Dodicesima Domenica del Tempo Ordinario. Con Gesù, oltre il «si dice»…

Ve lo immaginate Gesù seduto ad uno dei nostri salotti televisivi a ripetere queste parole: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». Sono parole che nascono dalla preghiera solitaria di Gesù e che egli dice innanzitutto ai suoi discepoli. Eppure «a tutti diceva» così: sono, dunque, parole rivolte a tutti gli uomini e le donne indistintamente. Come ci ha ricordato san Paolo: «Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina…». E sembra addirittura che Gesù abbia voluto commissionare un sondaggio, un po’ come fanno oggi i personaggi influenti, per conoscere che cosa pensa la gente di lui. Con due differenze sostanziali. Prima: Gesù non vuole conoscere l’opinione della folla per diventare come la folla lo vorrebbe e quindi essere incensato e osannato dalla gente. Non è per essere seguito e votato che Gesù fa un sondaggio, ma proprio per sottolineare la differenza tra ciò che la gente pensa e ciò che egli è veramente. Seconda differenza: a Gesù il sondaggio anonimo non interessa affatto. È solo un modo per arrivare a conoscere che cosa pensano di lui coloro che già lo seguono e per mettere davanti a loro l’esigenza stringente di ogni discepolo: «Se qualcuno vuol venire dietro a me…».
Gesù, quindi, esce risolutamente da quel festival delle chiacchiere, da quel valzer delle opinioni, che oggi va tanto di moda. Nel nostro mondo tutto è relativo, e viene guardato con sospetto chiunque abbia la pretesa di offrire la verità. Gesù è, senza dubbio, uno venuto a offrire la verità. Certo, Egli non ha mai costretto nessuno ad accettarla, ma nemmeno ha nascosto la sua pretesa di essere la Verità, una Verità non tanto da capire intellettualmente, ma prima di tutto da seguire. Da questo punto di vista Gesù rientra perfettamente in quella categoria che oggi spregiativamente si denomina dei «reazionari»: o con me o contro di me, non c’è via di mezzo!
Ci dà forse fastidio che Gesù sia così? Sono convinto che sì, ci dà parecchio fastidio, perché anche noi cristiani siamo imbevuti di relativismo e il Vangelo siamo tentati di prenderlo a piccoli sorsi e facendo bene attenzione a tutte le controindicazioni che il vivere comune, secondo il famoso «così fan tutti», ha immancabilmente creato.
Gesù «il Cristo di Dio» – risposta esatta, caro Pietro! – chiede a chi lo voglia seguire di rinnegare se stessi e di prendere la sua croce. Rinnegare se stessi è l’esatto contrario del mettere avanti le proprie opinioni e le proprie idee. Prendere la croce ogni giorno è l’esatto contrario del cercare scelte facili e su misura. «Ma così, caro Gesù, la vita è una sconfitta! Così ci perdo ogni giorno!». Esatto, proprio così: «Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». E se Gesù queste parole le avesse pronunciate ad uno di quei festival delle chiacchiere che imperversano in televisione, apriti cielo! Si sarebbe aperto lo show delle proteste risentite dei cultori della libertà individuale. Sarebbero subito intervenuti gli esperti: il pedagogista avrebbe ventilato la paura di costruire delle personalità perdenti in un mondo che vuole tutti vincenti; il sociologo avrebbe ravvisato il rischio di una società povera di intraprendenza; lo psicologo, poi, avrebbe detto che simili parole sono sicuramente il frutto di un’infanzia repressa e dicono tutta l’incapacità di affrontare con la giusta maturità le avversità della vita… Insomma, povero Gesù, lo avrebbero consigliato di… farsi curare.
Forse la pagina evangelica odierna invita noi che vogliamo essere discepoli di Gesù ad uscire da questa logica mondana del «si dice», che ci sta facendo perdere la nostra identità e originalità in tanti campi della vita, primo fra tutti quello dell’educazione dei nostri figli: siamo talmente preoccupati di come li vorrebbe il mondo che ci dimentichiamo di insegnare loro come li vorrebbe Gesù! Se vogliamo seguirlo, non dobbiamo certo prendere un’astronave e uscire dal mondo, ma, stando con i piedi per terra, dobbiamo formare la nostra co-scienza alla scuola di Gesù e non sull’altalena delle opinioni.

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