Invisibile e… visibile

ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anno A

La festa dell’Ascensione è ben strana. Non si sa bene perché la ricorrenza di un addio debba essere festeggiata. Oppure non si tratta di un addio? Le parole finali di Gesù – sono le ultime da lui pronunciate sulla terra, secondo il racconto di Matteo – farebbero pensare ad una presenza che continua: «Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Assomigliano alle parole un po’ consolatorie che ciascuno di noi direbbe prima di partire per un lungo viaggio. Io sono voi… nel vostro cuore, nella vostra memoria. Ma non sono affatto parole di circostanza, e la presenza che Gesù assicura non è quella della memoria. Non è un ricordo da tenere nel cuore.

Eppure l’addio è innegabile. Gesù era uno che riempiva la vita dei suoi amici, non era uno fra tanti, uno qualunque. Quando parlava scaldava il cuore. La sua compagnia era ricca, nel corpo e nello spirito. Il suo sguardo era profondo. I suoi amici credevano di averlo perso sulla croce, poi lo hanno riacquistato nella dimensione della risurrezione, e ha chiamato per nome Maria e ha chiamato per nome Tommaso, e ha discusso con i due lungo la via di Emmaus, e ha confortato Pietro, e ha preparato il pesce per i sette discepoli lungo la riva del mare. Ora la sua vita terrena proprio si conclude. Inutile nasconderselo: non lo vedranno più come si vede un uomo, non stringeranno più la sua mano, non ascolteranno più la sua voce, né si sentiranno amati dal suo sguardo.

Eppure il modo in cui si separano non è un sepolcro sigillato, una tomba piena di un cadavere e un cuore colmo di lacrime. Le parole di addio sono parole che assicurano una presenza che dura tutti i giorni fino alla fine del mondo. L’atto finale della vita terrena di Gesù è un’ascensione, è un passaggio definitivo nel cielo. Cielo inteso non come nuvolette nell’azzurro, ma come dimora di Dio, come destinazione di felicità piena. Ebbene, egli porta un corpo umano nel cielo, un corpo del tutto simile al nostro. Non resta come ricordo nel nostro cuore, ma nemmeno sale al cielo come puro spirito disincarnato. Stacca i piedi da terra, come facciamo noi quando vogliamo saltare in alto. Li stacca da terra e li porta in cielo. Ma assicura di rimanere presente con noi, tutti i giorni fino alla fine del mondo.

È proprio un «addio» nel senso vero di questa parola: ad Deum, «dirigersi vicino a Dio». E proprio perché ora sta vicino a Dio, Gesù può affermare di essere vicino a noi sempre, in ogni momento della nostra vita. Ciò che sta in Dio ci diventa veramente prossimo. Vuol dire che fu umanamente facile per gli apostoli vivere quella strana festa dell’Ascensione? No, non fu affatto facile e quel giorno certo non discesero contenti dal monte in cui per l’ultima volta avevano contemplato il volto di Gesù. Avrebbero voluto che non si sottraesse mai ai loro occhi, ma Gesù volle educarli a fissare lo sguardo sulle cose che non si vedono, perché sono quelle che restano (così dice san Paolo, il quale è uno che Gesù non lo ha visto e conosciuto da vivo). L’Ascensione diventa allora una grande festa dell’invisibile che è vero, di tutto quell’invisibile e non misurabile che costituisce l’essenziale fondamento della nostra vita. Viviamo in un’epoca che crede di aver fatto del metro umano l’infallibile chiave della realtà. L’unica realtà degna di attenzione – così dice il mondo – è quella misurabile e verificabile con i sensi. Eppure l’unica realtà che davvero conta sta sotto la sfera del misurabile, e ne abbiamo bisogno per vivere più del pane o del telefonino. Chi può vivere bene senza amore e senza amicizia? E l’amore e l’amicizia si misurano forse? Si comprano al mercato? Sono quotati in borsa? No, sono il frutto di una reciproca donazione che avviene nel mondo dell’invisibile. Gesù lo abita e da lì ci assicura una presenza vera. Certo, dobbiamo imparare a riconoscere questa presenza, altrimenti potremmo obbiettare che non è vero che Lui tutti i giorni è con noi. Lui, sottratto ai nostri occhi, si rende in un certo modo ancora visibile nello sguardo di ogni uomo, nella comunità cristiana in cui siamo stato innestati, nella Parola di Dio che ancora risuona per noi, nel Pane che viene spezzato. In fondo, la festa dell’Ascensione è una conferma del Natale, è anch’essa una festa dell’incarnazione di Dio, che, in Gesù Cristo, resta in terra perché la nostra terra è con Lui in cielo.

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