Maria e il sorriso di Dio

MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

SidelenAll’inizio di ogni nuovo anno la Chiesa ci propone una benedizione e la figura materna di Maria. La benedizione è in realtà il sorriso di Dio: «Il Signore faccia risplendere per te il suo volto». Quando Dio benedice, egli non fa altro che presentarsi davanti al nostro volto con il suo sorriso. Ha dei motivi particolari per farlo, e per farlo sempre? Sembra di no. La nostra vita non presenta a Dio tanti motivi per sorridere. Noi, almeno, non sappiamo sorridere, facciamo un po’ di fatica a guardarci con simpatia e troviamo sempre qualcosa che non va. Ed è così, c’è più di qualcosa che non va nella nostra vita. Eppure Dio sorride. Sorride di quel sorriso gratuito e generoso che sta sul volto di un bambino. Proprio così. Il suo volto risplende per noi senza che ci sia un motivo particolare che non sia l’amore gratuito, il dono di una pacificazione interiore.

Dio sorride – ed è bello pensare che lo faccia nella sua forma natalizia, quella di Gesù Bambino – perché vuole invitarci ad avere uno sguardo simile. Il sorriso di Dio è un suggerimento di pace. Ci esorta: «Comincia a guardarti così, considera con simpatia la tua miseria umana, parti da lì senza scoraggiarti, senza tirare troppo in fretta la riga del conto finale. Sappi che io, il tuo Signore, ti conosco fino in fondo, eppure stampo ancora e sempre il mio sorriso sul tuo volto!». Carissimi, questa è una vera iniezione di fiducia. Altro che oroscopi fasulli con tutte quelle promesse artificiali di bene che si dimostrano delle chimere! Dio sorride per dirci fondamentalmente che ha ancora fiducia piena in noi, che parte concretamente dal punto in cui siamo, che tiene conto delle nostre fragilità. Questo è l’atto di amore fondamentale che tiene in piedi ogni persona, che è capace di sostenere la speranza di un anno intero. Ora, questa benedizione che è il volto sorridente di Dio per noi ha un suo volto particolare, sublimemente umano: quello di Maria.

La pagina evangelica è ancora quella di Natale. Ci sono i pastori, i quali portano a Maria – e anche a noi – ciò che del bambino era stato detto loro dall’angelo, e cioè: «È piccolo, ma è il Salvatore; è un bambino in fasce in una mangiatoia, ma è Dio». Sta qui, in un certo senso, il motivo del sorriso di Dio. Non sta nelle nostre vite, ma nella sua, capace di insinuarsi con la sua piccolezza entro le pieghe delle nostre. Egli – piccolo capace di infinita misericordia – sa leggere il piccolo, sa scrutare, oltre il peccato, il nostro anelito di risalita, l’impronta di buono che vorremmo far fruttificare e che invece resta spesso soffocata dal nostro egoismo. «Tutti si stupirono», ci dice l’evangelista. Per forza, chi aveva mai pensato una cosa simile? Chi l’aveva mai vista in vita sua? «I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio». Dio non più soltanto in cielo, ma Dio visto in terra sotto le sembianze di un bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. E Maria? L’evangelista ce la mostra in un atteggiamento meno esteriore, direi quasi meno dinamico. Il suo modo di stupirsi è tipico della madre, è nascosto in un custodire, è tessuto in un meditare. «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Maria è immagine di pace, di silenziosa contemplazione delle cose che Dio fa accadere. Le cose della vita sono sempre pezzetti di un mosaico, rischiano di essere frammenti insignificanti se non fai la fatica di metterle insieme. Questo è il significato esatto di «meditare»: mettere insieme i pezzi, dare loro un disegno unitario, o, meglio ancora, ricondurli ad un disegno unitario che non hai progettato tu, ma che ti è stato donato.

Mi piace pensare che Maria ricomponesse il mosaico di «tutte queste cose» semplicemente guardando Gesù e ricevendone da lui un sorriso. La benedizione di Dio che, lo abbiamo visto, è il suo sorriso per noi, è l’unico quadro d’unione del mosaico della vita di ciascuno di noi. Siccome Lui ti guarda e ti sorride, tu, pur con le tue fragilità e il tuo peccato, sai trovare la forza di andare avanti e riesci a mettere insieme i pezzi così che il tuo cuore sia – almeno per un attimo – luogo di unità, terreno di pacificazione interiore. Ecco che lo stupore materno di Maria diventa responsabilità per il presente, traccia di cammino. Ecco perché la Chiesa ostinatamente ci benedice ogni primo dell’anno e lo fa con il volto di Maria. Perché si possa camminare.

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