San Benedetto e la caraffa infranta dell’Europa «senza padre»…

Oggi, 11 luglio, la Chiesa ci invita a festeggiare san Benedetto, patrono d’Europa. Un giorno feriale – e al santo abate sarebbe piaciuto così – che scivolerà via senza magari lasciare traccia. Eppure questo nostro continente che fatica a ritrovare la strada deve molto al monaco di Norcia vissuto quindici secoli fa’. Siamo – con uno sguardo già intriso di Provvidenza – al limitare tra una cristianità che finisce ed un’altra che dovrebbe sbocciare. Ma mentre davanti a noi stanno le macerie dell’una, dell’altra s’intravede solo qualche barlume. Anche agli occhi di Benedetto un mondo doveva sembrare in dissoluzione, senza che un altro apparisse nitido all’orizzonte. Eppure seppe esserne per così dire l’ostetrico. Collaboratore di una nascita.

Fu un «uomo di Dio». E se fu anche grande riformatore della società, lo fu solo perché rimase un semplice uomo di Dio, in una prospettiva religiosa capace di plasmare la storia. L’aratro e il libro scaturirono dalla croce. Prendiamo coscienza che la più grande povertà di oggi è proprio la mancanza di Dio. Forse occorre ripartire caparbiamente da qui, ricostituendo delle cellule umane in cui Dio sia davvero Signore. Forse, da cristiani, occorre che ritorniamo ad essere innamorati più di Dio che di tutti quei surrogati religiosi con cui abbiamo riempito il nostro ateismo pratico. «Ora et labora» è il motto benedettino che attraversa i secoli: preghiera e lavoro come motori della persona e della società. Non due realtà giustapposte, ma una sintesi feconda. Il primato non può che essere della contemplazione, nel  superamento di un’economia fine a se stessa che riempie lo stomaco – ma provoca anche crisi epocali come quella che stiamo vivendo – e desertifica la mente.

Nella vita di san Benedetto contenuta nel secondo libro dei Dialoghi di Gregorio Magno, c’è un episodio che bene si presta ad essere letto in filigrana come una parabola dell’attuale situazione in cui versa il nostro continente. Si racconta che, a seguito della morte dell’abate di un monastero vicino, tutta la  comunità si recò da Benedetto, che viveva da solo in una spelonca nei pressi di Subiaco, pregandolo insistentemente di assumere il governo del monastero. Alla fine egli si lasciò convincere a divenire abate di quei monaci, che, però, si pentirono ben presto «di aver insistito per avere Benedetto come abate, dato che la sua rettitudine era incompatibile con la loro perversità». Tramarono, quindi, di ucciderlo, avvelenando il vino della mensa. Ma il segno di croce tracciato con la mano distesa dall’abate sulla caraffa, la mandò in frantumi «come se l’avesse colpita con una pietra invece che segnata con la croce». Commenta Gregorio: «Non aveva potuto sopportare il segno della vita». Questa nostra Europa assomiglia a quella comunità «senza padre», che ha gradatamente smarrito per strada la sua regola di vita, ispirata agli insegnamenti del Vangelo di Cristo. Così facendo, ha spento anche il lume della ragione. Solo un ancoramento alle proprie origini può salvarla dal lento dissolvimento, eppure cerca di «uccidere» proprio quel messaggio di fede e ragione, che, provvidenzialmente, un altro uomo «Benedetto di nome e per grazia» si è proposto di rilanciare.

Tale progetto di dissolvimento umano – travestito da improbabile battaglia per i diritti – non avrà seguito, anche se le sue trame sembrano oggi vincenti in diverse parti dell’Europa, con l’avallo anche dei parlamenti. La caraffa con il vino avvelenato – che viene subdolamente portata al tavolo della comunità – deve provvidenzialmente passare al vaglio di una mano distesa in gesto benedicente: è la parola di Cristo che continua, nonostante tutto, a benedire l’umanità, a volerne la salvezza per vie spesso sconosciute e insperate. Il veleno dell’anti-ragione e dell’anti-fede non potrà sopportare il segno della vita. La caraffa infranta è un’immagine di speranza. La Croce è, in realtà, forte come l’aratro.

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One thought on “San Benedetto e la caraffa infranta dell’Europa «senza padre»…

  1. già. Mi viene spontaneo pensare che insieme alle nostre preoccupazioni per la “nostra” Europa, potremmo anche trovare un poco di tempo per pregare san Benedetto invocandolo proprio come patrono della sua e nostra EUROPA!
    Grazie

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