Presentazione di Gesù al tempio. La novità di Dio dentro la storia…

Simeone e Anna incontrano il piccolo Gesù. Solo un tenero incontro tra generazioni? Due vecchi che gioiscono perché la loro vita, che si sta spegnendo, ha di fronte una vita fresca, che sta sbocciando? Potrebbe essere ridotto così l’episodio del tempio. Una bella iniezione di speranza generazionale. Un gesto di fiducia nella vita che va avanti.

Indubbiamente Simeone aveva atteso tanti anni quel momento. Ma chissà quanti bambini erano passati da quel luogo. Tutti belli, tutti vispi, tutti pieni di vita. C’è forse un bambino che non trasmetta speranza? Di fronte ad un bimbo si può rimanere cupi nei propri vecchi pensieri? Certo, ma altrettanto certo è che di nessun bambino si poteva e si potrà mai dire ciò il vecchio Simeone dice di Gesù: «I miei occhi, Signore, hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».

Qui non si tratta soltanto di giovinezza che dipinge la speranza sul volto di due vecchi. Qui è in gioco la storia tutta. C’è qualcosa – tutto – che va scomparendo e qualcosa – tutto – che sta iniziando. Quel bambino non è solo il dono fatto da Dio a due genitori, non è solo la speranza riaccesa da Dio nel vegliardo Simeone. È una speranza per tutti, è la certezza che la storia tutta intera emerga finalmente dal caos per ritrovare il suo ordine. Quell’ordine smarrito da Adamo, è ricreato in Cristo.

Che cosa vediamo? Vediamo il vecchio mondo in attesa – sì, perché ciò che conta è aver atteso, anche se si è diventati vecchi! – tiene tra le braccia finalmente Colui che, solo, può dargli un senso. Dice una bellissima antifona di questa festa: «Il vecchio teneva in braccio il bambino, ma in realtà era il bambino che sosteneva il vecchio».

Sto dicendo che al tempio di Gerusalemme quel giorno è avvenuto un fatto straordinario. Eppure la scena che il vangelo ci ha rappresentato – se togliamo le parole profetiche di Simeone – non ha proprio nulla di straordinario, nulla di impressionante. Nel tempio quel giorno tanti passarono oltre, come di fronte ad una banalità. Oppure si lasciarono intenerire appena un attimo da quel bimbo in braccio a sua madre, un bimbo che forse sorrideva ai passanti, compiaciuto di quel viaggio nella città santa. Dentro un fatto apparentemente banale si nasconde il prodigio. È così che agisce nella storia la Provvidenza di Dio. Con un’azione silenziosa. «Secondo la legge» ripete insistentemente l’evangelista, eppure tutto ciò che accade è ben oltre la legge, quella legge che prescriveva una presentazione al tempio, un sacrificio sostitutivo di due giovani colombe! Un avvenimento così grande si inserisce tranquillamente nel corso del tempo quotidiano: «Quel bambino portato in braccio, è il Salvatore del mondo, l’erede autentico, che viene sotto l’apparenza di uno sconosciuto, a visitare la propria casa» (Cardinal Newman).

Carissimi, è così anche per noi. Il Signore abita la nostra vita nella normalità apparente del quotidiano: ce ne accorgiamo? Oppure siamo distratti e aspettiamo chissà quali segnali? O siamo talmente ingolfati nelle nostre attività, che non sappiamo discernere il senso della vita? Facciamo, facciamo, senza sapere perché? Oppure ciò che facciamo contiene – nel segreto, nel nascondimento, nell’assenza totale di ogni frastuono – il sapore del «Perché» di tutto?

«Gli avvertimenti di Dio sono chiari, eppure il mondo continua la sua corsa; impegnati nelle loro attività, gli uomini non sanno discernere il senso della storia. Considerano grandi avvenimenti come fatti senza importanza e misurano il valore delle realtà secondo una prospettiva del tutto umana… Il mondo rimane cieco, ma la Provvidenza nascosta di Dio si realizza giorno dopo giorno» (Cardinal Newman).

Siamo entrati in chiesa con una processione di luci. Una processione incontro al Signore, che ci aspettava nella sua casa. È bello questo gesto, che dice la nostra ferma volontà di cercare in Dio la luce per la nostra vita, e di offrire a lui le nostre ombre e anche le nostre piccole luci. Gesù si lascia prendere nelle nostre braccia, così che possa rallegrare i nostri cuori e rinfrancare le nostre gambe. Lui solo sa trasformare il nostro caos, regalando un sostegno alla nostra vecchiaia.

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