Fare regali a Natale? Una ritualità… senza Dio

Febbre dei regali di Natale. Credo sia già partita anche quest’anno. Non è una malattia, anche perché non vi sono in circolazione vaccini efficaci, in grado di evitarci il contagio. L’unico rimedio, magari a malincuore, può essere il portafogli vuoto, e quest’anno la crisi morde ancora di più. Ho letto in questi giorni due libri della sociologa francese Martyne Perrot, che ha dedicato i suoi studi – anche sul versante strettamente etnologico – alla festa del Natale. Un libro s’intitola proprio Etnologia del NataleEtnologia del Natale ed è stato pubblicato da Elèuthera nel 2012. L’altro libro, fresco di stampa, per i tipi editoriali di EDB, s’intitola Il regalo di Natale. Storia di un’invenzione. Il regalo di NataleEbbene, la notizia che viene data – quasi di soppiatto – al nostro mondo impegnato nello shopping dei regali di Natale è che non è sempre stato così. Anzi, questa pratica è abbastanza recente, se è vero che trova il suo principio – come usanza natalizia – alla metà del XIX secolo dentro un contesto borghese che idolatra la famiglia ed esalta il regalo fatto al povero (almeno una volta all’anno, naturalmente tenendolo… sulla strada). Nell’analisi che la Perrot svolge – soprattutto negli ambienti anglosassone, nordamericano e francese – si nota questa sottolineatura di un rito collettivo, che può anche nascondere una buona dose di ipocrisia morale e sociale. Naturalmente tutto diventa più commerciale e stereotipato quando, al Santa Claus vestito di verde, si sostituisce il Babbo Natale vestito di rosso (inventato dalla Coca-Cola come ingegnoso testimonial). Non solo un cambio d’abito, ma un vero e proprio lavaggio del cervello! Santa Claus era ancora portatore di una mitologia cristiana legata alla vicenda umana di un vescovo (San Nicola di Mira e di Bari) e connotata da una bontà intelligente. Babbo Natale rappresenta invece la riduzione ad una bonarietà melense, che rimane attaccata alla logica ricattatoria del «fai il bravo così Babbo Natale ti porta i doni, altrimenti ti porta il carbone» (che assomiglia – ahimé – a quella invalsa con Halloween del «dolcetto o scherzetto»). La slitta celeste trainata dalle renne vuole salvare l’idea che i doni «cadono dal cielo», ma il bambino scopre assai presto che, invece, si trovano… al supermercato e che, magari, Babbo Natale è anche lui lì, proprio per comprarli. Logica del consumo, che fa a pugni con la dimensione del regalo!

Oggi, anche Babbo Natale – dopo 150 anni di dominio sempre più incontrastato – rischia anche lui di perdere il posto, e dopo di lui c’è solo il danaro, che diventa una vera e propria divinità mondana, soprattutto in tempo di crisi. La dimensione del regalo di Natale come qualcosa che viene dal mistero va, dunque, salvaguardata. Recuperando la citazione di un articolo di Claude Lévi-Strauss che risale al 1952, in riferimento al regalo di Natale che compare come per miracolo ai piedi dell’albero di Natale, la Perrot scrive che «questa messa in scena ha una conseguenza importante: apparentemente il regalo non viene dai genitori; sono donatori insospettati dal bambino fino al momento in cui scopre, in uno svelamento del segreto comparabile a quello di un’iniziazione, che la sua cara famiglia vi svolge comunque un ruolo. Questi regali, veri doni rinnovati ogni anno dai genitori, hanno qualcosa di un autentico sacrificio, necessario per la continuità della vita e per la successione delle generazioni». Credo che ci sia del vero in questa affermazione. Il problema nostro, all’inizio del terzo millennio, è come recuperare questa iniziazione, questo mistero, questo sacrificio. Avendo gettato in soffitta il festeggiato di Natale – non solo Gesù Bambino ma, più globalmente, Gesù quale Dio fatto uomo – e avendo diluito il messaggio dell’amore-carità in un languido solidarismo buonista e interessato, ci troviamo incapaci di proporre una qualche filosofia del dono e – qui lo dico da battezzato e da prete cattolico – una autentica pastorale del Natale. Inutile negarlo: la festa religiosa è ormai una ritualità profana, e questa riduzione – culturale e popolare insieme – non ferisce solo il messaggio cristiano, ma toglie spessore umano e storico ad una festa importante.

«Tu scendi dalle stelle», recita uno dei più famosi canti natalizi. Espressione ambigua, che lascia aperte tante possibilità: a scendere dalle stelle è un dio greco, il Figlio di Dio o… Babbo Natale con la sua slitta? Ma è certo che la concessione poetica – nel testo composto nel 1754 da sant’Alfonso Maria de’ Liguori – lascia intatta l’idea che si tratta di un dono umano, fatto di carne, che viene però dall’alto; giunge, cioè, da una dimensione della vita che non è appannaggio della scienza e della tecnica, che non è manipolata e misurata in qualche laboratorio, e non è nemmeno l’ultimo ritrovato della regalistica digitale. Dov’è questo «cielo» punteggiato di stelle nella nostra cultura, nella nostra scuola, nelle nostre chiese? Dov’è finito questo umile e misterioso Donatore nel Natale a cui ci stiamo preparando?

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One thought on “Fare regali a Natale? Una ritualità… senza Dio

  1. Io ho scritto a Sankta Claus il 21 ottobre 1998 e se qualche bambino grande vuole scrivere, l’indirizzo è : Sankta Claus Land – Artic Circle – SF 96930 – Rovaniemi – Finland. Santa Claus mi ha risposto con una bellissima lettera e se vuole, Don Agostino, gliela porto volentieri. Non si possono “ammazzare” le tradizioni, ormai la gente è convintissima che il primo giorno dell’anno si mangiano le lenticchie. Lo sapete tutti il significato del mangiare le lenticchie ……e scommetto che anche a Lei, preparano un gustoso piatto di lenticchie.
    Al giorno d’oggi, come anche ieri, la festa del Natale è un piatto misto di sacro e profano, mi scusi eh. Cominci a dirlo Lei ai negozianti di comportarsi in un’altra maniera …….Ma lo sa che se uno non fa’ regali a Natale, è guardato “storto”
    Pensi che i miei genitori mi hanno imbrogliato fino all’età di 10 anni e dopo avevo impiegato molti anni per capire cosa c’entrava Gesù Bambino con il Babbo Natale. La cosa più importante è che il Signore ci conceda un Natale dove Lui sia presente davvero. Grazie.

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