Colpo di testa 10 / Il dubbio amletico di Bob Dylan

Corriere di Como, 13 dicembre 2016

Bob Dylan«Le mie canzoni sono letteratura?». Bob Dylan ammette di non aver mai trovato il tempo di domandarselo. È stata l’Accademia Svedese «a prendere in considerazione questa specifica domanda» e a dare «una risposta così meravigliosa», assegnando al cantante statunitense il Premio Nobel per la letteratura. Bob Dylan non è andato a ritirarlo di persona il 10 dicembre a Stoccolma («per impegni già presi», così ha motivato la sua assenza). Ha mandato una lettera (letta dall’ambasciatrice statunitense in Svezia Azita Raji) in cui esprime intanto la sua gratitudine e discioglie così tutti i dubbi circa la sua reale volontà di accettare il premio. «Se qualcuno mi avesse mai detto che avrei avuto una minima possibilità di vincere il premio Nobel, avrei pensato di avere circa le stesse probabilità di camminare sulla luna», scrive Bob Dylan, e fa l’elenco di famosi vincitori del Premio a cui ora s’aggiunge il suo nome: Kipling, Shaw, Thomas Mann, Pearl Buck, Albert Camus, Hemingway. La motivazione che ha spinto i diciotto membri dell’Accademia Svedese ad assegnare il Nobel per la letteratura 2016 ad un cantante è questa: «Per aver creato nuove espressioni poetiche all’interno della grande tradizione della canzone americana».

Bob Dylan si dimostra lui per primo sorpreso per tale scelta e, portando ad esempio la drammaturgia (cita Shakespeare), riconosce che anche un cantante, quando scrive il testo di una canzone o si prepara per un concerto, è interessato a questioni ben più banali della letteratura (del tipo: “Sto registrando nello studio più adatto?”, “Questa canzone è nella tonalità giusta?”). Devo ammettere che anch’io sono rimasto sorpreso quando il 13 ottobre scorso venne resa nota l’assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan. Così come fui perplesso nel 1997, quando lo stesso premio venne assegnato a Dario Fo, perché «seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi» (questa la motivazione di allora dell’Accademia Svedese).

Ora, la lettera del cantante neo premio Nobel mi convince ancora di più del mio dubbio. Anche un giullare e un menestrello, sia chiaro, esprimono e condividono un contenuto culturale, che è frutto di un lavoro di riflessione e di una traduzione creativa. Ma la letteratura – lo sospetta lo stesso Bob Dylan nella sua lettera – ha ben altro spessore… Per cui, resto con una domanda aperta e non sono d’accordo con la «risposta così meravigliosa» dell’Accademia Svedese. Anzi, prendendo a prestito le parole di una famosa canzone di Bob Dylan che ho tante volte cantato, dico che… «risposta non c’è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà».

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