Parola per… teofili!

TERZA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno C

EPSON DSC pictureChi sarà mai questo «illustre Teofilo» a cui Luca indirizza il suo vangelo? Non lo sappiamo. E non siamo nemmeno certi che sia il nome proprio di una persona in carne ed ossa. Era normale, infatti, indirizzare uno scritto ad un personaggio fittizio il cui nome era simbolico. Ora, Teofilo significa «amico di Dio». Luca vuol certamente affermare all’inizio del suo vangelo che quelle pagine possono essere lette e apprezzate solo da un amico di Dio, il quale ne farà sicuramente la base della sua vita. Perciò Luca si è sobbarcato la fatica di fare ricerche accurate per scrivere un resoconto ordinato degli avvenimenti che riguardano Gesù, così che ogni amico di Dio possa rendersi conto della solidità degli insegnamenti che ha ricevuto.

Siamo teofili anche noi? La domanda va presa sul serio, perché altrimenti il vangelo scorre via senza lasciare traccia. Provate a prendere un bel sasso e a metterlo sul greto di un fiume. Per compiere questa operazione vi bagnate tutto il braccio e anche il sasso si bagna. Lasciatelo in fondo al fiume per un anno intero. Poi, andate a prenderlo. Dovete bagnarvi ancora per toglierlo dall’acqua. Portatelo sulla riva e rompetelo in mezzo. È asciutto. Dentro è asciutto, nonostante sia stato un anno intero sott’acqua. Com’è possibile? Per forza, il sasso è impermeabile, l’acqua vi scivola sopra, non penetra al suo interno. Se fosse stata una spugna, dopo pochi secondi si sarebbe tutta intrisa e avremmo potuto usarla per portare l’acqua e strizzarla in un altro posto. Ma un sasso non si può strizzare. Eppure, quanta acqua lo ha bagnato per un anno intero!

Può succedere anche a noi che veniamo in chiesa ogni domenica a celebrare l’Eucaristia. Più di sessanta volte l’anno. Siamo anche noi come quel sasso che si bagna solo all’esterno? Oppure la Parola di Dio penetra dentro di noi e diventiamo portatori della Parola oltre che recettori? Un teofilo, un amico di Dio, assomiglia a una spugna, che ogni domenica viene qui a recuperare l’acqua della vita, quell’acqua che costituisce la linfa per la sua esistenza personale, ma che è anche l’alimento costante della sua testimonianza. Anzi, non gli basta la Parola ascoltata e commentata. La recupera durante la settimana nella riflessione, ne parla con le persone cui vuole bene, la fa diventare oggetto di dialogo, la approfondisce con le ulteriori occasioni che sono offerte. Se l’Eucaristia è la farina, la Parola di Dio è l’acqua. Vanno impastati insieme. È molto bello quanto ci riferisce Paolino di Nola: il tabernacolo era diviso in due scomparti, uno per il pane e il vino consacrati, l’altro per i volumi della Scrittura. Anche in casa nostra la Bibbia dovrebbe avere un posto d’onore. Non intendo dire che deve essere un’edizione pregiata… ricoperta di polvere in bella mostra nella libreria. No, la Bibbia può anche avere le pagine ingrigite dal troppo uso, l’importante è che sia il faro della nostra vita.

Le letture di oggi ci aiutano a cogliere altri due aspetti che non possiamo dimenticare. Il primo ci viene suggerito dalla seconda lettura, in cui san Paolo ci ricorda che siamo Chiesa, membra di uno stesso corpo, il corpo di Cristo. Questa immagine è assai profonda almeno quanto poca considerata. È Cristo che ci costituisce nella nostra unità, l’essere Chiesa è prima di tutto un dato di fatto e non un punto di arrivo dei nostri sforzi. È un dono che mette in movimento la nostra responsabilità. Che cosa significa questo? Che dovremmo più spesso riferirci a questa comunione misteriosa prima ancora che a una comunità visibile. Il secondo aspetto ci è suggerito dalla prima lettura. Suscita sempre un po’ di santa invidia l’assemblea riunita dal sacerdote Esdra. Tanta gente in piazza, in piedi dallo spuntar della luce sino a mezzogiorno. Che cosa sarà mai successo? Ascoltano la Parola di Dio. Incredibile! Gli ebrei erano tornati dall’esilio e riprendevano le loro attività. Ma ricostruire un popolo non significa solo ridare casa, lavoro, soldi, cibo, opportunità materiali: occorre dare valori veri, recuperare la fede. Ecco allora un popolo, che ha fame di case e di lavoro, ma trova un giorno intero per far festa attorno a Dio e alla sua Parola. Trovare il tempo per Dio così da avere poi il tempo per noi stessi e per il prossimo, questo è il senso più profondo della domenica cristiana.

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