Colpo di testa 38 / Tra accoglienza e invasione scegliamo la ragionevolezza

Corriere di Como, 18 luglio 2017

L’Europa sta decidendo sulla questione dei migranti. Intanto i barconi della vita – e della morte – partono e arrivano, sempre negli stessi porti, e fiumane di persone in cerca di futuro riempiono il nostro presente. Francia e Spagna hanno già più volte dichiarato che non intendono aprire i loro porti. La Spagna, a dire il vero, vanta ancora una ventina di chilometri di barriera nelle città di Ceuta e Melilla in territorio marocchino, così da proteggersi da indebiti ingressi. Nel 2005 il riformatore radicale Zapatero vi mandò pure l’esercito, ufficialmente per proteggere i profughi dalle pallottole marocchine. Noi, invece, continuiamo a mandare le navi ai confini delle acque territoriali libiche per portare in salvo migliaia di persone. Secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), tra il 1 gennaio e il 30 giugno 2017 sono sbarcate in Italia 83.731 persone. Un dato superiore a quello dello stesso periodo del 2016, quando arrivarono 70.229 persone (+18%). Solo nel mese di giugno 2017 sono arrivati via mare in Italia 23 mila migranti, mille in più dello scorso anno.

Non v’è dubbio che, data l’instabilità politica della Libia – un piccolo regalo della gestione muscolare del presidente francese Sarkozy, che nel 2011 scatenò la guerra contro Gheddafi con l’avallo degli americani – non è possibile gestire il corridoio mediterraneo come si è fatto con quello balcanico (finché non esploderà e finché si daranno soldi alla Turchia di Erdogan). Però, si potrebbe aiutare l’Italia, che è invece lasciata sola a gestire l’urto dei profughi. Ma l’Europa dei ventisette – tolto di già il Regno Unito – non sembra interessata ad andare molto oltre le parole di solidarietà. E da noi – dopo la denuncia del capo della Procura catanese Zuccaro circa una presunta collusione tra operatori umanitari e organizzazioni criminali libiche – ci si è messi a controllare con l’intenzione di regolamentare il ruolo delle Organizzazioni non governative (Ong). In effetti, il rischio che sia il profit a governare il mondo del no-profit non è da escludere del tutto e per tutti. Vi sono troppi interessi malavitosi che possono incrociare la fame di guadagno facile.

Su tale questione bisogna certo evitare le due ideologie opposte che si fronteggiano spesso sui media a colpi di slogan: “accoglienza” contro “invasione”. Serve, invece, una grande ragionevolezza che sappia coniugare la realtà oggettiva con una gestione veramente umanitaria. I flussi migratori si possono regolare solo in parte, finché non si risolvono le situazioni che li originano. Le migrazioni sono una costante della storia, per fuggire dalle guerre o anche solo per migliorare le proprie condizioni di vita. Ciò che l’Europa deve fare è condividere i costi dell’accoglienza e lavorare seriamente per debellare il traffico di esseri umani che usa il flusso migratorio come un bancomat. Ma deve farlo in fretta, e invece si muove sullo scacchiere del Mediterraneo come un pedone lento e confuso.

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