Mangiare e dimorare

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO – Anno A

Alla domanda su cui discutono i Giudei noi possiamo dare una risposta. «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Mangiamo la sua carne senza essere dei cannibali e mangiamo la carne di Uno che è e resta vivo. I Giudei, infatti, ragionando materialmente, non intendevano come potesse un uomo dare la sua carne da mangiare restando vivo! Ma il nostro ragionamento è spirituale! Se proseguiamo, andando oltre le strettoie della perplessità dei Giudei, ci accorgiamo che le parole di Gesù ci regalano alcune certezze eucaristiche di incommensurabile importanza per la nostra vita cristiana.

«Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno…». Mangiare è un verbo che indica un’azione ben precisa. Non è questione di pensare, di credere, di guardare e nemmeno di contemplare. Bisogna mangiare. Cioè: far diventare nostro, assumere come nostro cibo. L’adorazione eucaristica è una conseguenza della comunione eucaristica, non dimentichiamolo: mangiare è più che guardare, e a noi è stato concesso ben più che contemplare il pane eucaristico nell’ostensorio, ci è stato donato di mangiarlo. Quando prendiamo tra le mani la fotografia di una persona cara defunta, ci capita di fermarci a guardarla, a contemplarla, perché essa ci ricorda momenti di vita insieme, e la contemplazione della fotografia è ancora più intensa se quella persona è stata in vita un dono per noi. Ora, l’Eucaristia non è certo una fotografia, ma è Cristo in persona, sempre vivo, sempre pronto a donarsi a noi. Guardarlo è il modo per ricordarci che ci ama sino al punto che si offre come nostro cibo.

«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Gesù ci ricorda la nostra destinazione di eternità, che supera le dimensioni spaziali e temporali di questa vita terrena. È importante questa prospettiva, perché corregge subito in senso spirituale la dimensione del mangiare. Il cibo eucaristico non funziona come gli altri cibi terreni, è un pane di eternità. Non riempie lo stomaco, come le cose di quaggiù, ma riempie la vita intera. Ci interessa questa prospettiva che va oltre una prospettiva puramente terrena? Se ci interessa, dobbiamo riconoscere chenon sempre noi cristiani testimoniamo al mondo questa destinazione di eternità. Talvolta non traspare che l’Eucaristia è il serbatoio della benzina per andare oltre la terra.

«Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui». Grande rivelazione, questa, perché il premio riservato a chi mangia il Corpo di Cristo non è più espresso al futuro, ma al presente. Gli effetti della Eucaristia, dunque, non riguardano solo l’aldilà, ma cominciano già qui e ora. La benzina, per usare l’immagine di prima, non è solo per andare oltre la terra, ma è per attraversare la terra. Il versante storico del miracolo dell’Eucaristia è ancora più grande di quello concernente l’eternità. Se volessimo restare al gesto del mangiare, dovremmo dire che il pane eucaristico è un pasto tutto particolare. Abbiamo detto: è spirituale, non riempie lo stomaco. Aggiungiamo: è un pane che sovverte le leggi del metabolismo. Tutto ciò che entra dalla bocca nel nostro corpo, infatti, viene assimilato e diventa parte di noi, sostanza, sangue che scorre nel nostro corpo. Il pane eucaristico, che è Cristo in persona, ci assimila a Lui: Lui diventa noi, ma soprattutto noi diventiamo Lui. Dimora in noi e noi dimoriamo in Lui! Quindi, Gesù non si limita a destinare la nostra vita alla risurrezione, ma l’accompagna quotidianamente lungo il tragitto. Il nostro è un Dio che ci porta in cielo, senza abbandonarci un secondo sulla terra, anzi: dimorando in noi, così da esserci talmente intimo da non essere avvertito come un altro che cammina al fianco, ma come il motore interiore della nostra stessa vita.

Ditemi voi se sulla terra è mai stato fatto un dono più grande di questo all’umanità? Come siamo distratti nel considerare la sublimità di questo regalo che ci viene continuamente fatto!

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