A conclusione del Sinodo, le parole di Francesco…

A conclusione della prima parte del Sinodo sulla famiglia, ho ascoltato con un senso di vera liberazione le parole di papa Francesco. Leggendo alcuni articoli o origliando certi titoli urlati di giornali, radio e televisioni, mi ero quasi fatto l’idea che i padri sinodali stessero perdendo tempo. Me li vedevo, chiusi nell’aula e nei circoli a discettare della possibilità che un uomo si unisca in matrimonio con un altro uomo e una donna con un’altra donna – e la Chiesa riconosca questo matrimonio come valido – e impegnati a trovare il modo per mandare in soffitta l’indissolubilità del matrimonio tra un uomo e una donna. Ora – mi dicevo nella mia ignoranza, e ho pure scoperto che qualcuno la pensa come me – ci vuole un Sinodo di illustri vescovi provenienti da tutto il mondo per affermare che tra due persone dello stesso sesso non si dà alcuna possibilità di matrimonio? Si tratta di una evidenza comprensibile anche ad un contadino che è sempre vissuto tra i monti con i suoi animali, e non vado oltre nella illustrazione della prova… Circa l’indissolubilità di un matrimonio valido, mi pare che la discussione sia altrettanto sterile. Semmai, la stessa evidenza che quel contadino ha sviluppato sulla necessità del maschile e del femminile, io ce l’ho – e anche in questo caso non sono solo – circa la crescente potenziale invalidità di tanti matrimoni che, nonostante siano diminuiti, sono celebrati con grande leggerezza. Per fortuna, ora so con certezza – ed ho tirato un sospiro di sollievo – che non di queste cose hanno parlato i padri sinodali per ben due settimane…

Intanto, papa Francesco mi ha detto che si tratta di un “cammino” con i suoi momenti alti e i suoi momenti bassi, come accade in ogni buona famiglia. Il Papa, nel suo linguaggio variopinto e arioso, ha parlato di “corsa veloce” e “momenti di affaticamento”, “entusiasmo e ardore”, “profonda consolazione e grazia” e “desolazione, tensioni e tentazioni”. E a queste ultime ha dedicato un chiarimento, a tratti salace. Ha contrapposto la “tentazione dell’irrigidimento ostile” alla “tentazione del buonismo costruttivo”, e sin qui è facile riconoscere il binomio tradizionalisti – progressisti che tanto angoscia la Chiesa di tutti i tempi. Ma poi ha fatto un esempio ardito e illuminante: “la tentazione di trasformare la pietra in pane per rompere un digiuno lungo, pesante e dolente e anche di trasformare il pane in pietra e scagliarla contro i peccatori, i deboli e i malati”. Non credo sia un equilibrismo gesuita. Il Papa non ha fretta; conta sul lungo cammino; apprezza le discussioni, nutrite di saggezza, franchezza, coraggio; sa che la Chiesa è infallibile se si esprime nella comunione e nella varietà dei suoi carismi. Anche se non teme di ricordare che c’è un’altra sicurezza, che lo riguarda in prima persona: “il Sinodo si svolge cum Petro et sub Petro, e la presenza del Papa è garanzia per tutti”. E, per suffragare tale garanzia, cita un lungo testo del suo predecessore, Benedetto XVI, infarcito di citazioni di sant’Agostino, il cui succo è questo: l’autorità nella Chiesa è servizio, ed il Papa è sì supremo servitore, ma anche pastore e dottore supremo, dotato di potestà ordinaria, piena, immediata e universale (ed ha citato – udite, udite – cinque canoni del Codice di diritto canonico). Noi qui a Como l’abbiamo conosciuta bene questa potestà suprema di papa Francesco, che nel dicembre 2013 è intervenuto con un decreto (reso noto nel febbraio di quest’anno) a concludere il caso Mangiacasale, lasciando a bocca aperta e in brache di tela chi forse s’aspettava un altro esito.

Insomma, al Sinodo non si è parlato e non si parlerà di riconoscimento di un matrimonio tra persone dello stesso sesso, non si è parlato e non si parlerà di abrogazione dell’indissolubilità del matrimonio valido tra un uomo e una donna. Si è parlato d’altro e – come conclude il Papa – “ora abbiamo ancora un anno per maturare”. La Chiesa cammina adagio e, purtroppo, alcune volte non decide niente. Papa Francesco ci ha ricordato – in modo poi nemmeno tanto velato – che, accanto alla bellezza e alla forza del sensus fidei della Chiesa riunita in Sinodo, c’è la sua potestà suprema, piena, immediata e universale. Chi l’ha sempre invocata in passato, ora un poco teme che a goderne sia un papa come Francesco. Non manca nemmeno qualche prelato “opportunista” che adesso sembra voler improvvisamente salire sulla nave di Pietro… Ma i tempi sono ancora lunghi, e ce n’è uno che lavora bene sulle lunghe distanze. Molto citato, chissà quanto veramente ascoltato. Si chiama Spirito Santo…

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