Le strategie dell’evangelizzazione

QUATTORDICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

CarlinaQuesta pagina dell’evangelista Luca è importante perché ci svela le strategie dell’evangelizzazione, come Gesù ci vuole missionari nel mondo. Sono consigli che, presi alla lettera, sembrano un po’ strani, e di cui, pertanto, è necessario comprendere la logica, così da poterla applicare anche alle mutate condizioni storiche e culturali.

  • «A due a due». Perché non da soli, secondo il proverbio che recita: «chi fa da sé, fa per tre»? E perché non tutti e settantadue insieme? Gesù sembra voler evitare l’isolamento del missionario, soprattutto perché bisogna essere almeno in due per poter testimoniare ciò che s’annuncia. Ma esclude anche la massa, una sorta di forza d’urto che rischierebbe di convincere per il numero piuttosto che per il contenuto. È un no chiaro al missionario battitore libero, ma è un no altrettanto chiaro ai raduni oceanici, che vanno bene come fenomeno televisivo ma lasciano scarse tracce nelle coscienze. In un mondo in cui vale ciò che finisce davanti alla telecamera e fa audience, l’invito ad una missione «a due a due» fa davvero riflettere.
  • «Non portate borsa, né sacca, né sandali». Fa sorridere un simile ordine, oggi, quando basta poco – una minuscola carta di credito – per avere tutto a portata di mano. Ciò che vuole dire Gesù è che bisogna evitare tutto quanto non fa essere liberi nella missione. Vuol dire che devo essere preoccupato di ciò che porto nel cuore più che di ciò che ho nella borsa, confidando nella Provvidenza.
  • «Non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada». È un invito ad essere maleducati? Niente affatto. Vuol dire: andate al sodo, dite subito il motivo per cui siete lì, offrite l’annuncio nudo e crudo senza perdervi in chiacchiere. Il tasto è dolente, perché è di moda oggi cercare le strette di mani e gli applausi e magari perdere di vista l’essenziale. Si finisce con il parlare, parlare, parlare, buttando là disquisizioni di psicologia e sociologia, e dimenticandosi di… annunciare Cristo. «Bisogna stare attenti a non disturbare la suscettibilità degli altri», si dice. Già, e così si finisce per annunciare le proprie analisi. Posto che siano, poi, giuste.
  • «Dite: È vicino a voi il regno di Dio». Ecco il nocciolo che non va dimenticato. L’essenziale è portare questo annuncio. La novità del missionario cristiano è questa. Guai a ridurre il cristianesimo ad un messaggio orizzontale, di risistemazione economica. Così ridotto, non funziona.
  • «E vi accoglieranno…e non vi accoglieranno». La novità di Cristo non ricerca facili successi e non si lascia definire dalle reazioni di accoglienza o di rifiuto. Se vi accoglieranno, l’annuncio è quello, ma è lo stesso che dovete rivolgere anche a chi non vi accoglie. Niente trionfalismi nel primo caso, niente accanimenti pastorali nel secondo caso. Il Vangelo rende liberi prima di tutto i missionari: se non vi accolgono, andate altrove! Opulenti o stanchi, uomini e donne del nostro tempo sono diventati impermeabili al Vangelo. Forse che dobbiamo adattarlo ai loro capricci? No, Gesù invita a fare lo stesso annuncio a chi accoglie e a chi non accoglie, senza cambiare una virgola.

Da ultimo, due importanti corollari. Il primo. Si dice che i settantadue «tornarono pieni di gioia». Non si tratta di un finale tipico delle storie a lieto fine. I discepoli di ritorno dalla missione sono felici dentro, nel profondo, perché hanno scoperto che Gesù non li ha imbrogliati. Quello che ha detto loro prima di mandarli si è avverato. Tutto, accoglienza e anche rifiuto. Ciò che ci deve interessare davvero molto in quanto cristiani è che i nostri nomi siano scritti nel cielo, e non tanto sui giornali o nelle cronache mondane di questa terra o su qualche lapide! Secondo corollario: la preghiera. Che cosa sono settantadue discepoli di fronte all’immensa messe del mondo? Un drappello striminzito. Ecco perché l’unico strumento adeguato e veramente necessario a colui che porta il Vangelo è la preghiera. I missionari sono pochi e la messe è molta, ma al padrone della messe sta a cuore il buon esito della missione. A lui bisogna continuamente rivolgersi nella preghiera.

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