Il buio, la luce, la vita

SABATO SANTO – Veglia pasquale nella notte santa

Omelia sotto forma di preghiera pubblicata in: AGOSTINO CLERICI, Incontrare il Risorto. Riflessioni per il Triduo pasquale, Paoline, Milano 2010, 73-76

Risurrezione

Signore Gesù, siamo entrati al buio questa sera nella nostra chiesa,

ma davanti a noi stava la luce accesa ad un fuoco nuovo.

Abbiamo ripercorso la storia di quel fuoco dal giorno in cui lo hai acceso per la prima volta in noi.

Noi non ricordiamo di essere stati nel corpo di Adamo e nel corpo di Eva,

eppure da lì è scaturita la nostra vita.

Noi non ricordiamo di aver attraversato il mare aperto dal bastone di Mosé,

eppure da lì si è originata la nostra liberazione.

Noi non ricordiamo di essere andati al tuo sepolcro di buon mattino con le donne,

portando gli aromi per imbalsamare un cadavere,

eppure da lì noi traiamo la luce, perché quel sepolcro è ancora vuoto e Tu ti sei come trasferito nel nostro cuore.

«Io dormo, ma il mio cuore veglia».

Abbiamo sentito queste parole del tuo amore «sino alla fine» raggiungerci dal luogo in cui l’amore sembrava finito.

Ti abbiamo lasciato addormentato il venerdì sera ed è passato tutto un giorno di silenzio.

Il tuo cuore veglia perché Tu, anche da morto, ci ami?

Tante volte ci diamo questa consolazione umana quando accompagniamo al camposanto un nostro caro.

Forse è la stessa consolazione mesta che muove le donne quando ancora è buio a venire ad onorare il tuo corpo

così che, ungendolo di profumo, possano sentire ancora la tua voce e ascoltare le tue parole

e rivedere il tuo sorriso coinvolgente e riabbracciare la tua umanità così calda e carica di amicizia.

Invece no, non ci dai questa consolazione perché Tu vuoi colmarci di gioia.

Ci dici: «Io dormivo, ma ora non dormo più, non sono più protetto nel ventre della terra

e, come un bimbo che lascia il silenzio del grembo per inondare di gioia tutta la casa,

sono stato partorito alla vita vera, quella che non dorme più e che veglia sempre in una eternità di luce e di pace».

Quindi, Signore, il tuo cuore veglia perché Tu, vivo, ci ami?

Noi non sappiamo che cosa sia successo in questa notte

ma crediamo che sia stato proprio il tuo amore «sino alla fine»,

il tuo amore da lavapiedi, il tuo amore sputacchiato e piagato, incoronato di spine e crocifisso,

il tuo amore perdente e pendente dalla croce,

sì, sia stato proprio questo amore a rimuovere la pietra e a portarti fuori dalla morte.

Dunque, un amore «sino alla fine» non è un amore che finisce

– come qualcuno troppo frettolosamente aveva sentenziato –

ma è un amore che finisce… la morte e inaugura la vita.

Questa notte noi torniamo nel Cenacolo con una Croce vuota da adorare per sempre

e con Te vivo e acceso in mezzo a noi.

La Cena del Giovedì Santo d’ora in poi è la nostra Messa, che Tu abiti da crocifisso risorto e che ci rende fratelli.

Mentre, stupiti e timorosi, anche noi guardiamo per terra

in un sepolcro in cui del tuo cadavere restano solo le bende,

facci ricordare che la Pasqua si genera da questo altare tutte le volte che ripetiamo i gesti e le parole della tua Cena.

Tu già stasera spezzi nuovamente il pane e versi il vino,

rinnovando il Calvario, e noi ci nutriamo di Te per diventare Te.

Il tuo cuore veglia ormai dentro il nostro cuore ed i piedi che ci hai lavato vanno laddove li sospinge il tuo amore.

Perché, come il tuo amore, è misteriosamente «sino alla fine» anche il nostro Destino. Amen.

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