Matrimoni e adozioni gay: parole da ascoltare…

Alcune volte basta ricopiare alcune parole e ascoltarle, perché contengono un seme di saggezza che nasce dall’umanità e dall’onestà con cui si sa guardare la realtà. Non è una cosa nuova. Lo segnalava già Tertulliano, retore cristiano nell’Africa romana del principio del terzo secolo, quando, nell’esordio della sua opera La testimonianza dell’anima, scriveva che diventano improvvisamente stolti quegli autori non cristiani quando toccano temi che difendono la verità cristiana: «Non sarà più considerato saggio e perspicace colui che esprimerà opinioni che echeggiano quelle cristiane: se anela anche poco alla saggezza o alla ragionevolezza, smentendo il mondo, riceve il marchio ignominioso di cristiano».

Proprio così. A Parigi durante la grande manifestazione di domenica 13 gennaio, contro la legge con cui il presidente Hollande vorrebbe varare i matrimoni e le adozioni gay, hanno parlato alcuni esponenti che non fanno parte della destra retrograda e nemmeno del cattolicesimo imbevuto del pensiero di Benedetto XVI. Affatto, gente libera, la cui testimonianza viene proprio da quell’anima «semplice e grezza, che tutta appartiene ai crocicchi», che Tertulliano considera una preziosa testimonianza della fede cristiana. Quell’anima – oggi noi forse la chiameremmo coscienza – non traviata dall’ideologia laicista, ma che sa guardare la realtà senza lenti distorcenti e ha il coraggio di dire ciò che è evidente, senza ripetere gli slogan triti e ritriti del “politicamente corretto”. Ebbene costoro, siccome sono testimoni di una verità che deve essere negata, diventano improvvisamente soggetti da obnubilare, da non ascoltare, da gettare nella melma di un raduno estremista. Invece, ascoltiamoli e lasciamo semplicemente che queste parole di autentico buon senso parlino con la forza propria della ragione che, guarda un po’, va nella stessa direzione della fede.

Xavier Bongibault, giovanissimo presidente (che si definisce apertamente omosessuale e ateo) dell’associazione Plus Gay Sans Mariage, rispondendo ad un giornalista che gli domanda spiegazioni sul perché un gay manifesta contro la legge Hollande, afferma: «Le tutele per tutti ci sono già in questo paese: maschi e femmine si sposano, e per persone dello stesso sesso ci sono i Pacs. Per quanto riguarda l’adozione, è riconosciuto che un bambino per crescere non ha bisogno di solo amore. Un bambino ha il diritto di avere una madre e un padre, perché la sua crescita e la sua autodeterminazione passano anche da questo.  Lo Stato non può escludere le religioni dal dibattito invocando la laicità, perché le religioni per molti cittadini, anche per me che sono ateo, sono un modo di giudicare la realtà, sono un criterio irrinunciabile per stare di fronte al potere. Se lo Stato pretende di intervenire in ogni materia senza ascoltare nessuno, allora non è più laicità, è lo Stato che diventa religione».

Jean-Pier Delaume-Myard, che dichiara di essere omosessuale e non gay, attaccato duramente per le sue opinioni dalle lobby LGBT [Lesbian, Gay, Bisex, Transex], dice: «Le associazioni, le lobby, che di autodefiniscono rappresentanti degli omosessuali in Francia, che pranzano coi potenti e che intrattengono riunioni con il governo per legiferare insieme; con che diritto parlano in nome della comunità omosessuale? Io non ho mai dato mandato a nessuno di rappresentarmi e non mi riconosco minimamente nelle loro posizioni. Perché la loro opinione, sui miei diritti, sembra essere universalmente autorevole, mentre la mia presenza al La Manif Pour Tous (il nome dato alla manifestazione di Parigi) viene bollata come omofoba?».

Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox, un collettivo di cittadini francesi che porta la voce degli omosessuali francesi che si oppongono al progetto di legge del presidente Hollande, dichiara: «In Francia ci censurano, si ascoltano sempre le lobby LGBT, parlano sempre loro nei media, ma la maggior parte degli omosessuali sono amareggiati dal fatto che questa lobby parli a loro nome, perché non abbiamo votato per loro e non ci rappresenta”. E spiega: “noi gay non vogliamo il matrimonio. Perché la coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita, per cui ha bisogno di una forma di unione specifica che non sia il matrimonio. Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli. Se le coppie omosessuali adottano dei bambini che sono già privati dei loro genitori biologici, allora li si priva di un padre e di una madre una seconda volta. L’adozione non è un diritto degli adulti, serve a donare dei genitori ai bambini che non ne hanno, ma oggi non è più così».

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