Diciottesima Domenica del tempo ordinario. Il pane moltiplicato e l’unico Pane…

«Si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo». Così concludeva il Vangelo di domenica scorsa. Gesù si è preso a cuore il problema materiale della gente, l’ha sfamata, ma il suo orizzonte è più ampio. È inevitabile che il miracolo della moltiplicazione dei pani conduca a fare delle scelte in cui quello che conta è la quantità: la folla rincorre Gesù perché ha ancora in bocca il sapore del pane e del pesce ricevuto gratis. «Voi mi cercate – dice Gesù alla folla – non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati». Certo, Gesù ha compiuto un miracolo grande, un miracolo vicino alle attese della folla. Ha offerto, per un giorno almeno, una soluzione pratica e comoda all’assillante problema del vivere. Non si è limitato a parlare, da professorino in cattedra, ma ha fatto un segno, un segno non astratto, un segno che è andato a toccare il bisogno dell’uomo. Per questo la folla vorrebbe che quel miracolo così comodo si ripetesse ogni giorno… Ecco allora che il miracolo della moltiplicazione dei pani scatena un’esultanza e un consenso che superano il piano della fede: c’è un vortice di gioia e di gloria che rischia di travolgere Gesù. Egli è ricercato solo perché procura pane e pesce gratis. Ed egli, rigenerato dopo il miracolo del silenzio della preghiera, ritorna sì a parlare del segno del pane, ma di un altro pane, del pane che non perisce, il pane che dura per la vita eterna.

Rispondendo a chi chiede continuamente segni miracolosi per credere, propone la pagina biblica della manna nel deserto, una pagina gloriosa dell’esodo. Il popolo ha fame, mormora, chiede al Dio liberatore e potente un segno: ecco la manna, ecco le quaglie. E non una volta sola, ma ogni giorno. Per quarant’anni gli israeliti mangiarono la manna, ci dice il libro dell’Esodo. Gesù vuol dire ai suoi interlocutori: «Quel che io ho fatto una volta e che voi volete ripetuto ogni giorno, è già stato fatto da Dio, non una volta, ma ogni giorno per quarant’anni di fila». Eppure «i vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti» (sono parole di Gesù in questo stesso discorso che ascolteremo domenica prossima). C’è bisogno, dice Gesù, del cibo che non perisce, del pane che dura per la vita eterna. Quello che occorre, ed è ciò che chiede Gesù alla folla che lo segue, non è un salto di quantità – da cinque pani di orzo a pane a volontà per cinquemila persone – ma un salto di qualità: bisogna smetterla di pensare a quei cinque pani d’orzo che si moltiplicano, ed incominciare a pensare a quell’unico pane che, restando uno, nutre per sempre.

La gente che incalza Gesù è disposta a fare qualcosa di concreto pur di comprendere le esigenze di Gesù: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». È una domanda fondamentale, a cui segue una risposta limpida e chiara: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato». L’opera da compiere è la fede, la fiducia in Dio e nel suo progetto di salvezza. La fede non è una risposta, ma una domanda. Non è affatto una macchinetta che distribuisce risposte, ma è una domanda perennemente aperta su Dio, una domanda che confida che la risposta sia Dio stesso e il Pane di vita che egli ha mandato e ha lasciato in mezzo a noi, come segno povero, fragile, ben diverso dalla pentola di carne sempre sul fuoco, dalla bacchetta magica che esaudisce i nostri desideri. Sì, anche la fede è una manna prolungata, stesa ogni mattina sulla nostra giornata che inizia, come un dono di Provvidenza che precede ogni nostra azione, ma che domanda un’accoglienza fiduciosa. Perché il Signore non esaudisce i nostri desideri, ma mantiene sempre le sue promesse! Si racconta che un monaco che viveva nel deserto seppe che in città stava un santo che operava miracoli. Eccitato da questa notizia, decise che voleva andare a vederlo. Un altro monaco di passaggio, sorridendo disse: «Che strane abitudini avete da queste parti: chiamate “santo” chi piega Dio a fare la propria volontà. Da noi invece, chiamiamo “santo” chi piega la propria volontà a quella di Dio». Forse è proprio questa l’opera che Gesù chiedeva alla folla che voleva farne il «panettiere» di fiducia. Gesù, invece, vuole essere lui il Pane in cui riporre noi la nostra fiducia!

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