso. La domenica l’ha proprio inventata Gesù, e ce l’ha regalata come il giorno della Chiesa, il giorno della comunità cristiana riunita a celebrare l’Eucaristia, ove Egli continua a rendersi presente. Davvero Gesù, uscendo dal sepolcro, è entrato nella vita e accompagna l’uomo nell’avventura della Chiesa. Lo ricordiamo oggi, Ottava di Pasqua (il giorno di Pasqua, infatti, è un giorno specialissimo, lungo otto giorni), per comprendere come continua nella storia quel grande cammino dell’alleanza che ci è stato offerto dalle prime letture nelle domeniche di Quaresima.

Ci aiuta Tommaso a comprendere e a credere. Sì, proprio quel Tommaso che ha finito con l’essere considerato il protettore degli increduli e che invece è la figura dell’apostolo credente. Confessava papa Gregorio Magno quindici secoli fa: «Maria Maddalena, così sollecita nel credere, non mi è stata utile quanto Tommaso, che fu tanto lento». Proprio così. Tommaso rappresenta un’esigenza umanissima di incontro personale con il Risorto, espressa con la necessità di toccare un corpo che ha patito la morte di croce, per fugare il dubbio che Gesù sia un’allucinazione collettiva. Già, ma noi che cosa tocchiamo oggi? A noi sono rivolte quelle altre parole del Risorto: «Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto». Che cosa non abbiamo visto? Il corpo risorto di Gesù Cristo, che è asceso al cielo e siede alla destra del Padre. Eppure crediamo, perché ci fidiamo della testimonianza degli apostoli che quel corpo risorto hanno visto.

La nostra fede è effettivamente fondata sulla testimonianza apostolica. Anche a noi, però, è dato di vedere per credere: vedere una presenza umana per credere ad una presenza divina. Solo che il corpo che ci viene mostrato e che incontriamo non è più il corpo risorto del Cristo, ma il suo corpo mistico, il corpo della sua Chiesa, che continua nella storia. Certo, il nostro vedere è meno limpido del vedere di Tommaso e degli apostoli. Ma deve essere chiaro che non si dà alcuna possibilità di fede nel Cristo risorto se si dice sì a Cristo e no alla Chiesa. Oggi, un Cristo senza Chiesa è davvero un fantasma, una proiezione dei nostri desideri… perché l’unico Cristo esistente è il Risorto, e l’unica sua estensione attuale è quella della Chiesa, suo corpo nel mondo. Nel tempo pasquale che stiamo vivendo abbiamo l’occasione di riscoprire l’importanza di questo grembo materno in cui il Signore Gesù, crocifisso risorto e vivo, continuamente ci cerca e ci invita ad incontrarlo. La Messa domenicale è il punto più evidente del nostro credere in Lui. Qui lo tocchiamo, e qui Egli ci tocca.

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