Santo Stefano. Natale domanda perseveranza…

Ieri abbiamo festeggiato il Natale di Gesù. Oggi festeggiamo il Natale di Santo Stefano. Evidentemente questa parola – Natale – ha due significati diversi: indica la nascita di Gesù ed indica la morte di Stefano. Eppure tra i due eventi c’è un elemento di continuità: Stefano muore, e muore in quel modo, perché Gesù è nato, ed è vissuto ed è morto in quel modo che noi ben sappiamo: il Natale di Stefano è l’estrema conseguenza del Natale di Cristo, e per questo la Chiesa ha voluto celebrarne il «giorno natalizio» – dies natalis – a poche ore di distanza dalla grande solennità del Natale. Per lui, come per ogni cristiano, il giorno natalizio è quello dell’ingresso nella pace eterna, della nascita al cielo. Non necessariamente attraverso un martirio di sangue, ma non dimentichiamo che ancora oggi nel mondo ci sono cristiani che donano la vita per il Vangelo, esattamente come Stefano duemila anni fa. Basta pensare ai cristiani uccisi in Nigeria poche ore fa, nella notte di Natale, durante la celebrazione della Messa in cui si ricorda la nascita del Bambino Gesù. La festa del primo martire cristiano ha, dunque, due indicazioni da offrirci.

  • Abbiamo chiesto nell’orazione prima delle letture: «Donaci, o Padre, di esprimere con la vita il mistero che celebriamo…». In questa celebrazione, e così nei prossimi giorni, sino all’Ottava del Natale, continueremo a ripetere «oggi»: è il Natale che si prolunga nella vita, e non può che essere così. È nella vita quotidiana che si vede la verità della Messa che celebriamo la domenica attorno all’altare.
  • Il Vangelo giustamente ci parla di perseveranza sino alla fine e Gesù assicura che «chi persevererà sino alla fine sarà salvato». Che cos’è questa perseveranza, se non il martirio della vita quotidiana? Il quale, se è meno cruento e ci permette di continuare a vivere, è anche più lungo e difficile, perché le occasioni per deviare dalla retta via purtroppo non mancano.

Chiediamo che, per l’intercessione di Santo Stefano, la cui esistenza terrena in vita e in morte ha ricopiato quella di Gesù, otteniamo il dono di una testimonianza cristiana fedele.

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