Natività di S. Giovanni Battista. Giovanni, il più grande!

La ricorrenza odierna – la nascita di Giovanni Battista – ci offre l’opportunità di approfondire questa figura che fa da cerniera tra l’Antico ed il Nuovo Testamento. Non dimentichiamo che Gesù stesso lo definisce come il più grande tra i nati di donna, quindi il più grande uomo della storia. Eppure la grandezza di Giovanni – come del resto la grandezza di Maria – sta tutta nell’ombra e nel nascondimento in cui egli si pone. La grandezza di Giovanni sta tutta nella consapevolezza di essere un semplice, anche se vigoroso, annunciatore di un Altro. Giovanni è il più grande perché è strumento di Dio, è freccia che indica il Cristo, e, pur di mantenere la sua vita in quest’unica relazione, è disposto a stare nell’ombra. È significativo che la Chiesa ci ricordi la sua nascita proprio quando la natura entra nelle giornate in cui il sole, dopo aver raggiunto il punto più alto nel cielo – il solstizio d’estate – comincia a crescere in luce e calore… diminuendo. E Giovanni Battista è consapevole di questo percorso: lui deve diminuire, perché un Altro cresca. E questo Altro è Gesù, che nasce nell’altro solstizio, quello invernale, quando la luce del sole comincia lentamente a sopravanzare la notte. Giovanni splende come un sole, ma in realtà sta all’ombra del vero Sole, che vincerà le tenebre della notte.

Quando pensiamo ad un profeta, spesso lo identifichiamo di fatto con un indovino: abbiamo l’idea che il profeta sia uno che legge il futuro. Non è così. Il vero profeta – e Giovanni fu il più grande dei profeti – è uno che interpreta faticosamente e coraggiosamente il presente. Potremmo addirittura affermare che Giovanni come indovino ha avuto ben poco successo. La sua predicazione circa il Messia che Dio avrebbe mandato è tutta legata ad immagini forti. Ne ricordiamo una: il Messia verrà con l’ascia pronta a tagliare l’albero che non produce frutto. Ebbene, Gesù verrà, ma l’immagine che egli darà di se stesso è ben diversa: è uno che, invece di abbattere l’albero, lo pota affinché porti più frutto. Giovanni stesso deve modificare la sua idea di Dio a contatto con Gesù, deve come scoprirne la forza che si manifesta, però, nella tenerezza e nel perdono. Deve, intanto, accettare, stupito, l’umiltà di Gesù, che viene a farsi battezzare, mischiato nella truppa dei peccatori di cui è venuto a condividere la condizione umana. Ecco, Giovanni è un vero profeta, perché si arrende a Dio così come egli è nel presente, e accetta di esserne sino in fondo lo strumento. Quando dovrà mandare i suoi discepoli al seguito di Gesù, Giovanni lo indicherà come «l’Agnello di Dio». Non un Dio vendicatore, quindi, ma un Dio vittima. Nessuna ascia, anzi la docile disponibilità a offrire la propria vita come metodo di salvezza dell’umanità. Proprio per questo Giovanni è grande, è il più grande. Perché ha accettato di crescere… diminuendo.

Il racconto evangelico della nascita di Giovanni conferma questa dinamica, a partire dai nomi dei protagonisti che sono sulla scena. Zaccaria («Dio è memore») ed Elisabetta («Dio è perfezione») sembrano due nomi fuori posto, perché Dio si è dimenticato di Zaccaria ed Elisabetta, secondo i canoni della femminilità ebraica, è il contrario della perfezione: è sterile! I due anziani sono osservanti scrupolosi dei comandamenti, eppure non sono premiati da Dio. Zaccaria vive addirittura una situazione paradossale: è un sacerdote e distribuisce la benedizione divina al popolo, ma non l’ha per sé. Ecco, però, che la situazione si ribalta: giunge Gabriele («Dio è forte») e annuncia la nascita di Giovanni («Dio ha avuto misericordia»). Quante volte è così nella storia? Quante volte è così nella nostra vita? Zaccaria fatica a credere, resta muto, incapace di parlare sino a quando accoglie il piano di Dio, la logica di Dio, espressa proprio nella scelta di quel nome: Giovanni, cioè «Dio ha avuto misericordia». E quel Giovanni, figlio di un padre rimasto muto durante la sua gestazione, sarà una voce potente al servizio della Parola. A cominciare dal primo incontro con Gesù, quando Maria fa visita ad Elisabetta: Giovanni ha un sussulto, mentre ancora sta nell’ombra del grembo materno. È l’inizio di una missione, che sarà tutta all’ombra… dell’Onnipotente!

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