Elogio delle chiese vuote? No, caro Citati, è solo una pericolosa tentazione…

Oggi, sulle pagine culturali del Corriere della Sera, campeggia un insolito titolo: Elogio delle chiese silenziose e vuote; ed un ancora più insolito sottotitolo: La fede solitaria al posto di quella solenne, il vero cristianesimo. L’autore dell’articolo è Pietro Citati. Dico che si tratta di titoli insoliti, perché affrontano un tema che non è solito trovare sui quotidiani. Dico subito che non sono affatto d’accordo che la fede solitaria sia il vero cristianesimo. Ma la tesi suggerita dal critico letterario rappresenta insieme una tentazione e una opportunità per il nostro cristianesimo.

Citati parte da un ricordo personale: aver trovato nel giorno di Santo Stefano la chiesa chiusa a chiave, mentre sarebbe così bello «entrare nelle chiese vuote, dove non soffia nemmeno un respiro umano; e sedersi su un banco o una seggiola, pensando, ricordando, fantasticando, rimuginando».  Ci si aspetterebbe anche che uno entri in una chiesa per pregare, ma va bene lo stesso… Forse è bene ricordare al critico letterario che le chiese sono chiuse a chiave, proprio perché nessuno le frequenta e si rischia così che gli unici inquilini siano proprio quelli che non ci vanno per liberare la mente, ma per svuotare le cassette o depauperare i patrimoni artistici. Insomma, bisogna talvolta scendere a patti con la cruda realtà e non restare a livello della mente che vive di pura contemplazione… La Chiesa è anche concretezza di mani e di piedi e non solo testa (ce lo ricordava proprio ieri san Paolo nella splendida lettura che offre l’immagine dell’unico corpo e delle molte membra).

Così come è troppo semplicistica l’affermazione secondo la quale negli ultimi sessant’anni la Chiesa si sia provvidenzialmente purificata, liberandosi da una folla di cristiani posticci in favore di un piccolo gregge di «labbra silenziose» che «discorrono con il loro nascosto ispiratore». Può darsi che la fede del passato (quale, poi? quello di sessant’anni fa o anche quello di… secoli fa?) fosse impigliata in convenienze e obblighi, ma non è fede vera quella che si limita ad avere il Signore sulle labbra pure. Il cristianesimo è stanco, certo, ma il risveglio che anche Benedetto XVI continuamente richiede non è solo intellettuale, non consiste solo nel mettersi a leggere «molti più libri di ispirazione cristiana o religiosa» (come Citati ritiene già avvenga e porta ciò come prova di un cristianesimo più vero). Aleggia nell’articolo, abbastanza evidente, la predilezione per il cristianesimo come «religione di minoranze esclusive e difficili». Ma questa percezione si scontra con le scelte evangeliche di Gesù e soprattutto con il mandato missionario ad gentes, rivolto a tutti e ad ogni categoria sociale.

Ecco, allora, spiegata la tentazione da evitare: quella di ridurre la proposta cristiana ad un intellettualismo, ad un rapporto intimo e privato con Dio che si consuma nelle chiese vuote, piene sì di silenzio e liberate da una falsa solennità, ma vuote di quella “carne” che è proprio quella che invece Dio ha scelto di assumere facendosi uomo tra gli uomini. Il Cristianesimo ha trasformato il mondo in una immensa chiesa e si vorrebbe ridurre il vero cristianesimo dentro una chiesa vuota? No, questa è una tentazione in cui non cadere.

Ma non mi nascondo che l’articolo di Pietro Citati segnala anche una preziosa opportunità che, invece, i cristiani, poco propensi a rendere ragione della loro fede, farebbero bene a cogliere. Fa specie quando si sente citare il Vangelo come un prontuarietto delle belle frasi, e gli insegnamenti di Gesù vengono banalizzati in una vaga panacea dell’amore, buona per tutti i cuori. Il Cristianesimo è per tutti, ma ognuno deve fare la fatica di comprendere le parole del Vangelo, e, se non ce la fa da solo, farsi aiutare da qualcuno o da qualche buon libro. Citati porta come esempio i volumi del Commentario teologico del Nuovo Testamento o il Grande lessico del Nuovo Testamento, editi in italiano da Paideia. Bene. Ottimi testi. Ma bisogna essere realisti e riconoscere il livello delle mani e dei piedi che devono portare in giro nel mondo il Vangelo di Gesù, altrimenti la testa rischierebbe di restare ferma e di fermare così tutto il corpo… Ci sono ottime possibilità adatte anche a chi non è dotato di grande cultura teologica e filosofica. Certo, occorre la voglia e la passione di dedicare del tempo alla lettura, alla riflessione, allo studio. Occorre che anche i ministri della Parola di Dio facciano, essi stessi per primi, la fatica di documentarsi un po’ di più e di seminare piccole gocce di cultura nelle loro catechesi e nelle loro omelie, che talvolta, invece che a pane solido, assomigliano a liquidi annacquati… Cercando di riempirle le chiese, caro Citati. Ed evitando fedi solitarie che, normalmente, portano sì lontano, ma anche lontano da Gesù Cristo…

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5 thoughts on “Elogio delle chiese vuote? No, caro Citati, è solo una pericolosa tentazione…

  1. Caro don Agostino,
    mi permetta, ma perchè è così crudo con Pietro Citati? Al di là delle sue elucubrazioni culturali nel citare testi ed autori a me sconosciuti, non mi sembra poi tanto negativo il suo pensiero.
    Mi viene alla mente quello che succede nella mia Parrocchia: la domenica, prima della Santa Messa una pia donna si mette a recitare il rosario e le litanie. Con tutto il rispetto se si tacesse e si lasciassero quei minuti di attesa ai fedeli per pensare, meditare, e pregare con il cuore e con i silenzi, non sarebbe meglio?

    • Ovviamente sì, ma legga bene quello che scrive Pietro Citati e non è affatto questo che egli intende… Anzi, egli teorizza il Cristianesimo – e non la Chiesa – come una conventicola di intellettuali, e la chiesa la vede come il luogo del dialogo “privato” con Dio e non della Messa come azione liturgica di un corpo ecclesiale. La preghiera personale è benvenuta, ma non ha bisogno di una chiesa vuota…

    • Il bene all’umanità arriva da Dio soltanto e la preghiera è l’opera preziosa che ci aiuta a rendercene conto. Basta anche solo un segno della croce fatto nel nome del Signore… aprendo gli occhi su chi ci sta vicino.

  2. Mi soffermo su questo spezzone della sua riflessione:
    ……”Occorre che anche i ministri della Parola di Dio facciano, essi stessi per primi, la fatica di documentarsi un po’ di più e di seminare piccole gocce di cultura nelle loro catechesi e nelle loro omelie, che talvolta, invece che a pane solido, assomigliano a liquidi annacquati…:….
    Mi sembra però di vedere e vivere la realtà secondo la quale con più le omelie sono liquidi annacquati, con più le chiese mi risulta che si riempiano poichè un bel Vangelo annacquato è -diciamocelo- molto comodo e ci lascia tutti con la coscienza pulita e tranquilla. Quindi corriamo tutti alla tal messa dal tal prete che non stanca la gente con tante storie sulla chiesa, sui documenti, sul vescovo e magari anche il papa, ma ci spiega la paginetta del vangelo e ce la adatta al nostro livello…….. sempre più basso aggiungo io!
    Quanta amarezza.

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