La croce e la libertà

DOMENICA DELLE PALME – Anno B

Crocifisso sulle Steviola, in Val Gardena

Crocifisso sulle Steviola, in Val Gardena

Abbiamo meditato lungo la Quaresima le tappe dell’alleanza tra Dio e il suo popolo. Domenica scorsa il profeta Geremia ci aveva annunciato il proposito di Dio: «Verranno giorni nei quali concluderò un’alleanza nuova» (Ger 31,31). Ora proprio quei giorni ci sono stati raccontati dall’evangelista Marco. Sono giorni della storia umana già venuti (sono passato), giorni però che hanno cambiato e continuano a cambiare la nostra storia (sono presente e futuro). Dio, da grande alleato fedele qual è, ha mantenuto la sua promessa, e, come sempre, lo ha fatto in un modo inaspettato. Attendevamo un Messia, un inviato di Dio? Ebbene, è venuto di persona, perché Gesù è Dio. Eravamo propensi a pensare una salvezza ottenuta a colpi di gloria? Ebbene, la gloria di Gesù passa necessariamente attraverso la più grande ignominia, quella della croce. È come se Dio abbia voluto scioccarci con tre sorprese. Una la diciamo oggi, riservandoci le altre due per i giorni del triduo pasquale.

La prima sorpresa riguarda i contraenti dell’alleanza. Il patto vedeva da una parte Dio e dall’altra l’uomo, ed in mezzo, semmai, figure di mediatori come Noè, Abramo e Mosè. C’era un uomo a rappresentare l’umanità intera o il popolo eletto di fronte a Dio. Adesso quell’uomo che media con Dio a nome di tutti gli uomini è Dio stesso. Il mediatore Gesù Cristo assomma in se stesso i due contraenti stessi: è Dio ed è uomo insieme. Possiamo dire senza paura di sbagliare che la nuova alleanza annunciata da Geremia non è più un patto, ma è una persona. Davvero non servono più tavole di pietra per scriverla, ma è un’alleanza che si è fatta carne. La carne di Gesù finita sulla croce per tutti noi è il nuovo documento dell’alleanza.

Dio va in croce e l’umanità riacquista la sua libertà. La croce rappresenta davvero l’alleanza suprema, che ci permette di essere liberi scegliendo Dio. Ci permette, non ci obbliga. C’è un centurione romano che, proprio di fronte alla croce, diventa finalmente libero: «Davvero quest’uomo era figlio di Dio».

E noi, che cosa diventiamo, davanti alla croce di Cristo?

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