Terza Domenica di Pasqua. «Mi vuoi bene?»…

L’orologio sembra tornato indietro. Gli apostoli sono nuovamente pescatori di pesci sul mare di Tiberiade. Le reti vuote sono una drammatica possibilità, anche dopo la Pasqua. Ma ecco, «Gesù stette sulla riva». Pare ai margini della scena, ed è uno che non riconosci subito, eppure «è il Signore!», come esclama il discepolo amato, Giovanni. C’è una sorta di confronto tra Pietro e Giovanni. Ricorderete che al sepolcro corsero insieme, ma arrivò primo Giovanni, il quale lasciò però che fosse Pietro ad entrare per primo. Qui, ancora una volta è l’amore a precedere l’autorità: è Giovanni che riconosce Gesù  e dice a Pietro che sulla riva c’è il Signore; ma è poi Pietro che si getta in acqua per raggiungerlo. L’amore precede, ma è al servizio dell’autorità. L’amore non corre da solo, ma sta saldo su quella medesima roccia, che però viene messa alla prova proprio sull’amore. Giovanni è descritto come «il discepolo che Gesù amava», mentre Pietro è il discepolo da cui Gesù chiede di essere amato più di tutti gli altri. Ad un Giovanni amato si affianca un Pietro amante. E se Giovanni riconosce il primato di Pietro, lo stesso Pietro può esercitarlo – pascere le pecore – solo se si lascia amare da Gesù e gli vuole bene: anche per l’autorità nella Chiesa il banco di prova è l’amore. Il dialogo serrato tra Gesù e Pietro si gioca su due verbi che paiono sinonimi. Gesù per due volte domanda a Pietro: «Mi ami più di costoro?». E Pietro risponde due volte: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Mi ami? Ti voglio bene… Che differenza c’è tra la domanda di Gesù e l’offerta di Pietro? Che differenza c’è tra l’amare e il voler bene? Qualcuno potrebbe dire: non c’è nessuna differenza, è solo una questione di linguaggio. Tanto è vero che la terza volta è Gesù ad usare il verbo di Pietro: «Mi vuoi bene?». Non è così, una differenza c’è e non è solo di vocabolario. La differenza passa dentro il cuore di Pietro, il quale deve accettare che l’amore con cui è chiamato ad amare Gesù non sia il semplice legame di amicizia con lui, ma la donazione di se stesso ad un popolo, alla Chiesa. Non per nulla Gesù, di fronte alle risposte affermative di Pietro, sposta l’obiettivo da se stesso alle pecore: mi ami? Ti voglio bene… Pasci i miei agnelli… L’amore non è un cerchio chiuso, ma è una porta aperta. L’amore non serve a far stare bene due persone che si vogliono bene, l’amore usa l’energia prodotta dal legame che unisce due persone per nutrire il mondo intero. Amor est diffusivum sui, l’amore vuole diffondersi! È come se Gesù volesse dire a Pietro: «Guarda che non ti sto chiedendo se mi ami per fare dei nostri due cuori una capanna calda e confortevole per noi, ti sto chiedendo di fare del nostro amore la miccia di un amore che esplode e incendia il mondo intero e accoglie e protegge tutti quelli che mi appartengono come pecore dell’unico pastore». Ci pensate che cosa è accaduto, lì sulla riva del mare di Tiberiade in quel giorno? È accaduto che Gesù ha dato il fondamento all’amore: all’amore  del prete che vuole bene al gregge che gli è stato affidato, e all’amore degli sposi che nel sacramento del matrimonio costituisce la cellula fondamentale della famiglia umana. Entrambi questi amori devono trovare il loro alimento in quel «fuoco di brace» che Gesù accende sulla riva. Egli, il Risorto, è sempre presente, non sulla barca, ma sulla riva: egli ci domanda qualcosa da mangiare, ma poi è lui ad accendere il fuoco, ad arrostire il pesce e a portare il pane; egli ci manda a pescare, ma poi è lui a fare la pesca abbondante con le nostre reti; egli ci prepara da mangiare e ci invita alla cena, ma poi vuole che un po’ del nostro pesce s’unisca al suo. Da questi gesti si comprende che cosa vuole dire Gesù, quando a Pietro domanda: «Mi ami?». Cioè: vuoi condividere la mia vita, e non solo le mie cose, il mio tempo, le mie parole o la mia casa? Vuoi entrare nella mia vita così che io possa, attraverso di te, entrare nella vita di ogni uomo? Ed ecco perché la terza volta Gesù accetta di usare il verbo di Pietro nella sua domanda: «Mi vuoi bene?». Perché s’accorge che Pietro ha disciolto il suo dolore e il suo timore, si è reso disponibile a seguire. Quando ci si affida all’amore di Cristo, basta volergli bene per diventare strumenti del suo amore ed essere discepoli del Risorto.

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