Colpo di testa 18 / Il “papocentrismo” è danno per la Chiesa

Corriere di Como, 7 febbraio 2017

Manifesti contro Francesco«A France’… ma n’do sta la tua misericordia?». La domanda non è rivolta a Totti, come premessa di qualche sua famosa barzelletta che circola in rete. È solo l’inizio e la fine – in romanesco – di una frase stampata su centinaia di manifesti affissi a Roma sabato 4 febbraio, con il volto un po’ imbronciato di un altro ancor più famoso Francesco, il Papa. Lo si accusa di predicare la misericordia e di non averla adottata in alcune sue decisioni e scelte di governo, che gli anonimi sottoscrittori evidentemente intendono contestare.

Non posso e non voglio entrare nel merito di episodi che tanti non conoscono nemmeno, e già qui si può azzardare che gli autori dei manifesti antipapali non sono popolani che vogliono far rivivere le famose «pasquinate» romanesche. L’anonimato è sempre un pessimo biglietto da visita: chi ha paura di manifestare la sua identità nasconde sempre con il nome anche la malevolenza che lo anima e toglie così dignità a quanto dice. Magari nelle prossime ore qualche segugio bene informato di cose vaticane riuscirà a identificare i mandanti dell’iniziativa, e allora si potrà capire qualcosa di più sui reali motivi che stanno dietro il vile attacchinaggio notturno. Qualche commentatore ha parlato di «gesto disperato» proveniente dal microcosmo antibergogliano. Magari si vuole solleticare l’impulsività di Papa Francesco e costringerlo a qualche gesto di forza, tale da alimentare un clima di vittimismo. Domenica, durante l’Angelus, parlando della missione dei cristiani, il Papa ha invitato a «tenere lontani i germi inquinanti della maldicenza»… Ma forse quelle parole erano già scritte prima che comparissero i manifesti.

Sta di fatto che ancora una volta al centro c’è il Papa, quello che dice o quello che dovrebbe dire, quello che fa o quello che dovrebbe fare, quello che pensa, l’analisi logica e grammaticale dei suoi documenti e dei suoi discorsi. Questo papocentrismo è un vero danno per la Chiesa (e lo dico come uno che ne fa parte, sia chiaro). Senza mancare di rispetto ad una persona che, per chi crede, ha un ruolo di unità e di comunione, questo continuo mettere al centro il Papa alla lunga ci convince che la Chiesa dipende da lui, che la Chiesa è lui, che solo lui può cambiarla o – nella mente terrorizzata dei suoi oppositori interni – che lui solo la sta distruggendo. Questo meccanismo di centralizzazione – talmente ridicolo, che quelli che oggi osteggiano visceralmente il potere di Francesco sono gli stessi che ieri difendevano a spada tratta l’autorità di Benedetto – si ripete in cerchi concentrici sino a far coincidere la diocesi con il vescovo e la parrocchia con il parroco. Niente di più irreale. Ma i media sposano volentieri questa logica minimalista, perché permette di individualizzare l’analisi del fenomeno Chiesa in una semplificazione comoda, che però falsifica la realtà.

Del resto, mi sembra di poter dire che la luna di miele di Papa Francesco con la Chiesa e con il mondo è finita da un pezzo. Personalmente non sento alcuna nostalgia di un certo clima dolciastro, che può solo nuocere a chi ha deciso di mettere la sua vita nel solco tracciato da un Altro. Che non è il Papa.

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