Quattordicesima Domenica del Tempo Ordinario. Il giogo dei piccoli…

Le parole di Gesù non sono affatto un esercizio di poesia. Può darsi che Gesù sia ispirato nel suo canto di lode al Padre, ma quanto egli ci dice è di una concretezza disarmante. Sa che siamo stanchi e che cerchiamo ristoro, e si propone come compagnia divina e umana: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». E poi parla di giogo. Gesù sa che quando si è stanchi si finisce sotto qualche giogo e allora propone di prendere il suo. Questo modo di parlare di Gesù scandalizza quelle persone che sono convinte di vivere gagliardamente senza gioghi e quindi rimangono schifate di fronte al fatto che Gesù chieda di prendere il suo giogo. Ve ne sono tante, oggi, di persone così, che vanno fiere della loro libertà assoluta da ogni vincolo o costrizione. Poveri illusi, costoro sono appunto quei «sapienti», a cui sono state tenute nascoste quelle cose che, invece sono state rivelate ai «piccoli». È molto difficile convincerli che essi si illudono di non essere schiavi di nulla e di nessuno, ma che in realtà dipendono da un mucchio di occulti padroni. Del resto, questa è proprio la difficoltà che si ha a parlare con i dotti: sanno già tutto, sono puntigliosi, convinti di non sbagliare, cervellotici sempre alla ricerca di qualche ingranaggio da aggiungere alla realtà per complicarla. I «piccoli» – che non sono i bambini – invece sono malleabili, desiderosi di imparare, curiosi anche, capaci di stupore per le cose più semplici. Dio parla volentieri ai «piccoli» perché costoro sono in grado di ascoltare, facoltà che nei «sapienti» si è come atrofizzata per lo scarso uso che ne fanno. Dio rivela ai «piccoli» le sue cose perché essi sono sensibili alle rivelazioni, mentre i dotti, convinti come sono di saperle già, sono perfettamente impermeabili. Naturalmente le due categorie – «piccoli» e «sapienti» – non sono definitivamente formate una volta per tutte. Anzi, Dio desidera che il numero dei «piccoli» aumenti a dismisura e che si assottigli sino a sparire il gruppo dei «sapienti». Ma la scelta resta affidata alla libertà personale. E di solito ad usare male della libertà sono proprio quelli che credono di averla dura e pura…

E qui entra in scena proprio il famoso «giogo» che Gesù invita a prendere. Che cos’è precisamente? L’immagine deriva dal mondo contadino, in cui il giogo è un dispositivo antichissimo che serve a governare uno o più animali da tiro per compiere i lavori dei campi. Il giogo è dunque un attrezzo di sottomissione. Che cosa intende, allora, Gesù, quando chiede di prendere il suo giogo? Chiede di affidarsi alla sua guida, di lasciarsi condurre nella vita da lui. Non solo. Egli si propone come esempio di vita umana: «imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita». Questo è importantissimo. Il giogo non è un dispositivo, uno strumento, un qualcosa di meccanico. Il giogo è un rapporto personale, una relazione educativa, un legame affettivo. È il guardare Gesù, il vedere come egli vive la sua vita in un atteggiamento di mitezza e umiltà, e imparare, e cercare di ricopiare quell’atteggiamento nella propria vita. L’animale, aggiogato e soggiogato, compie una sottomissione forzata. L’uomo che prende il giogo di Gesù, invece, vive una sottomissione libera, voluta, imparata pazientemente e, forse, mai completamente riuscita, perché sempre soggetta al peccato e alla crisi. Il giogo è dolce? Sì, ma solo se lo si prende in un atteggiamento di mitezza e umiltà, imitando Gesù. Il fatto che sia dolce e leggero, il fatto che il prenderlo dia ristoro alla vita va inteso bene. Non significa affatto che tutto nella vita diventa facile, che la fatica è tolta, che la strada è in discesa. Quando Gesù parla di ristoro dalla stanchezza, intende dire che maggiore è la fiducia che si nutre in Lui, maggiore è anche la tranquillità data dal sapere di essere tra le mani del Signore che conduce la storia. La stanchezza che viene superata legandosi affettivamente al giogo di Gesù è quella che ci prende quando vogliamo essere noi a decidere tutto, quando crediamo di poter avere tutto sotto controllo, quando ci ribelliamo alla condizione che abbiamo scelto o in cui siamo posti. Il «piccolo» del Vangelo è uno che dipende dal suo Signore e che da questo giogo sa trarre la giusta serenità per affrontare ogni giorno le difficoltà della vita.

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One thought on “Quattordicesima Domenica del Tempo Ordinario. Il giogo dei piccoli…

  1. C’è la preghiera dell’Abbandono…….Se una persona si mette davanti al Tabernacolo in silenzio, poi rientra nella propria abitazione, ben riposata, più che ad andare in vacanza nel caos dei luoghi di villeggiatura.

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